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Mer, Lug

Analisi Giornaliere
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- Stati Uniti. Il PPI a giugno è previsto in aumento di 0,2% m/m, sia per l’indice totale sia per quello al netto di alimentari, energia e commercio....

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L’energia dovrebbe segnare un marginale calo dopo gli ampi aumenti dei due mesi precedenti. L’indice core dovrebbe risentire degli aumenti dei dazi su acciaio e alluminio, che hanno portato a rialzi dei prezzi negli Stati Uniti, mentre la dinamica nel settore del commercio dovrebbe restare solida. Su base annua, i prezzi alla produzione sono su un moderato trend verso l’alto (prev. 3,2% a/a a giugno).

- La Bank of Canada dovrebbe oggi alzare il tasso ufficiale da 1,25% a 1,50%. La mossa è ampiamente scontata dai mercati.

Ieri sui mercati

Area euro. Il governatore di Banca d’Italia, Visco, ha detto che la previsione di tassi ufficiali fermi fino a tutta l’estate del 2019 è necessaria “anche per contrastare il rischio di repentini aumenti dei rendimenti a lungo termine e della volatilità”. Visco ha sottolineato “l’importanza di un orientamento prudente e bilanciato nella politica economica” in Italia, invitando a dosare con cura le politiche di sostegno della domanda, e a non perdere di vista la “necessità di tenere sotto controllo la dinamica del rapporto tra debito e prodotto”. Per quanto riguarda la riforma dell’eurozona, “va superata la contrapposizione […] tra coloro che sostengono la necessità di ridurre i rischi e coloro che ne richiedono una maggiore condivisione”.

Germania. L’indice ZEW sulle aspettative a 6 mesi di analisti e investitori istituzionali sull’economia tedesca è sceso ancora più del previsto a luglio, a -24,7 da -16,1 di giugno. Il trend di calo, che ha caratterizzato gli ultimi sei mesi, ha portato l’indice a un minimo da quasi sei anni. Anche l’indice sulla situazione corrente è sceso più del previsto, a 72,4 da 80,6: in questo caso si tratta di un minimo da un anno e mezzo. Da notare che l’ulteriore flessione dello ZEW è avvenuta pur in presenza di un recupero per il mercato azionario; potrebbero aver influito in negativo le tensioni internazionali sulle politiche commerciali e migratorie, nonché i venti di crisi che hanno soffiato sul governo Merkel. Il calo sia delle aspettative che della condizione corrente riguarda tutte le principali economie con la sola eccezione dell’Italia, per la quale si nota un minor pessimismo rispetto al mese scorso. In prospettiva, gli intervistati si aspettano un rallentamento dell’inflazione e un minor ritmo di rialzo dei tassi a breve nell’eurozona.

Francia. La produzione industriale a maggio cala nuovamente deludendo le attese di un rimbalzo: la variazione mensile segna un -0,2% m/m da -0,5%, terzo calo consecutivo. Il dato è spiegato dalla flessione della produzione manifatturiera di -0,6% m/m da 0,4% m/m per effetto del contributo negativo del settore estrattivo e della raffinazione, dell’automobile e dei beni intermedi. Il contributo della produzione energetica è stato invece positivo per l’1,1%, compensando parzialmente il crollo di -5,5% m/m registrato ad aprile. Anche il comparto edilizio segna una battuta d’arresto di -3,4% m/m da 4,0% m/m precedente. La variazione annua segna pertanto il peggior dato da oltre un anno e mezzo, calando di -0,9% da 1,9% precedente. La produzione industriale è ora in rotta per una contrazione di 0,6% t/t nel secondo trimestre dopo -1,3% t/t, dando un potenziale contributo negativo alla formazione del PIL di quasi un decimo. Non pensiamo sia ancora il caso di parlare di rallentamento del manifatturiero francese, in quanto l’ondata di scioperi (notoriamente virulenti in Francia) ha investito anche il mese di maggio. Ci aspettiamo quindi ancora un rimbalzo della produzione in autunno. 

Italia. Il ministro dell’economia, Tria, è tornato a dichiarare che l’attuazione del programma di governo sarà fatta tenendo alta l’attenzione sulla sostenibilità dei conti pubblici.

