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La BCE annuncia la chiusura dell’APP entro fine anno, come previsto, ma dichiara che i tassi ufficiali resteranno fermi fin dopo l’estate del 2019.......

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Continuiamo a pensare che la BCE vorrà disfarsi dei tassi negativi al più presto, tra fine 2019 e inizio 2020; d’altra parte, il prossimo ciclo di rialzo potrebbe essere molto corto.

Come in parte atteso, la riunione BCE tenutasi a Riga, ha segnato una svolta epocale per la politica monetaria dell’Eurozona:

  1. entro la fine dell’anno, sarà chiuso il programma di acquisto titoli da 2,5 trilioni di euro, lanciato nel gennaio 2015, dopo un ulteriore ridimensionamento del volume mensile di intervento a 15 miliardi tra ottobre e dicembre. Il comunicato lascia un margine di flessibilità, dal momento che riduzione e chiusura restano condizionati alla conferma dai dati nei prossimi mesi;
  2. altra novità è la modifica alla guidance sui tassi di politica monetaria. La BCE ha specificato che resteranno sui livelli attuali almeno fino a tutta l’estate del 2019;

Nessuna nuova, invece, sulla politica di reinvestimento. Draghi ha specificato che modifiche alla guidance non sono state neanche discusse, ma che il Consiglio dedicherà parte del dibattito ai riacquisti nelle prossime riunioni.

Le decisioni prese alla riunione di Riga riflettono un quadro macro ancora solido ed un ritorno anche più rapido dell’inflazione al target rispetto a qualche mese fa. Le nuove stime dello staff hanno rivisto al 2,1% da 2,4% la crescita 2018 ma confermato le previsioni per il 2019 e il 2020 (rispettivamente all’1,9% e 1,7%). L’inflazione è stata rivista al rialzo all’1,7% (da 1,4%) sia quest’anno che il prossimo mentre la stima per il 2020 è confermata ancora all’1,7%. Le previsioni di inflazione sottostante sono circa invariate, dal momento che l’accelerazione dell’inflazione complessiva è interamente spiegata dal rincaro del prezzo del petrolio. Tuttavia, nel comunicato si legge che il Consiglio si aspetta, da fine anno, un rialzo più duraturo dei prezzi core , dati i segnali di accelerazione dei salari. Draghi ha sottolineato che la bassa crescita salariale era l’anello mancante perché si potesse valutare il rialzo dei prezzi interni come più sostenibile. Mantenere in vita l’APP nel contesto attuale non era ipotizzabile. La misura è stata lanciata quando l’area euro nel suo complesso era a rischio deflazione, rischio che è ormai del tutto scomparso dal radar della BCE. Durante la conferenza stampa è stato sollevato un dubbio sul timing della decisione, dal momento che il comunicato introduttivo indica che il Consiglio valuta che i rischi per lo scenario macro siano ancora circa bilanciati ma che l’incertezza, legata al quadro geopolitico e alle politiche commerciali, è aumentata. Il comunicato novera tra i rischi anche quello di un aumento duraturo della volatilità sui mercati.

Draghi ha sminuito in parte la reazione dei mercati alle vicende politiche italiane di fine maggio ed ha cercato di rassicurare sull’irreversibilità dell’euro, indicando che l’aumento del premio a rischio in Italia non ha innescato né effetti di contagio, né un rischio di ridenominazione degno di nota a livello continentale. Ha ribattuto alle accuse di cospirazione nei confronti del nascente governo italiano a maggio, quando sono calati gli acquisti di titoli governativi italiani nell’ambito dell’APP, dichiarando che si è trattato solo della normale flessibilità nella gestione degli acquisti e reinvestimenti, come avvenuto anche per altri paesi. Se la maggiore fiducia in un aggiustamento sostenibile dei prezzi interni, a fronte di un ciclo espansivo ancora solido, è una giustificazione più che ragionevole per la chiusura dell’APP, non è escluso che le vicende politiche italiane possano aver accelerato il processo, con l’intenzione di non alimentare rischi di azzardo morale. 

Archiviato l’APP, il focus si sposterà sul primo rialzo dei tassi. Quando avverrà, dipenderà dai dati, secondo Draghi. Continuiamo a ritenere che la BCE cercherà di disfarsi della politica di tassi negativi entro fine 2019 inizio 2020. Il rischio di un rallentamento dell’economia mondiale nel 2020 non è trascurabile e la BCE vorrà cercare di costruire un margine in caso di ricadute avverse sull’economia dell’Eurozona. Il sentiero di rialzi dei tassi resterà in ogni caso assai contenuto; Praet, nel discorso del 6 giugno, ha ribadito che il tasso di interesse di equilibrio o tasso di interesse naturale è calato negli ultimi 10 anni, in linea con la tendenza secolare per i tassi di interesse e rimane ancora assai basso (in territorio marginalmente negativo, anche se vi è un ampio margine di incertezza sulle stime), quindi il tasso di policy difficilmente tornerà sui livelli pre-crisi.

I mercati hanno dato un’interpretazione dovish alla conferenza stampa del 14 giugno, probabilmente perché Draghi si è impegnato a mantenere i tassi fermi fino a tutta l’estate del 2019 e perché ha ventilato che l’APP rimarrà fra gli strumenti di politica monetaria utilizzabili in futuro. Inoltre, la BCE si è lasciata un margine di flessibilità nel sentiero di chiusura degli acquisti. Anche il sentiero dei tassi, fermi almeno fino all’estate del prossimo anno, resta condizionato all’evoluzione dei dati. A questo punto, i mercati hanno di fronte come minimo un altro anno di divergenza fra tassi dollaro e tassi euro, almeno sulle scadenze corte e intermedie, e questo ha subito inciso sul cambio euro/dollaro riportandolo verso 1,15. Se anche flessibile, però, la BCE fa un altro passo verso la chiusura delle politiche straordinarie. Presto, i mercati torneranno a determinare in autonomia i prezzi del debito pubblico. Riga segna la fine di un’era, che speriamo non si ripeta


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