BondWorld.it
De Gaetano Andrea AAg Banche centrali bond

Banche Centrali, passo indietro come gamberi è temporaneo?

Banche Centrali, il passo indietro come i gamberi è temporaneo? I gamberi sono perfettamente in grado di camminare in avanti. Però, di fronte a un pericolo improvviso, fanno un balzo all’indietro. Reazione istintiva…..

Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Andrea De Gaetano – Analista Senior AAg Wealth Management


Passato il pericolo, riprendono a muoversi normalmente.

Faranno così anche le banche centrali?

Il rimbalzo in corso è stato alimentato dall’attesa di nuovi stimoli monetari da parte delle banche centrali, che hanno fatto un passo indietro nel percorso di “normalizzazione” monetaria.

Fino a dicembre si parlava di rialzi dei tassi, ora si parla di taglio dei tassi.

James Bullard della Fed di St. Louis, a inizio giugno, ha detto che un taglio dei tassi potrebbe arrivare presto.

Jerome Powell, timoniere della Fed, ha aperto la porta a un taglio dei tassi d’interesse, pur lasciandoli invariati al 2.25%-2.50% nella riunione di mercoledì.

La vera sorpresa l’ha fatta Mario Draghi, il 18 giugno. Il presidente della BCE, nel simposio delle banche centrali a Sintra, ha rievocato il “whatever it takes” del 26 luglio 2012, allora usato per stoppare la crisi dei debiti sovrani.

La BCE “non si rassegna a un’inflazione troppo bassa”, ha detto Draghi questa settimana, e “in assenza di miglioramenti, nuovi stimoli saranno necessari”.

Dichiarazioni ancora più a effetto, dal momento che in Europa i tassi d’interesse sono già a zero.

Brindisi sui mercati con accelerazione al rialzo di Borse e bond.

Paura e avidità muovono i mercati. E anche le banche centrali. La molla per il dietrofront delle banche centrali è stata la paura.

Il ribasso dei mercati dello scorso mese, uno dei peggiori mesi di maggio degli ultimi trent’anni, insieme all’incertezza generata dalla guerra commerciale.

Le banche centrali sono intervenute veloci, con  un impatto da tirannosauri.

Pesi massimi in grado di rimettere ordine nella foresta in pochi minuti.

Dissipata la paura, gli operatori si sono lanciati all’inseguimento del rendimento, come giaguari alla caccia di antilopi.

I rendimenti dei bond sono sprofondati. I Treasury decennali USA sotto il 2% (in dicembre rendevano il 3.26%).

I Bund decennali scesi fino a -0.32%, sotto i minimi di rendimento toccati nel luglio 2016 (nel pieno della crisi delle banche europee e delle commodities).

I BTP decennali hanno messo le ali, con rendimenti collassati al 2% (un mese fa rendevano il 2.70%).

Mercati azionari decollati, con l’indice S&P 500 che ha segnato un nuovo massimo assoluto a 2956.

Il rally è stato alimentato da news in miglioramento sul fronte geopolitico.

Tensioni stemperate fra USA e Messico, speranza di un possibile accordo commerciale fra Cina e Stati Uniti a fine giugno in occasione del G20, Italia più conciliante con Bruxelles.

OPERATIVAMENTE E PER CONCLUDERE

Oggi i mercati scontano nei prezzi futures più di un taglio dei tassi d’interesse da parte della Fed quest’anno.

Se ciò non avvenisse, i mercati avrebbero una grossa delusione.

Mercoledì, la Fed ha avuto un tono accomodante, ma ha lasciato i tassi invariati al livello di dicembre, al 2.25%-2.50%.

C’è incertezza per la guerra commerciale, ma l’economia non sta andando male. Anzi.

A parte il brutto dato del 7 giugno, solo 75000 nuovi occupati nel settore non agricolo, e il rallentamento del settore manifatturiero, molti dati sono incoraggianti.

Il PIL al passo del 3.1% nel primo trimestre, l’inflazione all’1.8%, le vendite al dettaglio a +3.1% su base annua.

Anche in Europa, meno brillante, alcuni importanti membri della BCE, come De Guindos, vice presidente BCE, Coeuré e lo stesso Draghi hanno fatto notare che il mercato sta scontando nei prezzi futures sui tassi scenari più cupi di quanto i dati economici facciano presagire.

Draghi lo ha detto negli ultimi minuti della conferenza stampa BCE il 6 giugno.

Louis De Guindos ne ha parlato in un’intervista con il Corriere della Sera il 15 giugno.

Benoit Coeuré in un’intervista con il Financial Times il 17 giugno.

Tassi bassi e dati economici moderatamente positivi sono un cocktail ideale per i mercati.

Se Cina e USA trovassero un accordo (almeno temporaneo) sul commercio potremmo vedere nuovi massimi sull’azionario.

Ma attenzione! Ogni news molto positiva farebbe ritornare le banche centrali a camminare in avanti nel percorso di rialzo dei tassi e questo spegnerebbe velocemente l’entusiasmo.

D’altro canto, la tensione fra Iran e USA sta crescendo a vista d’occhio. Una forte risalita dei prezzi del petrolio risveglierebbe la paura dell’inflazione.

In questo scenario, prendiamo profitto sui BTP dopo il recente rally: nuove tensioni fra Italia e Bruxelles sono dietro l’angolo.

Vendiamo Bund allo scoperto, protetti da stop. Vendere allo scoperto bond con rendimento negativo, espone a un carry trade positivo (a scadenza il rendimento è positivo).

D’altro canto, dovessero allentarsi le tensioni, le banche centrali tornerebbero a parlare di rialzi dei tassi.

Ai prezzi attuali, il rapporto rischio/rendimento è interessante.

Sull’euro, area 1.11-1.12 è opportunità di vendita di dollari nell’ottica di un prossimo indebolimento del biglietto verde.

Trump ha già criticato Draghi e la Cina di aver indebolito le proprie valute. Lo vorrà fare anche lui!

Buon fine settimana a tutti,

Fonte: BondWorld.it

Articoli Simili

GAM – Fino a quando “Non ci sono alternative”?

Redazione

Capital Group: Il crollo del dollaro è un segno premonitore?

Redazione

Dorval AM: forte shock non significa per forza recessione

Redazione