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Analisi Weekly Fixed Income: Paesi e Emittenti

Portogallo: il governo portoghese ha presentato la scorsa settimana il progetto di bilancio per il 2010. In questo contesto ha anche rivisto al rialzo il deficit di bilancio 2009 che è stato stimato al 9.3% (con un rapporto debito/PIL atteso al 76.6%), una misura estremamente alta ma decisamente più bassa di quello raggiunto da Irlanda, Grecia e Spagna. L’obbiettivo dell’esecutivo per il 2010 è una politica fiscale restrittiva per circa l’1,2% del PIL dopo un’ espansione del 5% nel corso del 2009.

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Portogallo: il governo portoghese ha presentato la scorsa settimana il progetto di bilancio per il 2010. In questo contesto ha anche rivisto al rialzo il deficit di bilancio 2009 che è stato stimato al 9.3% (con un rapporto debito/PIL atteso al 76.6%), una misura estremamente alta ma decisamente più bassa di quello raggiunto da Irlanda, Grecia e Spagna. L’obbiettivo dell’esecutivo per il 2010 è una politica fiscale restrittiva per circa l’1,2% del PIL dopo un’ espansione del 5% nel corso del 2009. Va ricordato come il paese abbia già effettuato una manovra simile nel corso del triennio 2005-2008, con una riduzione del deficit da -3.0% a +0.3%. L’agenzia di rating Moodys ha commentato mettendo in luce come l’enfasi del nuovo budget sia soprattutto volta al contenimento dei costi, sottolineando come il paese goda di un buon track record nell’implementazione di manovre di questo tipo.

Gli analisti hanno però sottolineato ulteriori due punti sui quali i regulators portoghesi dovranno lavorare: una gestione il più trasparente possibile del debito ed il rilancio delle esportazioni e della competitività dell’industria domestica.

Spagna: questa settimana sono stati pubblicati i dati relativi alla disoccupazione spagnola che si è attestata al 18,83% (il doppio della media Ue) nel quarto trimestre 2009, con oltre un milione di senza lavoro in più rispetto all’anno precedente. Sempre questa settimana l’UE ha approvato il piano di ricapitalizzazione delle Banche domestiche per complessi 99 mld di euro. Il piano, limitato nelle tempistiche e negli obbiettivi, prevede il rimborso dei fondi erogati a tassi in linea con il mercato. La struttura sarà simile a quella del modello francese con un fondo con un capitale iniziale di 9 mld di euro e la possibilità di assumere nuovo debito garantito dallo stato per complessivi 90 mld di euro.

A completare la densa settimana spagnola è stata la presentazione del Budget di bilancio per il 2010, con un timing che fa supporre la necessità di dare un segnale forte ad un mercato ancora con il fiato sospeso per ciò che concerne la questione greca. I tagli al bilancio saranno nell’ordine dei 50 mld di euro in tre anni (circa il 5% del PIL) ai quali verrà affiancata nel corso dell’anno una proposta per una riforma del sistema pensionistico. Il deficit  di bilancio per il 2009 è stato stimato nell’ordine del 11.2% mentre la stima relativa al rapporto debito PIL è stimato attorno al 58%.

Giappone: L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha tagliato il rating AA del Giappone da stabile a negativo. La rating action riflette le preoccupazioni dell’agenzia in relazione alla progressiva riduzione della flessibilità in termini di politiche economiche a disposizione del governo con un debito tra i più elevati tra quelli dei paesi sovrani. Inoltre le politiche del partito democratico giapponese (da poco al governo) puntano ad un rallentamento del consolidamento fiscale. La conferma del rating deriva prevalentemente dalla forte posizione in termini di investimenti netti esteri, nonostante un rapporto debito/pil al 115% destinato a stabilizzarsi nei prossimi anni. Un effettivo taglio del rating è subordinato all’ulteriore deterioramento delle letture macro o ad un nuovo shock nel settore degli intermediari finanziari.

