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Brexit e USA-Cina risultati sono ancora provvisori

Brexit e USA-Cina risultati sono ancora provvisori. Nell’ultima settimana, il flusso di notizie sul fronte delle politiche commerciali è stato positivo: nel complesso, si riduce il rischio che la caduta dell’attività manifatturiera si aggravi………..

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a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


Tuttavia, sia sul fronte Brexit, sia su quello del negoziato USA-Cina i risultati positivi sono ancora provvisori.

– Due settimane fa commentavamo i primi segnali di miglioramento dell’attività manifatturiera arrivati dalle indagini congiunturali, in particolare nei mercati emergenti, avvisando che nuovi shock negativi sul fronte delle politiche commerciali avrebbero potuto ancora vanificare i segnali positivi endogeni.

Ebbene, nell’ultima settimana sono arrivati due sviluppi potenzialmente favorevoli.

– In primo luogo, le trattative USA-Cina sul commercio, hanno registrato una tregua dopo diversi mesi di tensioni crescenti.

Le parti hanno siglato un mini-accordo che prevede:

1) il rinvio del rialzo da 25% a 30% dei dazi USA su 250 mld di importazioni dalla Cina previsto per il 15 ottobre, senza però modificare la data dell’aumento dei dazi programmato per dicembre, né indicare cambiamenti ai dazi in essere;

2) l’impegno della Cina ad acquistare fino a 50 mld di dollari di prodotti agricoli (senza però specificare tempi di attuazione).

Sui temi più strutturali (protezione della proprietà intellettuale e sussidi alle imprese) per ora non ci sono novità concrete, anche se è stato detto che si sono fatti progressi.

Trump ha affermato in un tweet che l’accordo siglato è “di gran lunga il più grande e il migliore accordo” mai concluso a favore degli agricoltori nella storia degli USA, ma nel complesso questo traguardo intermedio è tutt’altro che un significativo passo avanti nella guerra commerciale con la Cina.

I temi controversi restano aperti e l’incertezza sulla sorte dei dazi rimane invariata, anche se il rialzo immediato è quanto meno posposto.

– In secondo luogo, UE e Regno Unito hanno raggiunto una nuova intesa sul trattato di recesso dall’UE e sulla dichiarazione di politica collegata.

Il risultato era tutt’altro che scontato, dato che la svolta negoziale è maturata soltanto una settimana fa, molto a ridosso della data prevista per il Consiglio Europeo.

Se l’accordo sarà ratificato, gli effetti pratici della Brexit saranno sostanzialmente rinviati di due anni: per l’interscambio commerciale fra Regno Unito ed Europa continentale tutto resterà come prima fino al termine del periodo transitorio.

Ciò rimuoverebbe dallo scenario il rischio di uno shock negativo potenzialmente importante come quello legato a scenari di uscita senza accordo.

– Tuttavia, l’accordo deve ancora superare l’ostacolo del voto significativo da parte della Camera dei Comuni, previsto sabato 19.

Il primo ministro Johnson non è riuscito finora a convincere gli unionisti nord-irlandesi del DUP.

Anche con l’appoggio di questi ultimi, Johnson avrebbe avuto bisogno di 9 voti laburisti per ottenere una risicata maggioranza di 1 voto, e ciò includendo nel computo 15 deputati conservatori ribelli. DUP potrebbe ancora cambiare idea, rendendo più agevole il passaggio.

Ma senza i voti di DUP, serviranno ben 19 defezioni fra i laburisti per approvare l’accordo, che pare difficile.

Perciò, non si deve escludere l’ipotesi che l’accordo venga nuovamente bocciato, che arrivi una nuova richiesta di proroga e che si vada quindi a elezioni anticipate. In caso di vittoria, Johnson potrebbe poi riproporre l’accordo al Parlamento, questa volta con garanzia di successo.

Un Parlamento bloccato prolungherebbe invece lo stallo. Comunque sia, a questo punto, il rischio di un’uscita senza accordo appare davvero limitato.

Fonte: BondWorld.it

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