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Nell’ultima settimana, le dichiarazioni dei membri BCE a favore di una chiusura dell’APP entro l’anno si sono intensificate. Il suggello è arrivato con il discorso di Praet del 6 giugno.......

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La più ‘colomba’ dei membri del comitato esecutivo, ha dichiarato che i tempi sono ormai maturi per discutere il futuro degli acquisti dopo settembre.

Le nuove stime dello staff dovrebbero confermare il quadro di crescita solida e un ritorno anche più rapido dell’inflazione al target e dunque giustificare l’interruzione degli acquisti entro dicembre. Praet, inoltre, ha evidenziato un maggior grado di fiducia in un rialzo duraturo dell’inflazione, dati i segnali di accelerazione dei salari.

Il vero nodo è se la BCE vorrà comunicare un’estensione del programma almeno fino a dicembre 2018 o la chiusura dell’APP. Si tratta di una scelta delicata, e molto dipenderà dagli equilibri interni al Consiglio. Se la decisione sarà comunque quella di chiudere il programma, il Consiglio potrebbe valutare che è meglio dare comunicazione tempestiva a giugno. Oltretutto, i mercati, che pur dovevano essere preparati, hanno già reagito alle dichiarazioni di Praet.

Riteniamo altamente improbabile che la BCE ritardi le scelte sull’APP per alleviare un potenziale aumento dello stress sui titoli di stato italiani, dal momento che le tensioni, se si verificheranno, sarebbero la conseguenza di scelte deliberate democraticamente da uno stato membro. Il Consiglio potrebbe, però, propendere ancora una volta per un atteggiamento più cauto e comunicare piuttosto un’estensione degli acquisti a scartamento ridotto, in modo da disporre di uno strumento flessibile per far fronte ad un eventuale rischio di restringimento duraturo delle condizioni finanziarie per governi, famiglie e imprese in giurisdizioni altre dall’Italia.

Il vero market mover sarà una revisione alla guidance sui tassi, ma non ci aspettiamo novità prima dell’estate. I mercati, nelle ultime settimane hanno rimosso quasi del tutto le attese di rialzo nel 2019, probabilmente perché scontano che in caso di ulteriore restringimento delle condizioni finanziarie, la BCE reagirebbe rinviando il primo rialzo dei tassi, piuttosto che con un’estensione degli acquisti.

Altresì, continuiamo a ritenere che, se lo scenario BCE di stabilizzazione della crescita nominale tra il 3,5% e il 4,0% verrà confermato, sarebbe più che ragionevole che il Consiglio avviasse un ciclo di rialzi moderato nella seconda parte del 2019. Per la fine del mandato di Draghi anche la politica di tassi negativi dovrebbe essere storia.


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