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AWFI: La situazione sul perimetro greco è sempre più confusa

La BIS ha pubblicato le raccomandazioni sulle banche “too big too fail”, un rapporto che segue un paper di raccomandazioni pubblicato lo scorso settembre. Nonostante non vi siano sostanziali novità rileviamo come gran parte delle raccomandazioni proposte siano….

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Michele Romano – Abax Bank – Fixed Income Area & OFP


estremamente simili a quelle contenute nella proposta di riforma del settore finanziario presentata la scorsa settimana al senato statunitense e “ripescata” dal presidente Obama per il suo discorso settimanale proprio mentre si votava – con successo – la riforma del settore sanitario.

 

Tralasciando il problema della Volker Rule ci sembra però che si stia gradualmente raggiungendo un consenso globale riguardo la necessità di un controllo più stretto sugli intermediari soprattutto in relazione alla tutela dei consumatori.

 

Non sembra però che questo abbia ad esempio scoraggiato HSBC da un aumento del suo impegno negli Stati Uniti, con l’apertura di una serie di filiali retail in tutto il paese. Si tratta forse di un indicazione di come il mondo bancario sia già pronto per nuove strategie espansive che siano orientate sul retail banking nei paesi sviluppati e sulle attività più rischiose negli emergenti.

Sul fronte europeo osserviamo comportamenti simili. I dati di UniCredit sono stati in qualche modo confortanti, con un magro dividendo ma con una strategia che (al di là delle dispute interne sul piano governance/struttura) è fortemente focalizzata all’espansione organica, proprio su quei mercati est europei che più avevano preoccupato gli analisti meno di 18 mesi addietro. Nel frattempo, in Germania (uno dei mercati core del gruppo), la coalizione di governo si appresta all’imposizione di una tassa sui grandi gruppi bancari con una forte esposizione ai mercati dei capitali.

 

L’obbiettivo è garantire la creazione di un fondo da utilizzare come strumento automatico per garantire la solvibilità e la ricapitalizzazione delle banche che dovessero trovarsi in difficoltà. La struttura, in maniera similare a quanto previsto per le banche statunitensi, impone maggiori oneri per le banche di importanza sistemica anche se ancora non è stata precisata l’entità e le modalità del prelievo.

Alcuni esponenti politici hanno fatto esplicito riferimento al sistema delle banche operative tedesche (che avrebbero meno oneri). Si tratta di un approccio condiviso con gli Stati Uniti (dove la tassazione è prevista solo per le banche più grandi) ma che lascia ampie perplessità riguardo la mancanza di attenzione dei policy maker nei confronti dei meccanismi di controllo delle crisi sistemiche. La domanda che resta ancora senza risposta è infatti quella inerente i meccanismi di tutela dei singoli sistemi bancari nel caso in cui si verifichi una situazione di crisi per una molteplicità di piccoli operatori che, presi in aggregato, rappresentano comunque una porzione rilevante degli asset di un paese.

La situazione sul perimetro greco è sempre più confusa (complici scambi di battute poco coerenti tra esponenti del governo e policy maker) e ci sono pragmatiche aperture da parte del governo di Beijing sulla rivalutazione dello Yuan (anche se guardo con estrema convinzione alla visione di Jim O’Neil di uno Yuan ancora sottovalutato rispetto al dollaro in “trade terms”). In mezzo alla bolgia non possiamo non notare (con un filo di divertimento) come Standard Chartered abbia spostato il CEO responsabile per tutti i mercati (Asia esclusa) da Londra a Dubai. Non sappiamo se si tratti di un atto di fede verso il futuro sviluppo di Dubai quale centro finanziario, o piuttosto di un abile mossa per approfittare della tassazione irrisoria degli utili prodotti nel paese; certo è che si tratta di un interessante precedente da parte di una banca che (assieme alla più orientale HSBC) è da sempre pioniera nei mercati mediorientali ed è riuscita in qualche modo ad uscire dalla crisi in maniera decisamente migliore rispetto ai competitors operativi in UK.

La settimana è stata nuovamente dominata da un mercato primario brillante, caratterizzato soprattutto da un progressivo allungamento delle scadenze che lascia pensare alle esigenze di fondi pensione con esigenze di ALM a lungo termine piuttosto che a posizioni di real money (o market maker) con posizioni più limitate nel tempo.

 

Il rolling degli indici Itraxx ha portato (com’era atteso) ad un sostanziale widening in chiusura di settimana.

L’incertezza sui sovrani ha però in qualche modo contagiato il credito, con la nuova serie che vede il crossover aprire in deciso widening a 460 bps e con il Main Europe a in area 82 bps. Sicuramente notiamo come la Serie 13 del Main Europe abbia aperto leggermente più wide rispetto all’apertura della precedente mentre lo spread sul crossover è decisamente più basso (460 area vs. 560). E’ interessante notare come i Livelli dell’equity europeo siano sostanzialmente poco più alti rispetto all’apertura della serie 12 (+2.5% circa) mentre FTSE ed SP 500 sono sui massimi post crisi. Per contro la performance del Main Europe serie 12 ha fatto registrare (closing first trade date vs. closing di venerdì) un tightening del 2%.

La risoluzione della questione del rischio sovrano continuerà ad essere la chiave di lettura per la prossima settimana. Nonostante il mercato sembri temere una violenta presa di profitto nel corso delle prossime settimane, non sembra ci possano essere gravi conseguenze sull’outlook di lungo periodo che continua ad essere stabile. Con l’avvicinarsi della chiusura del trimestre molte banche restano con il fiato sospeso. Le molteplici possibilità di contabilizzazione dei bond potrebbero comunque risparmiare dolorosi Mark-to-market per le banche più esposte (abbiamo visto le italiane sottolineare come le posizioni su Grecia e Dubai siano limitate) suggerendo opportunità sempre più interessanti sui financials.

23032010 nuove emissioni


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