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Alla ricerca di valore nei mercati emergenti

I mercati emergenti hanno registrato un andamento volatile da inizio anno. Pur continuando a ritenere che le valutazioni rimangano interessanti, di seguito passiamo in rassegna tre temi chiave valutando le ripercussioni che potrebbero avere sul resto dei mercati emergenti…..

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A cura di Kirstie Spence, Gestore di portafoglio – Reddito fisso di Capital Group


  1. Tensioni commerciali

Le tensioni commerciali globali stanno aumentando, con un susseguirsi di dazi di ritorsione tra Stati Uniti e alcuni altri paesi in tutto il mondo, tra cui Unione Europea e Canada nonché mercati emergenti di importanza chiave come Russia, Messico, Turchia e Cina.

Quest’ultima, in particolare, ha rappresentato una fonte di preoccupazione, date le dimensioni della sua economia e la dipendenza dalla domanda cinese che interessa molti mercati emergenti.

Gli effetti diretti dovrebbero essere di modesta entità in settori diversi da quelli che sono stati presi di mira dagli Stati Uniti, ivi compresi il comparto cinese dell’elettronica e dei computer.

Tuttavia, la crescita degli scambi commerciali globali si è dimostrata un fattore trainante essenziale per l’attività economica dei paesi emergenti, pertanto una contrazione del commercio mondiale e un deterioramento del sentiment di mercato potrebbero essere deleteri per l’universo ME in generale.

  1. Rafforzamento del dollaro e aumento dei tassi USA

Azioni e obbligazioni dei mercati emergenti sono entrambe asset class di tipo growth, e in passato la combinazione tra rialzo dei tassi d’interesse negli Stati Uniti e rafforzamento del dollaro USA ha generalmente penalizzato la crescita globale.

Detto questo, vi sono ragioni per credere che tale effetto possa risultare meno incisivo nel ciclo attuale.

Storicamente, il rafforzamento del dollaro ha danneggiato i mercati emergenti.

Oggi, tuttavia, le valute dei ME sono prevalentemente soggette a un regime di cambi flessibili, pertanto molti paesi emergenti hanno ridotto il proprio deficit delle partite correnti e iniziato ad aumentare le emissioni di debito in valuta locale (anche se quello corporate resta denominato prevalentemente in dollari).

Alcuni paesi rimangono tuttora più vulnerabili a un rafforzamento del dollaro e al rialzo dei tassi USA, ad esempio quelli che hanno ancora un elevato fabbisogno di finanziamenti all’estero in dollari, come la Turchia.

Si è infine verificata una serie di circostanze specifiche in singoli mercati emergenti, fra cui Turchia, Brasile e Argentina.

  1. Circostanze a livello locale

Turchia: la lira turca ha perso il 40% del suo valore contro il dollaro da inizio anno e gran parte dell’arretramento è avvenuto in agosto, dopo l’annuncio di sanzioni comminate dagli Stati Uniti alla Turchia.

Anche i mercati azionari e obbligazionari del paese ne hanno risentito.

Malgrado le sanzioni possano avere esacerbato la correzione, i fondamentali erano già traballanti e la retorica politica stava assumendo toni sempre più accesi in un contesto regionale di per sé difficile, dove gli equilibri interni ed esterni sono in deterioramento e la credibilità politica è ormai carente dopo le elezioni tenutesi a fine giugno.

Ci auguriamo che da ultimo prevarranno decisioni costruttive. Ma resta da vedere quanto ci vorrà.

Brasile: malgrado il Brasile si trovi in una posizione meno vulnerabile rispetto ad alcuni anni fa (dopo una recessione durata due anni), la situazione fiscale resta debole.

Le elezioni presidenziali e legislative previste a ottobre 2018 saranno probabilmente una fonte importante di incertezza economica e rischio di mercato.

Argentina: gli investitori hanno perso fiducia nei confronti dell’Argentina ad aprile, innescando una forte svalutazione della divisa nazionale e una contrazione delle riserve della banca centrale.

Per quanto il governo sia stato celere nell’intervenire con significativi rialzi dei tassi di riferimento e la rapida negoziazione di un accordo triennale per USD 50 miliardi con il Fondo Monetario Internazionale, il paese deve affrontare sfide notevoli.

È necessario che il deficit fiscale diminuisca e la politica monetaria deve rimanere restrittiva per limitare le ricadute della svalutazione valutaria.

Alla ricerca di valore nei mercati emergenti

Azioni

Le azioni dei ME accusano una flessione del 10% circa da inizio anno, aumentando così la propria attrattiva rispetto ai mercati sviluppati in riferimento a numerosi parametri, fra cui il rapporto prezzo/utili a 12 mesi previsto.

Le azioni dei mercati emergenti vengono scambiate a sconto rispetto alle controparti nei paesi sviluppati, nonostante abbiano un profilo di crescita interessante.

Nello specifico, riteniamo che le valutazioni attuali e la forte espansione degli utili suggeriscano la presenza di alcune opportunità nel settore dei materiali e in quello sanitario.

Obbligazioni

Le valutazioni del debito emergente sono divenute più interessanti dopo le recenti oscillazioni di mercato, tuttavia rimaniamo cauti riguardo al futuro andamento dei rendimenti degli asset nei mercati emergenti e continueremo a concentrarci sui fondamentali.

Riteniamo che la situazione attuale debba essere interpretata come un adeguamento delle valutazioni, più evidente su mercati particolarmente idiosincratici, piuttosto che come una crisi generalizzata.

In particolare, offre valore il debito in valuta locale; tuttavia, dato l’aumento delle pressioni inflazionistiche, è probabile che i cicli di allentamento avranno vita breve e che, pertanto, i guadagni giungeranno prevalentemente dal carry (pagamenti degli interessi) anziché da un rally delle obbligazioni.

Anche le obbligazioni indicizzate all’inflazione appaiono interessanti, essendo previsto un incremento di questo parametro.

Valute

I differenziali in termini di inflazione tra mercati emergenti e sviluppati sono coerenti con la solidità dei tassi di cambio nominali nei ME, mentre il deficit di finanziamento della bilancia dei pagamenti in questi paesi è di recente diminuito.

Da ciò si evince che i tassi di cambio nei mercati emergenti potrebbero avere margine di ulteriore apprezzamento a più lungo termine, una volta che l’attuale fase volatile tenderà a scemare.

Il real brasiliano e il peso messicano sembrano particolarmente sottovalutati in termini fondamentali.

Fonte: BONDWorld.it

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