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BondWorld: La settimana della BCE e dell’inflazione USA

BondWorld: Persuasive come il canto delle Sirene, le banche centrali hanno convinto gli investitori che non c’è pericolo.

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A cura di Andrea De Gaetano, Analista Indipendente


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Il miracolo di ripresa economica galoppante, accompagnata da stimoli monetari imperituri continuerà. Il messaggio è rimbalzato tra gli esponenti di Fed e BCE, rafforzato dai banchieri centrali dei singoli Paesi.

Sulle orme di Fed e BCE, Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, ribadisce l’importanza di mantenere condizioni di finanziamento a lungo accomodanti, per non ripetere l’errore del 2008-2009. Questo, nonostante la previsione di Banca d’Italia di una vigorosa ripresa del PIL italiano, oltre il 4% nel 2021-2022.

Settimana scorsa, la FED, attenta a togliere il primo bastoncino, come in una partita di Mikado, ha detto che inizierà a vendere i corporate bond e i fondi fixed income. La notizia è stata snobbata dagli investitori perché le holding di corporate bond rappresentano una frazione del bilancio della Fed rispetto agli acquisti di Treasury. L’atteggiamento rimane accomodante.

I dati sull’occupazione USA nel mese di maggio hanno dato un assist alla FED, con un dato buono e un altro meno buono. Disoccupazione scesa al 5.8%, dal 6.1% del mese precedente meglio delle attese del 5.9%. 559.000 nuovi occupati, meno dei 650.000 che gli economisti si aspettavano.

Dati “troppo” positivi sarebbero una buccia di banana per le banche centrali, impegnate a servire deliziose portate di tassi a zero ai mercati, nonostante i segni di ripresa economica spumeggiante.

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Altro assist, i dati sugli ordini dei beni durevoli USA, scesi più delle attese, hanno raffreddato l’entusiasmo per i dati sul settore dei servizi cresciuto in maggio per il dodicesimo mese consecutivo, PMI Final Services a 70.4%, con tutte le 18 industrie dei servizi in crescita.

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Petrolio alla soglia dei 70 dollari al barile, prezzi dell’immobiliare USA alle stelle, metalli e materie prime in volata riportano il T-Note decennale in area 1.60% di rendimento. Rendimento reale ancora negativo con un tasso di inflazione al 4.2% in aprile (3% al netto di alimentari ed energia). Osservati speciali i prossimi dati sull’inflazione USA in arrivo giovedì 10 giugno, stesso giorno della conferenza stampa BCE.

L’Europa, un po’ in ritardo rispetto agli USA, sta recuperando terreno.

I dati Markit PMI sul terziario, a 57.1 in maggio, segnano il terzo mese consecutivo di espansione e il migliore incremento da febbraio 2018. L’aumento dei nuovi ordini è stato tale che le aziende hanno avuto difficoltà a gestirli.

La fiducia sulle prospettive di affari futuri è migliorata a livelli record dal 2012.

Ciò spiega il balzo nelle stime flash dell’inflazione europea attesa al 2% in maggio (0.9% al netto di alimentari ed energia), trainata dai prezzi dell’energia e dai servizi.

Nonostante il balzo inflazione, i rendimenti dei bond governativi restano in territorio negativo in Germania. Nemmeno in Italia coprono dal costo dell’inflazione.

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Il binomio di ripresa economica e stimoli monetari è scontato dai mercati che si presentano con valutazioni torreggianti ai prossimi appuntamenti con la BCE e la FED del 10 e 16 giugno.

Ad aprire le danze sarà Christine Lagarde con l’abilità di un equilibrista per non scomporre la quiete braminica che regna sui mercati.

Dovesse esserci qualche passo falso, i mercati avrebbero la buona occasione per fermarsi un attimo. Se no, avremmo un allungo ulteriore al limite dell’ebbrezza.

In entrambi i casi, finché i tassi a breve rimarranno incollati a zero con un’economia in ripresa, il quadro rimarrà più favorevole all’azionario che all’obbligazionario.

Gli High Yield, protagonisti dell’ultimo anno, proteggono meglio dall’inflazione rispetto ad altri bond. L’alta inflazione è accompagnata da più alta crescita e le aziende più rischiose (che emettono bond High Yield) hanno più probabilità di sopravvivenza in uno scenario di alta crescita.

D’altra parte, quando l’inflazione sale troppo velocemente, gli investitori iniziano a vendere i bond più rischiosi, aspettando che le banche centrali alzino i tassi, per spostarsi su bond di rating più alto. Per ora, questo fenomeno ha iniziato a manifestarsi sui T-Note decennali USA. I rendimenti sono scesi un po’, da 1.77% alla soglia dell’1.60%.

In attesa, rimaniamo investiti al 50% mantenendo un 50% in cash.

Come ha fatto notare il guru dei bond Bill Gross, co-fondatore di Pimco, “i veri re e regine dei bond siedono sul trono della Federal Reserve. Il cash è stato spazzatura per anni, ma potrebbe essere l’unico rifugio degli investitori”.

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Fonte: BondWorld.it

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