Italia. La produzione industriale è salita circa in linea con le attese a maggio, di +0,7% m/m, recuperando parte del calo di aprile (-1,3% m/m, lievemente rivisto verso il basso). Il rimbalzo è diffuso e riguarda in maggior misura (+1,2% m/m) l’energia (non a caso, il settore che era stato maggiormente colpito ad aprile: -4,8% m/m). I beni intermedi recuperano quasi interamente il calo del mese prima (+0,9% da -1,1% m/m) e i beni strumentali crescono per il terzo mese consecutivo (+0,4% da +0,6% m/m precedente). I beni di consumo (+0,2% dopo il -1,4% m/m di aprile) sono frenati dai durevoli (-1,2% dopo il -2,2% m/m precedente). La produzione manifatturiera (al netto di energia e attività estrattive) è salita in linea con l’indice generale (+0,7% m/m). La tendenza annua ha recuperato marginalmente terreno a +2,1% (corretto per gli effetti di calendario) da un precedente +1,9%. La tendenza recente è in rallentamento, visto che lo scorso agosto era stato toccato un massimo dal 2010 a +7,1%. Tuttavia, è il ventiduesimo mese consecutivo di espansione: si tratta della striscia positiva più lunga da quella a cavallo tra fine 2005 e fine 2007. Tra i comparti manifatturieri, quattro su un totale di quattordici risultano in moderato calo su base annua (corretta per gli effetti di calendario): computer ed elettronica (1,6%), metalli (-1%), legno, carta e stampa (-0,5%) e gomma e plastica (-0,3%). Da notare, all’interno dei trasporti, la flessione delle auto (-4%). Viceversa, i settori più trainanti sono le apparecchiature elettriche, il farmaceutico e la meccanica (+7,3%, +6,6% e +5,1%, rispettivamente.

In Italia come in altri Paesi dell’eurozona, i dati dei mesi più recenti in merito all’attività industriale sono stati distorti da effetti di calendario (e, in minor misura, climatici). Ciò ha aumentato la volatilità delle variazioni mensili della produzione. Ci aspettiamo comunque che la crescita su base congiunturale possa proseguire a giugno, sia pure in minor misura che a maggio. Al di là delle variazioni su base mensile, la tendenza della produzione resta espansiva, ma è meno brillante rispetto a qualche mese fa. Ciò è coerente con il rallentamento segnalato dalle indagini di fiducia delle imprese manifatturiere nei mesi più recenti. Tale decelerazione, che è comune alla maggior parte dei Paesi dell’eurozona, appare dovuta al minor vigore della domanda mondiale, e non al rischio politico domestico (che, almeno per ora, sembra aver un impatto trascurabile sull’economia reale). In ogni caso, il rimbalzo della produzione industriale a maggio non è sufficiente a compensare il calo di aprile; pertanto, a meno di un’impennata a giugno, l’attività industriale è in rotta per una sostanziale stagnazione o una lieve flessione nel trimestre primaverile. Ciò significa che, per il secondo trimestre consecutivo, l’industria non dovrebbe aver contribuito alla crescita del valore aggiunto in primavera, come già accaduto nei mesi invernali. Ciò aggiunge evidenza alla nostra previsione di un rallentamento del PIL nel 2° trimestre, a 0,2% t/t dopo lo 0,3% t/t dei primi tre mesi dell’anno. L’attività economica dovrebbe poi riaccelerare nella seconda metà dell’anno per raggiungere una media annua di 1,3% come nel nostro scenario di base. Ciò conferma che i rischi su tale previsione, da tempo nella parte bassa del consenso, sono oggi verso il basso.

Stati Uniti. L’amministrazione Trump ha annunciato che, in seguito alla ritorsione cinese sui primi dazi imposti la settimana scorsa, saranno imposte nuove misure ritorsive. I nuovi dazi annunciati dovrebbero essere del 10% su altri 200 mld di dollari di importazioni dalla Cina. La settimana scorsa sono entrati in vigore dazi del 25% su 34 mld di dollari di prodotti cinesi (a cui la Cina ha risposto con dazi su 34 mld di import dagli USA) e fra due settimane si aggiungeranno dazi analoghi su altri 16 mld di dollari. I beni colpiti nel primo round dello scontro commerciale con la Cina sono prevalentemente beni intermedi; il secondo round, inevitabilmente, colpisce anche beni di consumo (borse, abbigliamento, alimentari, pneumatici, fra gli altri) dato che complessivamente 250 mld di dollari di importazioni dalla Cina sono pari a circa la metà del totale. L’amministrazione sentirà le opinioni delle imprese colpite dai nuovi dazi fra il 20 e il 23 agosto. Il messaggio della Casa Bianca è che a ogni ritorsione si risponderà con ulteriori misure, e questo vale sia per la Cina sia per gli altri paesi, fra cui quelli dell’UE. Trump ha detto che se la Cina risponderà ai nuovi dazi, si imporranno misure su altri 200 mld di importazioni. La settimana scorsa il presidente aveva portato la minaccia ad altri 300 mld, potenzialmente superando l’ammontare totale importato dalla Cina, circa 500 mld di dollari. Al momento quindi le importazioni dalla Cina potenzialmente colpite dai nuovi dazi potrebbero essere pari a 450 mld (su un totale di circa 500 mld), oltre ai circa 100 mld di importazioni colpite da altri dazi su acciaio e alluminio (e relative ritorsioni degli altri paesi). Secondo stime di Moody’s Analytics, se tutte le misure annunciate dagli USA (inclusi nuovi dazi su auto e componentistica) saranno attuate con ritorsione dai partner, gli effetti sul PIL americano potrebbero essere vicini allo 0,5%. Moody’s stima che se gli USA applicassero dazi del 25% su tutte le importazioni dalla Cina e la Cina rispondesse con misure analoghe, il freno alla crescita USA potrebbe arrivare a 1,3 pp.

Fonte: BONDWorld.it

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