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Bond, rendimenti di nuovo sotto zero!

De Gaetano Andrea AAg Banche centrali bond

Nuovo record di bond con tassi negativi nel mondo, 12.5 trilioni di dollari. Il recente rally dei Titoli di Stato, con conseguente crollo dei rendimenti, richiama l’attenzione sui Titoli che sono saliti di più, come il Bund luglio 2034, 4.75%……

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Andrea De Gaetano – Analista Senior AAg Wealth Management


Uno dei migliori investimenti per chi lo avesse mantenuto dall’emissione a oggi.

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Ipotizziamo un investimento di un milione di euro nel Bund 2034, 4.75%, nel 2003, data di emissione. Grasse cedole di 47.500 euro all’anno, con un guadagno in conto capitale oggi di 750.000 euro.

Il bond, emesso a 100 nel 2003, oggi quota 175. Tassazione del Titolo di Stato al 12.5% (anziché al 26%).

Un comodo viaggio su una berlina tedesca, con la sicurezza di arrivare a destinazione. Capitale garantito a scadenza e cedole di tutto rispetto.

Lo stesso titolo, comprato oggi a 175, ha rendimento negativo.

A scadenza restituirà 100.

Nel 2003, quando il titolo era stato emesso, tutti raccomandavano di “stare sul breve”, comprare bond a corta scadenza. E avevano le loro buone ragioni.

Allora, i tassi d’interesse in Europa erano al 2%, livello minimo dall’introduzione dell’euro nel 1999.

Si era reduci dallo shock della bolla dot.com del 2000 e delle Torri Gemelle del 2001.

I tassi della neonata BCE scesero dal 4.75% del 2000 al 2% del 2003.

Tassi ai minimi e scoppio della seconda guerra in Iraq suggerivano un’impennata dei prezzi del petrolio e dell’inflazione, con conseguente rialzo dei rendimenti (calo dei prezzi) sui bond.

Accadde il contrario.

La guerra in Iraq fu di breve durata. I prezzi del petrolio crollarono da 40 a 25 dollari al barile in due mesi. Tra il 2003 e il 2005 i tassi d’interesse salirono di soli 25 punti base, dal 2% al 2.25%.

Festa grande per il Bund 2034, decollato del 20%.

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Nel 2005, arrivò il primo mal di pancia per gli investitori in bond.

Ripresa dell’economia e dell’inflazione che dal 2% del 2005 schizzò fino al 4.1% del luglio 2008.

Petrolio a 147 dollari al barile nel luglio 2008.

Il Bund 2034 sprofondò da 122 a  97.5.

Frenate in discesa, nausea anche sulla berlina tedesca.

Dal 2008, con diversi forti scrolloni intermedi, il Bund luglio 2034 4.75% non ha fatto che salire.

Picchi intorno a 180 dopo il primo QE europeo nel 2015 e poi nel 2016, porto sicuro nella crisi bancaria italiana, del petrolio e delle materie prime nel 2015-2016.

Oggi, di nuovo sui massimi di prezzo/minimi di rendimento.

Ora che i rendimenti sono ai minimi di sempre, piovono le spiegazioni delle case di investimento, ex post, sulle ragioni dei rendimenti negativi e del perché i tassi sono negativi e potrebbero esserlo ancora di più.

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Il “fattore demografico”, per esempio. L’invecchiamento della popolazione che porta ritmi di crescita più rilassati del prodotto interno lordo.

Il nuovo stimolo monetario che il mercato si aspetta dalle banche centrali. Il rallentamento dell’attività manifatturiera e dell’inflazione che evoca scenari recessivi, favorevoli ai bond di qualità.

Il debito mondiale, lievitato su livelli mai visti, che impone di tenere i tassi bassi per rendere sostenibile lo stesso debito.

In futuro arriveranno altre buone ragioni per spiegare ex-post il perché i tassi sono o sono stati bassi. Di solito, quando tutti o quasi spiegano, col senno di poi, che era giusto fare una cosa, è già il momento di farne un’altra.

OPERATIVAMENTE E PER CONCLUDERE

Le banche centrali hanno già sparato tante munizioni e ne hanno meno di prima.

Per questo stanno giocando d’anticipo, cercando di evitare che l’economia finisca in un nuovo baratro da cui, con meno munizioni a disposizione, sarebbe più difficile risollevarla.

Prima che il nome di Christine Lagarde emergesse come prossima guida della BCE, il presidente Mario Draghi ha annunciato a sorpresa nuovi possibili stimoli monetari, che il mercato si aspetta già nella prossima riunione del 25 luglio.

Lagarde, abile guida del FMI, ma nessuna esperienza come banchiere centrale, avrà la strada spianata per mantenere il lavoro fatto da Draghi.

Più politica che tecnica, sarà meno assertiva del suo predecessore.

La curva di rendimento sui bond europei ricorda molto la situazione che si era creata nel 2016. Oggi i rendimenti sui bond sono ancora più bassi di allora.

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Manteniamo il posizionamento tattico al ribasso sul Bund, in attesa di una discesa dei prezzi/risalita dei rendimenti (come fu nel 2017).

Da ora in avanti alleggeriamo posizioni tattiche acquistate a maggio sull’azionario. Come Borse e bond sono saliti a braccetto, scenderanno nello stesso modo: di solito i bond precedono le Borse.

Può bastare un dato forte sull’occupazione, come quello uscito oggi negli USA  (224000 nuovi occupati nel settore non agricolo a giugno e 3.7% di disoccupazione) per sollevare dubbi sui tagli dei tassi che il mercato si aspetta da BCE e FED nelle riunioni del 25-26 luglio.

Sul cambio Euro/Dollaro, ora a 1.1240, importante la tenuta di area 1.12-1.1180 per il mantenimento del movimento di recupero dell’euro che dovrebbe continuare nelle prossime settimane.

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Buon fine settimana a tutti

Fonte: BondWorld.it

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