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A ottobre la produzione industriale ancora in calo

Italia. La produzione industriale è calata ancora a sorpresa a ottobre, sia pure in minor misura rispetto a settembre (di -0,1% m/m, dopo il -0,9% precedente). Su base annua, l’output è sceso a -3% (da -2,7% precedente se corretto per i giorni lavorativi e +0,3% grezzo): si tratta di un minimo da oltre un anno…….


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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo


Il dettaglio per raggruppamenti principali di industrie è misto e meno negativo del dato sintetico, in quanto mostra un rimbalzo della produzione (dopo il calo del mese precedente) sia per i beni strumentali (+1,2%) che per i beni di consumo (+0,3%, di cui +1,4% per i durevoli), mentre continuano a contrarsi i beni intermedi (-0,8%) e l’energia (-0,7%).

Anche lo spaccato per settore di attività economica resta misto, ma è in via di deterioramento. Il comparto manifatturiero più colpito da una crisi “strutturale” si conferma quello delle apparecchiature elettriche (-16,5% a/a). Da notare il peggioramento del settore farmaceutico, che due mesi fa faceva segnare un incremento annuo a due cifre e a ottobre registra una diminuzione tendenziale di ben -14,9% a/a. In deterioramento anche la chimica, che a ottobre passa in rosso a -0,2% a/a. Gli unici settori manifatturieri che mostrano una tendenza annua positiva (e in miglioramento nel mese) sono i mezzi di trasporto (+4,3% a/a), l’elettronica (+4,2% a/a) e le altre industrie manifatturiere (+1,6% a/a).

In pratica, l’industria inizia il trimestre con una nota negativa: stimiamo una flessione dell’output di -0,7% t/t negli ultimi tre mesi dell’anno (dopo il -1,1% t/t del trimestre estivo). Ciò è coerente con la nostra stima di un PIL ancora in calo nel trimestre corrente (mentre il consenso si attende una stagnazione).

In sintesi, l’industria, che dovrebbe essere il settore a beneficiare maggiormente dell’indebolimento del cambio e del calo delle quotazioni delle materie prime, non sembra ancora in grado di traghettare il resto dell’economia fuori dalla recessione. Nelle nostre stime, uno shock simultaneo del 10% sulle quotazioni del cambio e del greggio può aggiungere in media nell’anno successivo almeno uno0,5% alla crescita del PIL italiano. Potrebbe essere solo questione di tempo affinché questo impatto si manifesti, ma a tal fine occorre un più marcato miglioramento degli indici di fiducia (il morale delle imprese manifatturiere ha mostrato un rimbalzo solo modesto negli ultimi due mesi).

Fonte : BondWorld.it

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