India: la banca centrale indiana ha aumentato il coefficiente di riserva delle banche dal 5 al 5.75%. La mossa (a tutti gli effetti un tightening di politica monetaria) è stata di misura più ampia rispetto a quanto atteso dagli analisti e rappresenta il passo più importante fatto dal paese verso una normalizzazione dei tassi di interesse. Si tratta di una mossa intrapresa già nel corso del mese di gennaio dalla banca centrale cinese e che è diretta conseguenza delle attese per una crescita più sostenuta dell’economia indiana. Le aspettative in termini di inflazione sono state infatti rialzate (per il primo trimestre 2010) dal 6.5% al 8.5%, anche alla luce del dato di dicembre relativo all’inflazione all’ingrosso che si è attestato al 5.2% nel mese di dicembre sulla base di un potenziale ritorno dell’inflazione da domanda sulle commodities agricole. Il rating BBB+ è’ stato inoltre confermato dall’agenzia di rating Fitch.

Argentina: la scorsa settimana il governo argentino ha dato mandato a Credit Suisse di organizzare una serie di meeting con i maggiori investitori obbligazionari. Successivamente si ha avuto notizia delle dimissioni del presidente della banca centrale Martin Redrado, che aveva fallito il suo compito di porre le basi per la ristrutturazione di 20 mld di USD in debito in default e nella gestione di 6.6 mld di USD in reserve per il rimborso del debito in scadenza quest’anno.

Nonostante gli analisti internazionali guardino alle dimissioni di Redrado come ad un evento positivo per gli spread sul debito Argentino, temiamo l’argentina non abbia esattamente colto il timing giusto per un roadshow, soprattutto in Europa…


Banche Austriache: il regulator austriaco, ha annunciato nel corso di una riunione questa settimana di attendersi un ondata di forti write-off su settore bancario, nell’ordine dei 10 mld di euro con un default rate all’8% sui portafogli austriaci e al 16% in Est Europa. Al momento attuale Erste Bank Group AG e Raiffeisen International Holding AG sembrerebbero ancora sottocapitalizzate, ma il governo non avrebbe al vaglio ulteriori fusioni “forzate” e lavora nell’assunzione che la quarta banca del paese, Oesterreichische Volksbanken AG, possa trovare un partner finanziario. L’Austria avrebbe allo studio una tassa sugli istituti che hanno avuto accesso ai 100 mld di euro messi a disposizione del sistema nel corso della crisi.

BBVA: il secondo più grande player spagnolo ha annunciato i risultati relativi al quarto trimestre dell’anno con una contrazione dei profitti pari al 94% a causa dell’annullamento dell’avviamento sulle controllate statunitensi. L’utile netto è pari a 31 mld di euro, inferiore alle attese degli analisti, ed ha subito inoltre l’aumento degli accantonamenti a fronte di crediti deteriorati nei portafogli spagnoli per complessivi 200 mln di euro. La riserva si porta così a complessivi 475 mln di euro, con un rapporto di copertura che è salito al 32% delle esposizione deteriorate (con un 57% di copertura delle esposizioni deteriorate a livello globale). Il problema che sembra apparire dai recenti dati sembrerebbe puntare ad una errata valutazione del collateral sui portafogli immobiliari (sopravvalutazione degli immobili) che si autoalimenta con l’effettivo verificarsi degli eventi di default. Il gruppo ha inoltre annunciato di aver effettuato una riclassificazione estremamente prudenziale del proprio portafoglio crediti, riclassificando parte del proprio portafoglio da dubbio a deteriorato. Questo ha portato il rapporto tra crediti “non performing” e crediti totali a 4,3%

Toyota: questa settimana Toyota ha annunciato un nuovo richiamo per 2,3 milioni di auto vendute negli Usa per possibili problemi al pedale dell’acceleratore. L’intervento si aggiunge al precedente, di fine novembre, resosi necessario perché il pedale dell’acceleratore poteva restare incastrato nel tappetino, col rischio di perdere il controllo della vettura. La nuova verifica è stata decisa perché Toyota ha rilevato che in certi casi il pedale acceleratore s’impunta a causa dell’usura del meccanismo, anche in assenza del tappetino. Più avanti nel corso della settimana il programma di richiamo ha assunto una scala globale che ha coinvolto 4,3 mln di veicoli (1,8 mln in Europa), spingendo la Toyota ad un reengeneiring del pezzo difettoso che la cui spedizione (per la sostituzione sulle singole vetture) inizierà la prossima settimana. Il costo dell’operazione potrebbe raggiungere gli 1,1 mld di USD, senza contare le potenziali cause dovute ai 2.262 incidenti dovuti ad improvvise accelerazioni che hanno coinvolto i modelli Toyota a partire dal 1999.
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