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Amundi: Banche Centrali e la cornucopia

Amundi: Banche Centrali e la cornucopia. La cornucopia, o corno dell’abbondanza, è simbolo di fertilità. Raffigurato sempre colmo e traboccante di frutta e fiori, nell’antichità classica accompagnava dei e dee dispensatori di beni della terra……


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a cura di Stefano Castoldi, Direzione Investimenti Amundi SGR


E se pensiamo alla scorsa settimana, in cui la BCE e la FED sono riuscite a stupire mercati già parecchio ottimisti sulle prossime mosse di politica monetaria, non possiamo fare a meno di sorridere immaginando Mario Draghi e Jerome Powell con una cornucopia in mano, traboccante di liquidità.

Martedì scorso Mario Draghi ha detto che l’inflazione è ancora lontana dal livello desiderato e che, in assenza di miglioramenti del quadro, servirà ulteriore stimolo monetario sotto forma di ulteriori tagli di tassi o di un nuovo programma di acquisto di titoli obbligazionari.

Il giorno seguente anche la FED è riuscita a sorprendere i mercati. Ha dipinto un quadro di crescita non più “solido” ma “moderato”, di inflazione ancora sotto l’obiettivo e di maggiore incertezza sulle prospettive.

Ha anche eliminato il riferimento alla “pazienza” nel descrivere il proprio atteggiamento sulle prossime mosse.

Monitorerà attentamente la situazione ed agirà in maniera appropriata per supportare l’espansione.

Galvanizzati da questa inaspettata abbondanza, i mercati non potevano che festeggiare.

La prospettiva di nuovi stimoli monetari ha determinato un ulteriore collasso dei rendimenti obbligazionari che sulla scadenza a 10 anni hanno fatto segnare i minimi storici in Germania, Francia, Olanda, Austria, Belgio, Spagna, Portogallo, Irlanda.

I titoli di Stato italiani sono stati i principali destinatari degli acquisti, nonostante il rischio ancora attuale che la Commissione Europea avvii una procedura di infrazione per eccesso di deficit nei confronti del nostro paese.

Il rendimento dei BTP a 10 anni è sceso in settimana al 2.15% e lo spread sulla Germania ha chiuso a 244 punti base.

In rialzo anche gli indici dei paesi emergenti e dei titoli corporate. Il rendimento dei titoli di Stato americani a 10 anni ha toccato il livello più basso dal 2016.

I listini azionari non sono stati da meno, anche perché nel frattempo è arrivata la buona notizia che il Presidente Trump ed il Presidente Xi si sono accordati per un incontro in Giappone, in occasione del G20 del prossimo 28 giugno.

Gli indici cinesi sono stati i principali beneficiari della prospettiva di un disgelo nelle relazioni commerciali con gli USA, con l’indice CSI300 che ha chiuso la settimana in rialzo del 4.9%.

L’S&P500 ha toccato i massimi storici e chiude a +2.2%. Il Nasdaq è salito del 3.3%, l’EStoxx50 del 2.6%, il FTSEMIB del 3.8%.

Leggermente in ritardo il Giappone, con il Nikkei a +0.7%, zavorrato dal rafforzamento dello Yen.

Tassi in calo e ulteriori stimoli monetari hanno indebolito il Dollaro – che è sceso dell’1.4% rispetto ad un paniere delle principali valute – ed hanno messo le ali all’oro, che ha toccato i 1400 Dollari all’oncia per la prima volta dal 2013.

In forte rialzo anche il prezzo del petrolio, con il Brent a 65 dollari, +5.1% in settimana.

Giovedì l’Iran ha abbattuto un drone americano ed il Presidente Trump ha immediatamente ordinato una rappresaglia militare, poi bloccata all’ultimo minuto.

Questo episodio è solo l’ultimo di una serie di incidenti avvenuti in prossimità dello stretto di Hormuz.

In questo braccio di mare che divide la Penisola arabica dalle coste dell’Iran transita un quinto della produzione mondiale di petrolio.

L’intensificarsi delle tensioni tra Stati Uniti ed Iran è fonte di gravi rischi da un punto di vista economico, politico, ma soprattutto militare.

Va quindi monitorato con grande attenzione, anche se per il momento gli investitori non sembrano preoccuparsene.

In conclusione, conosciamo bene i potentissimi effetti che politiche monetarie inaspettatamente espansive possono avere sui mercati.

Non dobbiamo tuttavia lasciarci trasportare dall’entusiasmo ma continuare ad investire assumendo rischi moderati.

Il quadro macroeconomico è incerto, rimangono i rischi geopolitici e non è detto che nei prossimi mesi le Banche Centrali attueranno tutte le mosse che i mercati oggi si aspettano.

Godiamoci quindi l’abbondanza della cornucopia, ma stiamo attenti a non fare indigestione.

AZIONI

I mercati rimarranno volatili e saranno influenzati da qualsiasi notizia che proverrà da vertice dei G20.

I mercati azionari sono ancora più ottimisti di quelli obbligazionari, ma i rischi sono asimmetrici.

