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AAg : War Bond potrebbero decimare i patrimoni

AAg. Sui bond si sta verificando una situazione molto simile a quella dell’era post bellica. Gli Stati, per finanziare la Seconda Guerra Mondiale, si erano indebitati oltre misura, col risultato di far lievitare il rapporto tra debito e prodotto interno lordo che toccò i massimi storici in quel periodo……..

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Andrea De Gaetano – Analista Senior AAg Wealth Management


Per uscire dall’impasse, le banche centrali mantennero i tassi d’interesse ben al di sotto del livello d’inflazione, con l’obiettivo di alleggerire il peso del debito per gli Stati, diventato insostenibile.

La Bank of England tagliò i tassi al 2% nel 1939 lasciandoli invariati fino al 1951, mentre l’inflazione lievitava, dal 3% del 1939 al 9% dei primi anni ’50, con picchi del 17%.

Il risultato fu una drammatica perdita di potere d’acquisto, dell’ordine del 50%, di chi aveva investito in bond in quel periodo.

Figuriamoci oggi, con rendimenti nominali dei bond già negativi, se l’inflazione dovesse riprendere! 

AAg – In novembre, l’inflazione è balzata all’1% dallo 0.7% di ottobre, oltre le attese, trainata dalle componenti alimentari, alcool e tabacco.

I banchieri centrali, lamentando la scarsa inflazione, il rallentamento economico degli ultimi mesi e le incertezze geopolitiche, stanno tenendo i tassi d’interesse più bassi del dovuto.

Come se ciò non bastasse, FED e BCE hanno da poco ripreso i programmi di acquisti di bond, schiacciando ulteriormente i rendimenti.

Nel frattempo, le aziende, allettate dal basso costo del denaro, hanno fatto scorpacciate di finanziamenti, riempiendosi di debiti.

Record di emissioni tripla B sul mercato, croce e delizia per gli investitori che non sanno più dove trovare rendimento.

AAg – OPERATIVAMENTE E PER CONCLUDERE

Il proliferare delle obbligazioni di basso rating consacra lo status di “safe heaven” dei bond di alto rating che ancora ci sono sul mercato. Il Bund ne è l’emblema.

Gli investitori pagano lo 0.63% all’anno per avere il privilegio di finanziare la Germania sulla scadenza due anni. Lo 0.55% sulla scadenza 5 anni. Lo 0.28% a dieci anni e lo 0.13% a 15 anni. Una vera via crucis.

La correzione dei prezzi iniziata quest’estate, con conseguente aumento dei rendimenti (il decennale rendeva -0.75%), fa quasi sembrare invitanti i rendimenti di oggi.

D’altra parte, un rialzo dei tassi manderebbe a gambe all’aria un sacco di aziende che, già indebitate, non potrebbero permettersi di finanziarsi, tanto più se l’economia e il fatturato rallentano.

Per questo le Banche centrali terranno i tassi bassi più a lungo possibile.

I rendimenti nominali dei bond di qualità potrebbero non discostarsi molto dai livelli attuali, offrendo agli investitori nuove opportunità di trading.

L’agenzia di rating Fitch in un report di settimana scorsa ha scritto che l’Europa è a rischio “giapponificazione”, un ciclo di bassa crescita con spirali di debiti crescenti che potrebbero innescare una serie di downgrade di bond governativi. Grecia, Italia e Portogallo i Paesi più esposti a questo rischio.

I BTP se ne sono già accorti e da settembre a oggi sono scesi di prezzo, con una correzione che sfiora il 15% sulle scadenze lunghissime (2067).

AAg – Opportunità di acquisto si stanno creando, ma non c’è fretta di comprare.

Siamo rimasti più liquidi del solito, in attesa di una correzione che tarda a venire, ma di cui si intravede l’inizio.

La seduta di ieri, chiusa con un calo del 2% sull’azionario europeo, ha riportato in poche ore l’indice Eurostoxx sui livelli di un mese fa.

Farà la stessa cosa l’indice S&P500, che non fa una correzione superiore all’1% tra apertura e chiusura di giornata dal 4 di ottobre?

Attenzione alla bassissima volatilità sul cambio Euro/Dollaro USA.

L’euro potrebbe svegliarsi di colpo.

Buona settimana a tutti,

Fonte: BondWorld.it

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