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AcomeA : BCE: Tutti uniti, per ora. Durerà?

AcomeA: Tassi invariati, ma una riduzione degli acquisti netti del PEPP. In linea con le attese del mercato, la BCE ha deciso di lasciare i tassi invariati e di annunciare una riduzione degli acquisti netti nel PEPP.


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A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR


Nello specifico, la BCE ha annunciato un ritmo “moderatamente inferiore” rispetto ai due trimestri precedenti.

Come è facile intuire, il fatto che la BCE decida di ridurre il ritmo degli acquisti prima che lo faccia la Fed può lasciare perplessi. Dopotutto l’economia US è chiaramente più avanti di quella dell’eurozona sia dal punto di vista della crescita che dell’inflazione. Per questo la Lagarde è stata molto decisa nella conferenza stampa nel negare che si tratti di tapering. Piuttosto, dice la Lagarde, si tratta di ricalibrare gli acquisti alla luce del quadro macroeconomico, che è migliorato.

Può sembrare una questione semantica, ma non lo è. Il tapering è un processo lineare, prevedibile e (quasi) automatico. Quello che fa oggi la BCE è annunciare una riduzione temporanea del ritmo di acquisti che (in teoria almeno) lascia aperta la porta a una nuova accelerazione nel primo trimestre del 2022 se ve ne fosse bisogno. È ben diverso.

Crescita e inflazione riviste al rialzo. Le nuove previsioni vedono la crescita del PIL al 5% nel 2021, 4,6% nel 2022 e 2,1% nel 2023 (in precedenza: 4,6%, 4,7%, 2,1%), in miglioramento rispetto a giugno. Anche l’inflazione viene rivista al rialzo, ma rimane al di sotto del target. Le nuove previsioni sono 2,2% nel 2021, 1,7% nel 2022 e 1,5% nel 2023 (in precedenza: 1,9%, 1,5%, 1,4%). Per l’inflazione di tipo core, la BCE nota alcuni miglioramenti e ora si aspetta 1,3% nel 2021, 1,4% nel 2022 e 1,5% nel 2023 (in precedenza: 1,1%, 1,3%, 1,4%).

Il PIL torna ai livelli pre-pandemici, ma non al trend pre-pandemico. La BCE sposa chiaramente la linea di coloro che vedono questa risalita dell’inflazione come un fenomeno temporaneo, anche se non nega i rischi al rialzo. Le nuove previsioni implicano che il PIL dell’eurozona dovrebbe tornare al livello pre-pandemico entro fine anno, ma chiaramente rimarrebbe sotto il trend pre-pandemico. In altre parole, l’economia europea continua a operare sotto il suo potenziale. Questo spiega in parte come mai – nonostante un’espansione di liquidità senza precedenti – la BCE continui a vedere l’inflazione di tipo core ben al di sotto dell’obiettivo del 2% nel medio periodo, pur se in miglioramento.

Quanto durerà questo consenso all’interno del Consiglio? Occhi puntati su dicembre. La decisione di ridurre il ritmo di acquisti è stata unanime, dice la Lagarde. Questo è assolutamente ragionevole alla luce sia dei commenti recenti che delle nuove previsioni macro della BCE. In un certo senso, il meeting di oggi è servito a chiarire quanto sarà importante quello di dicembre. In quel meeting la BCE pubblicherà le nuove previsioni macro (che includeranno il 2024), annuncerà se il PEPP terminerà come da previsioni a marzo 2022 ed eventualmente indicherà come verrà rimpiazzato (forse da un nuovo APP). Vista l’elevata posta in palio, sarà presumibilmente più complicato trovare unità di intenti tra le varie anime della BCE.

Fonte: BONDWorld.it

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