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Azionario e Obbligazionario: Sentiment del Mercato

Fase di rimbalzo per il mercato azionario, dopo la correzione, particolarmente pronunciata in Europa, iniziata a metà gennaio ed esauritasi nei minimi del 5 febbraio. Nonostante il recupero delle ultime settimane, lo scivolone di metà gennaio rimarrà comunque come memento che le correzioni possono …..

rimangiarsi le salite di molti mesi in poche settimane.

 

Dalla metà di gennaio l’umore degli operatori non è più sicuramente sereno ed ottimistico come nei mesi precedenti. La consapevolezza che lo straordinario bear market rally partito dai minimi del marzo 2009 era dovuto non tanto ad un effettivo miglioramento del quadro economico ma soprattutto all’effetto trainante del fiume di liquidità immesso nel sistema finanziario dalle Banche centrali, è oramai di dominio comune. La finanza da sola non crea ricchezza né può indurre rialzi sostenibili delle Borse.

 

Passata la grande paura di fine 2008-inizio 2009 legata agli asset tossici – e cioè all’effettivo valore degli attivi patrimoniali, in specie di banche e assicurazioni – i riflettori sono puntati ora sulle incertezze circa tempi e forza della ripresa del ciclo economico, sulla sua capacità di generare occupazione e quindi di stimolare i consumi. Dagli stati patrimoniali l’attenzione si sta spostando sui conti economici, perché senza utili reali nessun rialzo sano sui mercati azionari è possibile.

 

Il rimbalzo del dollaro costringe a smontare posizioni di carry-trade che avevano contribuito a far lievitare i corsi azionari ed i prezzi delle materie prime. Per di più, i segnali di maggiore attenzione agli aggregati monetari, non solo da parte della Cina ma ora anche della Fed, fanno pensare che se è ancora prematura l’exit strategy, è però certo che il picco di espansione monetaria è dietro le nostre spalle. Con un quadro economico ancora molto difficile le Banche Centrali rimarranno sicuramente accomodanti, ma ciò servirà ad evitare forti cali delle Borse, a far “galleggiare” il mercato, difficilmente a spingerlo sensibilmente all’insù. Una risalita degli indici verso i massimi di periodo sembra perciò da sfruttare per alleggerire l’esposizione. Attendiamo pazientemente prima di ipotizzare nuovi acquisti in ottica strategica: nei prossimi mesi non dovrebbero mancare occasioni a prezzi più interessanti.

 

Come osservato nella scorsa riunione Andrà quindi privilegiata un’operatività “controtendenza”, come in tutte le fasi laterali, concentrando gli acquisti sulla debolezza e le vendite sulla forza, senza correre dietro a tutti i segnali ed evitando un’eccessiva rotazione di portafoglio. Fondamentale sarà poi sapere scegliere, con un’accurata selezione di settori e titoli, privilegiando comparti quali l’energia, le utilities e l’alimentare e sottopesando i settori che avevano innescato il bear market rally, come il finanziario e l’automobilistico. È finito il tempo degli acquisti generalizzati, che funzionava invece benissimo nella fase di rimbalzo tecnico degli ultimi 9 mesi>.

 

L’asset class più a rischio rimane l’obbligazionario: si conferma il giudizio espresso la scorsa riunione, secondo cui <una risalita dei tassi (forse verso fine anno) provocherà una correzione dei corsi, in specie sulle duration lunghe; la liquidità in uscita dai bond si allocherà, verosimilmente, in parte sul mercato azionario (continuando a supportarlo) ma soprattutto sulle commodities, che nonostante il recente storno rimangono interessanti con orizzonte di 2-3 anni. Un ritorno dell’inflazione, a fine 2010-inizio 2011, non farebbe che accentuare queste dinamiche. Solo un avvitamento in spirali deflazionistiche invertirebbe queste tendenze, spingendo all’insù i bond e all’ingiù azioni e commodities, con conseguenze molto gravi anche sull’economia reale, ma non pare questo lo scenario più probabile >.

 


 

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Fonte: Ufficio Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella

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