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BMO: USA, la recessione potrebbe essere ancora lontana

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I rendimenti delle obbligazioni governative globali sono calati leggermente a causa dell’inflazione sottotono e del calo del prezzo del petrolio………

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A cura di Anja Eijking, gestore del fondo BMO Global Convertible Bond di BMO Global Asset Management


Il dato sull’inflazione core adottato dalla Fed ha registrato una flessione nell’ultima parte del 2018, e lo stesso ha fatto l’inflazione dell’Eurozona.

Nel periodo gli investimenti considerati più sicuri hanno beneficiato delle preoccupazioni relative alle prospettive di crescita dell’economia globale.

La Banca Centrale Europea non si è fatta influenzare da questa recente debolezza e ha concluso il QE a dicembre come da programma.

Sono state emesse convertibili per un totale pari a 7,5 miliardi di dollari.

Tra gli emittenti statunitensi, il fornitore di servizi per la misurazione continua dei livelli di glucosio Dexcom e la società di vendite online di prodotti per la casa Wayfair.

In Giappone sono entrati a far parte dell’universo delle convertibili il gestore di centri commerciali Takashimaya, Cosmo Energy e il distributore di materiali medici Ship Healthcare.

Sempre in Asia sono state emesse nuove convertibili dalle società di sviluppo immobiliare Country Garden e Taiwan Cement.

In Europa un’obbligazione convertibile è stata emessa da Ado Property, proprietaria di immobili di qualità di Berlino.

Le preoccupazioni relative alla crescita globale sono state influenzate dalle tensioni commerciali, dalla stretta monetaria e dal rischio politico.

I dati economici USA si sono mantenuti in larga parte positivi.

Tuttavia, il dato relativo al PMI in Europa è calato significativamente, indicando una crescita economica intorno all’1,5%, mentre le prospettive di crescita di Cina e Giappone sono state frenate dalle tensioni commerciali.

Attualmente le nostre previsioni di crescita per il 2019 sono pari al 2,5% per gli USA, tra l’1,5% e il 2% per l’Eurozona, tra il 6% e il 6,5% per la Cina e tra l’1% e l’1,5% per il Giappone.

Il nostro scenario di base continua a non prevedere una recessione negli USA considerati i solidi dati ISM.

Gli effetti positivi degli stimoli fiscali statunitensi finiranno nella prima metà del 2019 e, in assenza degli investimenti infrastrutturali promessi in campagna elettorale da Trump o di altre misure che vadano a compensare l’aumento della tassazione, una recessione nel 2020 o anche prima potrebbe essere possibile.

Tuttavia, ci aspettiamo l’implementazione da parte di Trump di politiche atte a evitare una recessione.

Nonostante i pochi risultati tangibili del meeting al G20, sembra che si sia entrati in una fase di distensione delle tensioni commerciali tra USA e Cina, in cui sembra esserci la disponibilità di entrambe le parti a trovare un accordo entro la fine del primo trimestre dell’anno.

Considerate le prospettive ancora deboli per quanto riguarda l’inflazione e la crescita globale, ci aspettiamo che la Fed proceda con più cautela nel rialzo dei tassi, che potrebbero limitarsi a uno o due per tutto il 2019.

Brexit continua a essere fonte di incertezza. Il Primo Ministro Theresa May e l’UE hanno raggiunto un accordo sul testo del Withdrawal Treaty, che verrà presto votato dal Parlamento inglese.

Allo stato attuale delle cose, sembra che la maggioranza sia contro le condizioni concordate.

Fonte: BONDWorld.it

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