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Aberdeen SI : Giappone: Suga nuovo Primo Ministro, pochi cambiamenti

Aberdeen SI. “Essendo stato profondamente coinvolto nell’attuazione dell’Abenomics, Suga si è impegnato a concentrarsi sulle riforme strutturali e sulla deregolamentazione con pochi segnali di una rinnovata attenzione all’inflazione.


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Commento di Sree Kochugovindan, Senior Research Economist di Aberdeen Standard Investments


I cambiamenti politici, tuttavia, dovrebbero essere incrementali e circoscritti, soprattutto in un contesto di rischio di elezioni rapide nel corso del prossimo anno. Il rapporto con la BoJ potrebbe evolvere nel tempo, dato che Suga in passato ha avuto più voce in capitolo rispetto al Premier Abe su questioni monetarie come la stabilità della valuta. Tuttavia, i recenti commenti di Suga rafforzano la nostra opinione che l’obiettivo del 2% di inflazione sia più un simbolo di delusione politica che una guida realistica per gli investitori”.

Come ampiamente previsto, Yoshihide Suga è stato eletto leader del PLD da una maggioranza schiacciante ed è stato nominato Primo Ministro giapponese.

Nonostante anni di allentamento monetario quantitativo e qualitativo, di controllo della curva dei rendimenti e di tassi di interesse negativi che si estendono oltre la parte decennale della curva, la BoJ non è riuscita ad aumentare l’inflazione anche prima di questa crisi.

I segnali politici finora rimangono deboli, ma suggeriscono che il Primo Ministro si concentrerà inizialmente sulle sfide immediate dello shock COVID 19, sul contenimento del virus e sulla riapertura sicura dell’attività sociale ed economica. Tuttavia, non è chiaro se la lotta al COVID guiderà il cambiamento allo stesso modo dello tsunami che aveva portato Abe al potere.

Un vaccino (non cinese, non russo) aiuterebbe a riportare il Giappone sul mercato nel 2021, ma lo shock economico potrebbe anche smorzare lo slancio riformatore.

Pochi cambiamenti nel rapporto con la BoJ

Suga ha espresso il proprio impegno ad andare avanti con l’Abenomics e continuerà con gli stimoli fiscali, chiedendo al contempo un maggiore impegno della BoJ nel fornire un maggiore allentamento per proteggere l’occupazione. Sembra esserci un po’ di tensione su questo fronte in quanto i verbali della BoJ suggeriscono che i membri del consiglio direttivo sono preoccupati per l’impatto del COVID sulla stabilità finanziaria e per il potenziale rallentamento dei profitti bancari se i tassi dovessero scendere ulteriormente in territorio negativo.

Secondo Suga, i tassi negativi non possono essere imputati come causa del deterioramento dei profitti bancari e, per questo, è desideroso di consolidare le banche regionali al fine di aumentare i rendimenti e sostenere le economie locali.

Suga ha sottolineato l’importanza di uno stretto rapporto con la banca centrale sotto la sua guida, che potrebbe evolvere ulteriormente nel tempo. Mentre il Premier Abe raramente ha spinto la BoJ su misure politiche specifiche, precedenti articoli giornaistici suggeriscono che Suga abbia fatto pressione sulla BoJ per contribuire ad arginare l’apprezzamento dello yen, un potenziale cambiamento che vale la pena monitorare.

Gli investitori dovrebbero anche essere consapevoli del potenziale di cambiamenti futuri nel quadro politico della BoJ. Nei dibattiti televisivi, Suga ha dichiarato apertamente che la BoJ non dovrebbe affrettarsi a raggiungere l’obiettivo del 2% di inflazione, ma che dovrebbe riesaminare il quadro politico nel lungo periodo per adattarsi ai cambiamenti strutturali del Giappone.

I dettagli dei potenziali cambiamenti non sono stati discussi, ma questo serve a ricordare che la BoJ non era sulla buona strada per raggiungere i suoi obiettivi di inflazione anche prima dell’emergenza sanitaria. Ciò è dovuto in parte al fatto che negli ultimi anni la politica non ha più reagito in modo adeguato a un’inflazione inferiore al previsto, ma anche alla riluttanza del governo a utilizzare tutta la propria leva in ambito fiscale al di fuori delle crisi.

I commenti di Suga rafforzano la nostra opinione che questo probabilmente continuerà, con l’obiettivo del 2% che resta più un simbolo dei loro fallimenti che delle loro ambizioni realistiche o una guida a ciò che gli investitori dovrebbero aspettarsi.

Un forte desiderio di affrontare riforme strutturali a lungo termine, ma una finestra elettorale ristretta

Suga è stato fortemente coinvolto in una serie di politiche strutturali, come la promozione del turismo estero, l’espansione dei lavoratori stranieri, l’aumento del salario minimo e la promozione delle esportazioni agricole. Oltre a queste, l’agenda a più lungo termine comprenderà probabilmente la promozione della digitalizzazione attraverso la creazione di una nuova agenzia governativa, l’enfasi sulla promozione della crescita regionale e misure volte ad aumentare la produttività delle piccole imprese.

Suga si è espresso sulla necessità di una maggiore concorrenza tra gli operatori di telefonia mobile e ha manifestato una forte volontà di facilitare la riorganizzazione delle banche regionali attraverso fusioni e la creazione di una “Agenzia Digitale” per aiutare la digitalizzazione delle procedure amministrative.

È stato inoltre notato come sia favorevole a forti aumenti del salario minimo, ritenendo che ciò eliminerebbe posti di lavoro improduttivi. Il nuovo salario minimo, che entrerà in vigore a ottobre, è stato aumentato solo dello 0,1%, il più basso aumento annuale degli ultimi 16 anni. In futuro, ci potrebbe essere il potenziale Suga di spingere per un ritmo più veloce gli aumenti del salario minimo una volta che il mercato del lavoro si sarà stabilizzato.

Suga, inoltre, ha dichiarato in recenti interviste che l’abbassamento dell’imposta sui consumi “non è un’opzione” per il prossimo futuro. Tuttavia, almeno nel breve termine sono stati esclusi ulteriori aumenti delle imposte.

Per quanto riguarda la politica estera, Suga è stato interrogato sulla sua mancanza di esperienza diretta nella diplomazia internazionale, ma ha fatto riferimento al mantenimento dei rapporti con i Paesi vicini, in particolare con la Cina, nonché al mantenimento dell’alleanza con gli Stati Uniti come “pietra angolare” della politica estera.

Fonte: BONDWorld.it

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