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12 Ottobre 2011: Sentiment del mercato

Come indicato la scorsa riunione (cfr. Riunione analisi nr. 112 del 20.09.2011), [La fase di capitolazione sul mercato azionario dell’area euro – iniziata nell’ultima decade di luglio – ha riportato alcuni indici e titoli verso i minimi del marzo 2009. Le rinnovate tensioni sul settore bancario  e sui titoli del debito pubblico dei Paesi periferici, in particolare…


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quelli italiani, hanno fatto rivivere i giorni più tesi della crisi finanziaria seguita al fallimento di Lehman nel settembre 2008. La migliore tenuta del mercato azionario americano (anch’esso fragile, comunque) non è sufficiente a modificare un quadro che rimane di fortissima avversione all’investimento di rischio, come confermato anche dal flight-to-quality verso il Treasury e, soprattutto, il Bund tedesco.]. Nelle ultime settimane gli indici azionari principali hanno toccato un nuovo minimo (il 23.09 in Europa, il 4 ottobre negli Usa), per poi iniziare una fase di forte rimbalzo tecnico, trainato in particolare da ricoperture sul settore bancario e industriale, i più penalizzati durante la fase di sell-off. Il recupero dell’azionario appare per il momento  dovuto più alla chiusura di posizioni speculative al ribasso e a veloci operazioni di  trading che non all’inizio di un’inversione di tendenza al rialzo.

Il mini-rally  delle Borse è stato accompagnato da uno storno della volatilità, da un ripiegamento del Bund, da un restringimento dello spread  tra questo ed i titoli governativi periferici, da un rimbalzo  dell’euro/dollaro dopo avere toccato un nuovo minimo il 4 ottobre. La volatilità, il Bund e gli  spread  con i titoli governativi periferici rimangono tuttavia su livelli storicamente elevati, a conferma di un quadro di fondo ancora molto incerto. Così pure il cambio euro/dollaro, seppur in risalita dai minimi, non è ancora fuoriuscito dalla zona di rischio.

Tra i fattori che hanno contribuito a rasserenare in parte il mercato ci sono state le dichiarazioni franco-tedesche favorevoli ad una ricapitalizzazione del sistema bancario e le dichiarazioni in sostegno alla Grecia che mettono un freno, almeno temporaneo, alle spinte centrifughe che minacciavano di travolgere la tenuta dell’intera area euro. Ciò ha contribuito anche a sostenere l’azionario Usa, che dopo una falsa-rottura dei minimi del 9 agosto il giorno 4 ottobre è rimbalzato riportandosi verso la parte medio-alta del trading-range che ne contiene la dinamica da 2 mesi. Il miglioramento del quadro tecnico dell’ultima settimana non è però sufficiente ad escludere nuovi momenti di difficoltà: i tempi della politica sono notoriamente lunghi, e rischiano di essere “troppo” lunghi in un contesto in cui i mercati finanziari dimostrano un tasso di incertezza così elevato.

È ancora prematuro affermare che i mercati sono tornati a favore degli investimenti “di rischio”: ragion per cui i rimbalzi sembrano più occasioni di alleggerimento delle posizioni che non di nuovi acquisti.

Prestare molta attenzione nel caso gli indici si portassero al di sotto dei minimi toccati il 4 ottobre, perché in tal caso si rischierebbe una discesa “lineare”, molto veloce, un nuovo sell-off analogo a quello iniziato a fine luglio.

Una conferma in tal senso si avrebbe su risalite  del Vix sopra la resistenza critica a 48, del Bund sopra 139,20-140, dello  spread  Btp-Bund sopra 400 punti base, oltre che su ridiscese dell’eur/usd sotto 1,3265.


 

BUND (contratto dicembre 2011, ticker Bloomberg RXZ1, PC 134,45).  
Dai minimi dell’11 aprile a 117,96 il Bund ha invertito tendenza, con un’accelerazione rialzista a partire dall’ultima decade di luglio, in sintonia col il  crash  sull’azionario e la fuga dai titoli sovrani periferici. Le quotazioni si sono spinte fino a toccare un picco a 138,91 il 13.09, marginalmente superato il 23.09 (max 139,19).  
Per le prossime settimane. Dopo l’over-shooting iniziato a fine luglio ed esauritosi a metà settembre è iniziata una fase di consolidamento all’interno dell’intervallo tra 135 e 139,20. Potrebbe trattarsi  di una fase distributiva, che  anticiperebbe quindi uno storno nelle prossime settimane verso 132,50, con estensioni comunque non al di sotto di 130-131. Un segnale in tal senso si avrebbe alla perforazione di 134,50-135 (da confermare), con primo obiettivo 133,90. L’ipotesi correttiva sarebbe negata da una risalita sopra 139,00/20 (poco probabile).

STRATEGIA  esposizione: 100/200, invariata.  Possibili acquisti (100/200)  sui prezzi correnti (area 133,90-134,40).    
 

