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AWFI: PENDING FUTURE: Giochi di Potere all’ombra del debito sovrano

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Settimana di scontri dialettici in occasione dei meeting tra Lussemburgo e Bruxelles, nei quali si gioca il consolidamento e la credibilità del blocco europeo, mentre in Usa la sindrome elezioni vede emergere

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Claudia Segre – Abax Bank – Fixed Income Area & OFP


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sempre più forte l’ingombrante presenza del Tea Party. L’elogio di Trichet all’attività di sorveglianza della Banca d’Italia e all’operato del nostro Governatore stride con le dure parole volte a ridimensionare gli eccessi del Presidente della Bundesbank Weber, che si “allarga” su un possibile rialzo dei tassi e vede allontanarsi l’agognata successione alla BCE.

La necessità di un primo passo verso un riequilibrio delle esposizioni debitorie diventa cruciale per l’Unione Europea, e le decisioni dei 16 “euristi” a Lussemburgo, che saranno ratificate a fine mese dai Ministri Finanziari dei 27, sanciranno lo stretto legame al Patto di Stabilità ed al piano di sanzioni modulate secondo le esigenze politiche dei Paesi membri. Certamente le revisioni di Eurostat sui dati greci contraffatti nel 2009, che saranno pubblicate solo il 22 c.m., e le dichiarazioni del Commissario degli Affari Economici e Monetari Ue, Olli Rehn, volte a sollecitare il Governo greco al consolidamento fiscale, hanno stimolato un accordo per il testo finale. Trichet da parte sua ammorbidisce i toni sulla possibilità di un allargamento del TARP europeo e prende le distanze da Weber in un tentativo di confermare l’attenzione e l’indipendenza nei fatti della BCE dai toni perentori della Bundesbank. Dichiarazioni che vengono bilanciate dai commenti della Merkel che ha seppellito il modello multiculturale in Germania, dopo l’ennesima esternazione del leader cristiano sociale della CSU sulla “cultura dominante” tedesca. Al di là delle parole che occupano le prime pagine dei giornali europei, è ormai da un paio di settimane che i conservatori tedeschi sono partiti all’attacco, guidando il dibattito sull’integrazione degli immigrati. Inutile il richiamo del Ministro dell’Istruzione alla necessità del riconoscimento dei diplomi extracomunitari per il riassorbimento di oltre 400mila lavoratori qualificati, dei quali il Paese ha un gran bisogno!

Francia e Germania restano comunque unite sul lato sanzioni, al di là delle difficoltà politiche interne, tanto che, a tal proposito, Sarkozy minaccia di emendare il Trattato di Lisbona entro il 2013. Probabilmente le questioni europee hanno distratto il presidente dalle vicende interne e dall’esigenza di porre soluzioni necessarie, quanto stringenti, agli scontri sociali ed alla somma dei disagi dovuti a una settimana di scioperi che stanno paralizzando il Paese in tutte le sue comunicazioni e attività di trasporto di cose e persone…

Le immagini degli scontri francesi e quelle greche, decisamente più datate, vengono ampiamente utilizzate negli spot della campagna elettorale Usa per le elezioni di medium term per sottolineare ed isolare la vera fonte di preoccupazione: la crisi europea. Il tutto viene associato al solito caprio espiatorio cinese ampiamente sfruttato anche dallo stesso Geithner. Con una classe media pesantemente colpita dalla crisi è difficile valutare una ripresa dei consumi Usa nel breve termine. È sufficiente osservare la paralisi del mercato immobiliare, per il quale si attendono1 milione di unità pignorate entro la fine dell’anno. La Federal Housing Finance Agency sta indagando anche sulle procedure utilizzate dalle banche per determinare le effettive insolvenze. Un’indagine che potrebbe portare al paradosso, con un conseguente congelamento delle vendite delle case già pignorate. A ciò si aggiungono le cause legali contro gli stessi istituti di credito, colpevoli di aver concesso mutui, poi cartolarizzati, presentando alla firma documentazioni non consone o incomplete.

Questa apparente sottovalutazione da parte degli analisti americani nell’affrontare la crisi era già parsa evidente nei lavori dell’FMI, durante i quali l’attenzione è stata rivolta altrove. Non c’e’ stato tuttavia un momento di attenzione sulla situazione economica, per lasciare spazio ad un generale dibattito politico giustificato dall’imminenza delle elezioni del 2 novembre. Dal sondaggio della Gallup sullo stato di New York pubblicato lo scorso fine settimana, è chiara l’affermazione del movimento del Tea Party che nello scontro Uomo/Paladino raggiunge un consenso del 24% a livello locale.

Così il rally dei PIIGS della settimana scorsa appare essenzialmente legata ad un convergere di decisioni delle Banche Centrali sull’ampliamento delle misure monetarie non convenzionali (QE2) ed anche a prese di posizione più convinte da parte dei relativi Governi. A tutto vantaggio dei titoli sovrani dei Paesi della Nuova Europa, delle local currency e dei Corporate EM. La PBOC cinese scende in campo per rispondere alle pressioni Usa e definisce pericoloso e fonte di instabilità finanziaria un sistema monetario internazionale basato solo sul dollaro Usa!

Il tentativo di imporre un’accelerazione sul passaggio alla libera fluttuazione di yuan renmbimbi e rupia indiana, fisiologicamente graduale per preservare il processo di sostenibilità economica e finanziaria tipico delle economie emergenti che hanno ambizioni di sviluppo avanzato, rischia di aumentare la diffusione dello CNY e delle altre valute BRIC a scapito di dollaro Usa ed Euro: questo sarebbe forse molto peggio del tentativo di ritrovare una stabilizzazione a monte delle turbolenze valutarie esplose recentemente  a fronte della debolezza economica Usa.


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