Noi preferiamo un posizionamento neutro.

Per quanto riguarda i mercati emergenti, continuiamo a ritenere interessanti sia la Cina, sia alcuni mercati interni in Asia.

Si prevede che la Cina accelererà le misure di stimolo fiscale e monetario con potenziali effetti benefici per l’intera regione.

OBBLIGAZIONI GOVERNATIVE

Visto che il confitto commerciale non trova una soluzione e visti i dati deludenti sull’economia mondiale e sull’inflazione, i mercati obbligazionari stanno prevedendo diversi tagli dei tassi da parte della Fed e della BCE nei prossimi mesi.

La BCE dovrebbe chiarire le proprie intenzioni e la sua forward guidance in occasione della prossima riunione del comitato di politica monetaria.

OBBLIGAZIONI CORPORATE

La BCE ha sorpreso i mercati con i suoi toni concilianti alcuni giorni dopo la sua ultima riunione.

I tassi nuovamente negativi della maggior parte del debito denominato in euro incentiveranno ancora di più la caccia al rendimento attraverso prodotti a spread, supportando i segmenti delle obbligazioni societarie IG e HY nella zona Euro.

Nel frattempo, la Fed si è riallineata con le aspettative del mercato riguardo un taglio dei tassi, sostenendo anche le prospettive sul credito USA.

TASSI di CAMBIO

I principali driver della settimana sono stati la Banca centrale europea e la Federal Reserve.

Il presidente della BCE ha segnalato che potrebbe essere impressa una svolta ulteriormente accomodante alla politica monetaria per via delle modestissime aspettative d’inflazione.

Durante la sua ultima riunione, la Fed ha rivisto al ribasso le previsioni sui tassi di riferimento, convergendo verso le attese del mercato che sta scontando quattro tagli nei prossimi 12 mesi.

MATERIE PRIME

Dopo le riunioni e le dichiarazioni delle banche centrali, le condizioni di finanziamento sono diventate più accomodanti e favorevoli alle materie prime.

Tuttavia, le questioni geopolitiche (Medio Oriente, dispute commerciali tra USA e Cina e decisioni OPEC) e i rischi sui singoli Paesi continuano a rappresentare un problema e accentuano la volatilità.

Il quadro economico è discreto, ma i prossimi dati economici forniranno un trend più chiaro dei metalli di base.

Il tono accomodante delle banche centrali sosterrà in futuro l’oro e il quadro generale appare favorevole.

ZONA EURO

Leggero miglioramento del clima di fiducia delle imprese.

La stima flash dell’indice PMI composito della zona Euro è sorprendendemente migliorata a giugno attestandosi a 52,1 (rispetto alla stima di un valore invariato di 51,8) Il miglioramento è stato di lieve entità nel settore manifatturiero (47,8 contro il 47,7 di maggio) e più pronunciato nei servizi 53,4 contro il 52,9).

L’indice PMI composito tedesco è rimasto stabile a 52,6 mentre quello francese è salito da 51,2 a 52,9.

Questi dati rappresentano una buona notizia, tuttavia, dopo la buona ripresa della crescita del PIL nella zona Euro nel primo trimestre (+0,4%), la crescita dovrebbe comunque essere più debole nel Q2.

Gli indicatori sull’industria rimangono molto negativi dopo i numerosi shock degli ultimi trimestri, ma la ripresa del PMI manifatturiero tedesco (a 45,4 rispetto al 44,3 di maggio) rappresenta un segnale incoraggiante.

MERCATI EMERGENTI

È stato pubblicato il PIL dell’Argentina per il Q1 2019 che evidenzia una flessione dello 0,2% su base trimestrale e del 5,8% su base annua, un dato leggermente più basso rispetto alle aspettative di mercato che stimavano una flessione del 5,7%.

Il contributo delle esportazioni nette è stato fortemente positivo grazie alle esportazioni elevate e alle importazioni deboli. Il contributo meno brillante alla crescita trimestrale è giunto dagli investimenti in capitali fissi.

L’Argentina è ancora in fase recessiva, anche se la situazione è in miglioramento rispetto alla fine del 2018.

Le spese per gli investimenti evidenziano però una forte contrazione.

Ci aspettiamo una ripresa graduale, ma i rischi sono di natura ribassista per via della presenza, a livello internazionale, di una dinamica sfavorevole del commercio mondiale e, sul fronte domestico, di obiettivi fiscali sfidanti e di un mutamento del panorama politico.

STATI UNITI

A maggio le vendite al dettaglio sono state migliori del previsto.

Anche le vendite al dettaglio meno volatili hanno sorpreso positivamente e, dato interessante, le revisioni dei mesi precedenti si sono rivelate decisamente positive.

Le vendite al dettaglio di maggio indicano che le spese per i consumi sono rimaste solide nel Q2.

Questo aumento delle vendite riguarda le automobili (+0,7% mensili), la benzina (+0,3%) e per l’appunto le vendite al dettaglio.

Fonte: BONDWorld.it

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