CAMBI:  EURUSD – USDJPY – EURJPY

EurUsd  (PC 1,3620): dal massimo di periodo del 26.11.2009 a 1,5145 il cambio ha invertito tendenza iniziando un profondo movimento correttivo, con un’accelerazione ribassista dopo la rottura del supporto psicologico a ridosso di 1,3000 all’inizio del mese di maggio 2010. La discesa si è spinta fino a toccare un minimo a 1,1876 l’11 giugno 2010 (-26% rispetto al massimo storico a 1,6038 del 15 luglio 2008). Dai minimi di inizio giugno 2010 è iniziata un’inversione di tendenza che ha riportato il cambio verso la soglia psicologica di resistenza a quota 1,5000 (massimo il 4 maggio 2011 a 1,4940). Negli ultimi mesi il cambio si è mosso lateralmente al di sopra del supporto in area 1,3850-1,4000 ed al di sotto di 1,4580-1,4700. La dinamica degli ultimi 2 anni riflette un tentativo di stabilizzazione del cambio euro/dollaro, sottoposto a due forze contrastanti: da un lato, la debolezza strutturale del dollaro Usa, accentuata dalle politiche monetarie ultra-espansive della Fed (tassi di interesse schiacciati sullo zero e quantitative easing  1 e 2); dall’altro, la fragilità dell’area euro per i crescenti problemi del debito sovrano dei Paesi periferici.  La risultante è una sorta di  impasse, di equilibrio instabile tra le due valute, che rimangono entrambe debolissime nel confronto con le altre divisi principali. A partire da fine agosto, l’acuirsi delle tensioni sul debito sovrano dei Paesi periferici, in particolare dell’Italia, hanno provocato una veloce discesa del cambio da 1,4600 a 1,3146, seguito da un veloce rimbalzo verso 1,3700.   
Per le prossime settimane. L’euro al momento appare molto fragile, specialmente contro dollaro Usa, che è comunque in recupero generalizzato contro tutte le principali divise, ad eccezione dello yen (da fine luglio/inizio agosto: +29% contro franco svizzero; +12% contro dollaro neozelandese; +10% contro dollaro australiano e canadese; +8% contro corona norvegese). Il rischio ribassista diminuirebbe al superamento di 1,3750 ma sarebbe scongiurato del tutto solo su risalite ed assestamenti sopra 1,4000-1,4100 (poco probabile). Rinnovata debolezza su ridiscese sotto 1,3400 e ripresa delle vendite sotto 1,3265 con obiettivo 1,3145 e quindi il supporto critico in  area 1,2850-1,3000, la cui perforazione innescherebbe probabilmente forti vendite contro la divisa unica, determinando l’inizio di un trend ribassista con ampi spazi di discesa. Alla rottura dell’area indicata il primo supporto rilevante è individuabile in area 1,2500/90, sotto cui si scenderebbe verso il supporto chiave costituito dai minimi del giugno 2010 in area 1,1875-1,2000 (ext 1,1640).   

STRATEGIA esposizione: 175/200, incrementata (25/200) a 1,3325 (area 1,3300/50). Possibili acquisti (25/200) su discese in area 1,3075-1,3125.      


 
UsdJpy  (PC 76,65):  da inizio novembre 2010 a metà marzo 2011 il cambio si è mosso lateralmente all’interno dell’intervallo compreso tra 80,22 e 84,51. La perforazione dei minimi a metà marzo, sull’onda della catastrofe naturale che ha colpito il Giappone, ha provocato una discesa in panic selling con un nuovo minimo storico il 17 marzo a 76,25 (sotto il precedente minimo storico dell’aprile 1995 a 79,75). A seguito di un intervento concertato delle principali Banche Centrali il cambio è poi risalito a un massimo a 85,53 il 6 aprile. Sono quindi riprese le vendite, che hanno spinto il cambio a toccare un nuovo minimo il 19 agosto a 76,09, marginalmente al di sotto del minimo del 17 marzo. Negli ultimi 2 mesi il cambio si è mosso lateralmente nell’intervallo tra 76,10 e 77,85.  
Per le prossime settimane.  Il  trend  dominante per il dollaro  rimane orientato al ribasso, ma si nota una perdita di spinta ribassista. Un primo segnale di recupero si avrebbe al di sopra di 78 ma solo il superamento della forte resistenza a 80 (prematuro) darebbe un segnale di stabilizzazione per le settimane a venire. Supporto critico il minimo storico a ridosso di 76, sotto cui si potrebbe scendere verso 74.

STRATEGIA esposizione: 300/200, invariata. Possibili vendite (50/200) su salite in area 79,00/50 e quindi in area 80,25/75.   


EurJpy (PC 104,55): dai minimi del 10 gennaio 2011 a 106,84 è iniziato un forte  rally  – interrotto dallo scivolone post-terremoto in Giappone che ha riportato il cross sui minimi di gennaio (minimo del 17 marzo a 106,81) –  con una salita fino a un massimo a 123,32 l’11 aprile. Il  cross  ha quindi invertito tendenza andando a perforare i precedenti minimi di metà marzo, con un’accelerazione ribassista culminata nel minimo del 4 ottobre a 100,78.  
Per le prossime settimane. Eventuali rimbalzi incontrano una forte resistenza in area 107,50-108: finché le quotazioni stazionano sotto tale resistenza il quadro tecnico rimane molto debole. La perforazione del forte supporto, non solo psicologico, a ridosso di 100, darebbe un ulteriore segnale ribassista, con primo obiettivo 95. Un segnale di stabilizzazione per i mesi a venire si avrebbe solo sopra 110 (improbabile).  

STRATEGIA esposizione: 200/200, invariata. Mantenere.

 


Analisi Montly
a cura di: Ufficio Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella

Autore: Maurizio Milano

Fonte: Ufficio Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella


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