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AWPE: Irlanda C’è pressing sul governo di Dublino per l’accettazione degli aiuti da parte dell’Ue.

Irlanda. C’è pressing sul governo di Dublino per l’accettazione degli aiuti da parte dell’Ue. Nonostante le dichiarazioni del vicepresidente della Bce Vitor Constancio, secondo il quale la decisione di un eventuale ricorso al sostegno finanziario dell’Unione europea spetta al governo irlandese, le pressioni, soprattutto…

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da parte della Germania, si fanno sempre più forti. Il rischio è una forte destabilizzazione dell’Unione europea e soprattutto l’effetto contagio con gli altri Paesi a rischio, Portogallo in primis. Tuttavia l’Irlanda resiste e non accetta gli aiuti che provocherebbero una riduzione del potere dell’esecutivo sul Paese, considerato che l’accettazione comporterebbe la rinuncia della piena autonomia per quanto riguarda la politica fiscale e di bilancio del Paese. Secondo il quotidiano Irish Indipendent, l’Irlanda sta solo considerando la possibilità di chiedere all’Unione europea aiuti esclusivamente per le banche in difficoltà. A tal proposito, l’Ue conferma che i contatti con Dublino sugli aiuti sono in corso, anche se ancora non è stata avanzata nessuna richiesta ufficiale. Il governo irlandese ha finora indirizzato al settore bancario circa 50 miliardi di euro.

Spagna. Il Governo spagnolo ha chiesto all’Ue la proroga del programma di garanzia del debito bancario per gli istituti spagnoli. L’estensione riguarderebbe le garanzie già in essere fino alla metà del 2011 mentre non sarà possibile istituirne delle nuove. Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo Expansion, il programma in questione è stato utilizzato da 41 banche per garantire emissioni obbligazionarie per un totale di 56,95 miliardi di euro tra il 2008 e il 2009.

Cina. La Cina ha ordinato alle sue banche di accantonare più riserve con una decisione mirata a ridurre i prestiti all’economia a causa della crescente preoccupazione per le pressioni inflazionistiche in aumento. Pechino ha deciso di aumentare le riserve detenute dagli istituti di credito presso la banca centrale dello 0,5% al 18%. La decisione cinese è giunta alla vigilia della comunicazione dei nuovi dati sui prezzi al consumo in ottobre che, a fronte di attese del 4%, ha fatto segnare un +4,4%. I timori di un imminente aumento dei tassi hanno da parte della banca centrale ha fatto perdere allo Shanghai Composite il 5,16% nella seduta di venerdì 12 novembre, la perdita più alta da oltre un anno. Sul fronte del merito creditizio cinese, si segnala il rialzo del rating da parte di Moody’s da A1 a Aa3 con un outlook positivo. All’origine della decisione, la solidità del sistema economico cinese e le aspettative di crescita e di stabilità macroeconomica nel medio termine. Moody’s ha sottolineato anche la efficace gestione del boom del credito registrato nel 2009 e la forza della bilancia dei pagamenti che fornisce un argine concreto alle turbolenze del mercato finanziario globale. L’agenzia cinese Dagong ha invece abbassato il rating degli Stati Uniti ad A+ da AA, con outlook negativo. La decisione riflette la minore capacità degli Usa di rimborsare il debito e anche la minore intenzione di ripagarlo, sottolineando che il modello di gestione economica americana porterà a una recessione di lungo termine, riducendo la solvibilità nazionale.

Regno Unito. Si riducono le probabilità per un QE2 nel Regno Unito. La Banca di Inghilterra (BoE), si legge nell’Inflation report, prevede infatti che l’inflazione in Gran Bretagna resterà a livelli elevati, al di sopra dell’obiettivo del 2% nel 2011 e che la ripresa continuerà l’anno prossimo ma a un ritmo più debole di quello previsto in precedenza. La causa della persistenza di un’elevata inflazione è riscontrabile nel prezzo delle materie prime e della persistente debolezza della sterlina. Dall’Inflation report deduce inoltre che la BoE non ritierne probabile un double-dip. Le ultime cifre riguardanti il Pil inglese hanno mostrato una crescita dello 0,8% nel terzo trimestre, dato superiore alle previsioni ma significativamente inferiore al 1,2% registrato nei tre mesi precedenti. Il governatore della BoE Mervyn King ha avvertito che i tagli alla spesa pubblica proposti dal Governo potrebbero incidere negativamente sulla crescita economica, in particolare sul settore real estate.

Dubai. Dubai Group, società finanziaria che fa capo a Dubai Holding, la società conglomerata di proprietà dell’omonimo emirato, ha mancato il pagamento di interessi su un prestito di 330 milioni di dollari, innescando così il rischio di cross-default sugli altri debiti della società. Citigroup è l’unico creditore della somma non corrisposta e il titolo ha perso l’1,36% l’11 novembre, data in cui è uscita la notizia. Il prestito in oggetto è stato contratto per finanziare l’acquisto del 49% della banca malaysiana Bank Islam. Dubai Holding è attualmente indebitata per complessivi 12 miliardi e diverse società da essa controllate stanno rinegoziando i debiti contratti in passato. Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, il pagamento dovrebbe essere effettuato entro i prossimi cinque giorni lavorativi.

G20. Il vertice del G20 a Seoul si è concluso senza né vincitori né vinti. Nulla o quasi è stato risolto in merito ai temi più scottanti che contrappongono Paesi emergenti e sviluppati. Non è passata per esempio la proposta Usa per un tetto agli squilibri delle partite correnti che si è infranta, come ampliamente prevedibile, sul muro opposto dalla Germania e dalla Cina. Nessuma soluzione anche alla currency war che si è risolta con un impegno a vigilare sugli eccessi di volatilità delle valute e a lottare contro le svalutazioni competitive, rimandando le questioni non risolte al 2011, con la presidenza francese del forum economico. Pechino ha tuttavia accettato l’inclusione nel comunicato finale di un impegno del G20 a sostegno della flessibilità dei tassi di cambio, per riflettere i fondamentali economici. Insomma, nulla di fatto ma anche buoni propositi. L’unica intesa raggiunta nella due giorni di vertice è quella della riforma del Fondo monetario internazionale che darà più spazio ai Paesi emergenti, mentre i Paesi europei cederanno due poltrone . La Cina guadagna sei posizioni e diventa il numero tre del Fondo, dopo Usa e Giappone mentre l’India diventa il numero otto, prima era in undicesima posizione. Ok definitivo anche a Basilea 3.


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