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Analisi Giornaliere
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Area Euro - BCE. I verbali della riunione dello scorso 14 giugno faranno luce sulla distribuzione dei consensi a favore delle decisioni prese sulla fine del QE....

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I verbali potrebbero, inoltre, offrire qualche indizio in più sulle condizioni macroeconomiche che il Consiglio riterrà necessarie per procedere con la normalizzazione della politica monetaria. La BCE ha difatti confermato la valutazione positiva dello scenario macro, ma il presidente Draghi ha sottolineato che la decisione sul QE e sui tassi dipenderanno dall’evoluzione dei dati e del bilancio dei rischi. 

- Area euro. La produzione industriale dovrebbe avanzare di 1,3% m/m a maggio su spinta di un recupero in tutti i principali Paesi. Se confermato, il dato di maggio lascerebbe la produzione comunque in rotta per una stagnazione nei mesi primaverili per effetto della dinamica assai debole tra marzo e aprile. Le indicazioni dalle indagini di fiducia sono di ritorno a tassi di crescita positivi nei mesi estivi, ma meno solidi che a fine 2017. 

- Inflazione. La seconda stima ha confermato che a giugno l’inflazione è tornata indietro di un decimo in Germania (al 2,1%). La seconda stima ha confermato che a giugno l’inflazione è tornata indietro di un decimo in Germania (al 2,1%) per un aumento dei prezzi sul mese di 0,1% m/m. Più tardi, questa mattina, la seconda stima dovrebbe confermare che in Francia, si dovrebbe registrare un’accelerazione la dinamica dei prezzi al consumo è accelerata di un decimo al 2,4% sulla misura armonizzata ed al 2,1% sull’indice nazionale. Il rialzo dei prezzi al consumo negli ultimi mesi è dovuto al rincaro del greggio, mentre le pressioni sui prezzi interni restano più contenute. Di qui a fine estate, l’inflazione dovrebbe mantenersi intorno al 2,0% sia in Francia che in Germania. Per un aumento più duraturo dei prezzi interni bisognerà attendere l’inizio del prossimo anno.

Stati Uniti

- Il CPI a giugno è atteso in rialzo di 0,2% m/m sia per l’indice headline sia per quello core. L’indice headline dovrebbe registrare una variazione di poco superiore a 0,15% m/m (2,9% a/a), con qualche rischio verso il basso per via degli arrotondamenti. L’indice totale dovrebbe essere frenato da una modesta correzione dell’energia, dopo due mesi di aumenti solidi. Anche l’aumento dell’indice core dovrebbe essere di poco sopra lo 0,15% m/m (2,3% a/a). Per il core, si dovrebbe avere una ripresa dei prezzi dell’abbigliamento, stabili a maggio, e una stabilizzazione del rialzo dei prezzi della sanità e dell’abitazione a 0,2% m/m. Recentemente sono emerse indicazioni di rallentamento della dinamica degli affitti, che nell’ultimo paio d’anni avevano segnato variazioni al di sopra della media. Il comparto principale da seguire rimane quello della sanità, che ha registrato un’accelerazione nella seconda metà del 2017 con un peso maggiore nel deflatore dei consumi rispetto a quello del CPI.

Ieri sui mercati

BCE Rimane incertezza sul riferimento a tassi fermi “attraverso l’estate del 2019”. Secondo Villeroy, la BCE potrebbe alzare i tassi durante l’estate del prossimo anno se la dinamica inflazionistica continuerà a muoversi su di un sentiero compatibile con il ritorno al target nel 2%. Secondo fonti Reuters, alcuni membri del Consiglio non escluderebbero un rialzo dei tassi a luglio 2019, mentre secondo altri difficilmente si potrà agire prima dell’autunno.

Stati Uniti. Il PPI a giugno aumenta di 0,3% m/m (consenso: 0,2% m/m), sia sull’indice headline sia su quello al netto di energia, alimentari e commercio. In termini annui, il PPI cresce di 3,4% a/a, il livello più elevato da novembre 2011. I beni registrano un rialzo di 0,1% m/m allo stadio della domanda finale, ma i beni intermedi registrano un aumento di 0,7% m/m, secondo mese consecutivo in rialzo sostenuto, con segnali che i dazi su acciaio e alluminio cominciano a trasferirsi sui prezzi alla produzione. I servizi accelerano, con una variazione di 0,4% m/m, la più ampia da gennaio, e indicazioni di probabile accelerazione anche per i prezzi dei servizi nel deflatore dei consumi. 

Stati Uniti. Dopo l’annuncio da parte della Casa Bianca di nuovi dazi in arrivo su altri 200 mld di dollari di importazioni dalla Cina, le autorità cinesi hanno dichiarato che non hanno altra scelta oltre a quella di “prendere le contromisure necessarie”. Il problema è che le importazioni americane dalla Cina sono vicine 500 mld su base annua, mentre quelle cinesi dagli USA si fermano a circa 130 mld di dollari. La Cina ha già richiesto al WTO di intervenire dopo le prime misure introdotte da Trump e ha segnalato che aprirà una nuova istanza di intervento in seguito ai dazi annunciati ieri dagli USA. Gli Stati Uniti per ora non paiono preoccupati di eventuali indicazioni dal WTO, che peraltro è sotto attacco costante da parte del presidente. Recentemente Trump ha commissionato nei mesi scorsi la stesura di un disegno di legge mirato a permettere agli USA di ignorare le decisioni e l’impianto dei dazi reciproci del WTO. Anche se il Congresso non approverebbe legislazione di questo tipo, l’uso recente (e crescente) di leggi che utilizzano la sicurezza nazionale per imporre dazi al di sopra di quelli stabiliti dal WTO mostra quanto lontano possano andare le mire protezionistiche dell’amministrazione anche senza lasciare il WTO stesso. 

Stati Uniti. Williams (NY Fed) ha detto che in questa fase di crescita forte non si registrano segnali di eccessi sui mercati finanziari. Secondo Williams, la solida domanda di lavoro sta generando un aumento della partecipazione, con effetti positivi sull’economia. Evans (Chicago Fed) ha affermato che consumatori e imprese potranno mantenere ritmi solidi di domanda anche a fronte di rialzi dei tassi di interesse. Per ora, all’interno del FOMC c’è un diffuso consenso per la prosecuzione del sentiero di rialzi graduali dei tassi.  

Fonte: BONDWorld.it

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