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BCE. Let’s Twist?

 

Durante la conferenza stampa del 13 settembre è emersa l’ipotesi che la BCE possa annunciare un’operazione “twist”, come quella lanciata dalla Fed nel 2011….

a cura di Intesa San Paolo

Un’operazione di questo tipo non sembra facilmente realizzabile nella zona euro e nel rispetto del principio di neutralità che si è dato la BCE nell’implementazione dei riacquisti.

BoE. Nessuna novità neppure dalla Banca d’Inghilterra.

Banca Centrale Europea

I tassi rimarranno certamente fermi anche a novembre e potrebbero anche non essere più toccati fino al maggio 2019, indipendentemente da come procederanno i negoziati con l’UE.

  • Come da nostre attese, la riunione BCE si è conclusa senza novità di rilievo sulla gestione della politica monetaria.
  • Inoltre, il Consiglio ha lasciato invariata la comunicazione sui tassi riaffermando che “ rimarranno sui livelli attuali fin dopo l’estate del 2019 ed in ogni caso fin quando necessario per sostenere il ritorno dell’inflazione al target nel medio periodo ”.
  • Riguardo le misure non convenzionali, la BCE ha ribadito che gli acquisti verranno terminati dopo dicembre, posto che i dati confermino lo scenario di graduale aumento dei prezzi nei prossimi mesi.

Nessuna novità anche sui riacquisti, anzi Draghi ha specificato che la discussione non ha toccato eventuali modifiche alla politica di reinvestimento.

Mantenere invariata la comunicazione sui riacquisti, quando la fine del QE è alle porte, risponde alla necessità di enfatizzare l’approccio prudente alla normalizzazione della politica monetaria. Ad oggi, non sembra esservi urgenza di comunicare novità su tale misura.

Dalla conferenza stampa è emerso che alcuni operatori si aspettano che la BCE possa lanciare un’operazione “twist” come fece la Fed nel 2011 (per maggiori dettagli si veda Let’s do the Twist), per limitare l’innalzamento dei tassi a lungo termine.

Un’operazione di questo tipo potrebbe rassicurare i mercati nel caso in cui, finito il QE, dovesse verificarsi un rallentamento dell’economia e/o un restringimento indesiderato delle condizioni finanziarie. Ingegnare un “twist europeo” non sarebbe, però, così banale. La regola degli acquisti in base alle quote capitale sarebbe difficilmente derogabile ma di per sé non esclude un twist .

La principale difficoltà è che un’operazione di questo tipo sarebbe in contrasto con il principio di essere “ neutral along different maturity spectrum ”, che la BCE ha sempre sottolineato, inoltre non va trascurato che nella zona euro non vi è una sola yield curve .

Riguardo il rischio Italia, Draghi ha dichiarato che per ora, per la BCE, vale la posizione dei ministri delle finanze Tria e degli esteri Moavero Milanesi.

In ogni caso, anche negli episodi recenti di pressione sullo spread non si è visto un contagio significativo ad altre aree.

Draghi ha anche ribadito che la ratio del QE era contrastare il rischio di deflazione non di limitare l’allargamento del premio al rischio sui titoli di alcuni paesi della periferia.

Riguardo la valutazione dello scenario macro, la Banca Centrale Europea ha confermato la fase di espansione moderata e graduale aumento dei prezzi interni.

Riviste verso il basso le stime di crescita 2018 e 2019 su attese di crescita meno vivace della domanda estera, in parte per effetto del recente apprezzamento del cambio euro, in particolare verso la lira turca.

I rischi sono ancora valutati come circa bilanciati ma si sottolinea l’accresciuto rischio di una deriva protezionistica, le pressioni sugli emergenti ed in generale l’aumento della volatilità sui mercati finanziari.

Per quanto concerne le stime di inflazione il messaggio è di maggiore fiducia in un aumento dei prezzi verso il target anche dopo la fine degli acquisti.

In particolare, Draghi ha enfatizzato che sull’orizzonte di previsione il rialzo dell’inflazione complessiva è spiegato da un’inflazione core  più forte grazie all’accelerazione dei salari, che è stata confermata dai dati per il 2° trimestre.

Continuiamo a ritenere che non si avranno novità dalla BCE di qui a inizio 2019. Il Consiglio non ha interesse ad alterare la guidance sui riacquisti. Per quanto riguarda i tassi, pensiamo che la Banca Centrale Europea voglia disfarsi della politica di tassi negativi quanto prima e che attenda conferme del rialzo dei prezzi interni nei primi mesi del 2019.

La Banca d’Inghilterra ha rispettato il copione, lasciando il Bank Rate invariato a 0,75% e confermando altresì il portafoglio di titoli a 435 miliardi di sterline. La decisione è stata unanime.

Il MPC ha ricordato di attendersi una crescita del PIL un po’ superiore al potenziale nei prossimi anni (1,75% medio contro 1,5% di potenziale), ma con il recedere del contributo all’inflazione dato dalla svalutazione della sterlina, il comitato resta convinto che un aumento dei tassi “graduale e di dimensione limitata” sia sufficiente per conseguire una graduale convergenza all’obiettivo di inflazione.

I mercati scontano il prossimo rialzo dei tassi con buona probabilità soltanto dal maggio 2019, e in pieno verso fine anno.

La riunione del 2 maggio avrebbe il doppio vantaggio di trovarsi dopo la data di recesso del Regno Unito dall’UE, e quindi con la massima visibilità sugli effetti economici di breve periodo, e di essere associata alla pubblicazione dell’ In fla tio n R e p o r t .

Riguardo al primo punto, però, va precisato che se fosse raggiunto un accordo con l’UE entro novembre, la certezza riguardo a una transizione tranquilla sarebbe acquisita anche prima, e cioè al momento dell’approvazione parlamentare dell’accordo.

Un rialzo in maggio sarebbe coerente con il gradualismo prevalente nel MPC.

Qualora fosse no – deal Brexit , la Banca d’Inghilterra si troverebbe teoricamente a gestire uno scenario molto complesso di svalutazione della sterlina, contrazione dei flussi commerciali, caduta dei prezzi immobiliari e rallentamento dell’attività economica.

In tale contesto sarebbe plausibile che la Banca centrale non si muovesse neppure in maggio.

Tuttavia, va anche detto che uno scenario del genere implica un collasso dei rapporti fra UE e Regno Unito così grave da escludere l’adozione di qualsiasi misura concordata di mitigazione, anche se andasse a beneficio di entrambe le parti.

 

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