BondWorld.it
brexit opposizione

Brexit: il Governo britannico ha ottenuto una proroga

Brexit: il Governo britannico ha ottenuto una proroga dell’art. 50 fino al 22 maggio, se il Parlamento approverà l’accordo con l’UE, ma soltanto fino al 12 aprile se il voto sarà negativo…..

a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


Al momento pare probabile che l’accordo sarà nuovamente respinto.

In tal caso, l’esito finale rimane imprevedibile: anche se la prima ministra May sembra ora più orientata a una no deal exit , non si possono escludere un voto di sfiducia, dimissioni, né un nuovo voltafaccia che porti a una sorprendente richiesta di estensione lunga.

– Il Governo britannico ha ottenuto dal Consiglio Europeo una proroga dell’articolo 50 fino al 22 maggio 2019, in caso di approvazione dell’accordo, che si ridurrà però al 12 aprile in caso di mancata approvazione.

La prima ministra May aveva inoltrato all’Unione Europea una richiesta di proroga fino al 30 giugno, facendo riferimento alla necessità di completare l’iter legislativo connesso all’uscita, in caso di approvazione dell’accordo da parte della Camera dei Comuni nei prossimi giorni, senza sbilanciarsi sui passi che sarebbero stati compiuti in caso di mancata ratifica.

A tal fine, la premier May aveva chiesto al Consiglio anche di approvare formalmente i documenti integrativi concordati con la Commissione Europea, in modo da aggirare il divieto di chiedere al Parlamento di deliberare una seconda volta sulla stessa mozione nel corso di una sessione parlamentare (il che è stato concesso dal Consiglio).

Pare quindi che il Governo non intenda aprire alcun dialogo con l’opposizione riguardo al contenuto della dichiarazione politica sulla relazione futura, come invece richiesto dai laburisti, e che la strategia resta quella di passare l’accordo così com’è.

Ciò rappresenta una svolta clamorosa rispetto al discorso del 13 marzo, quando era stato prospettato dalla May che una nuova bocciatura sarebbe stata seguita da una richiesta di estensione lunga del processo negoziale, al fine di esplorare altre strade.

Ancora una volta, il processo è stato dominato da esigenze di partito: la riunione del Consiglio dei Ministri di martedì aveva evidenziato che qualsiasi altra scelta avrebbe potuto precipitare la crisi interna al Partito Conservatore, con dimissioni di massa di ministri e sotto-segretari.

– All’inizio della prossima settimana, lunedì o martedì, la Camera dei Comuni sarà chiamata a votare su uno statutory instrument che sposterà la data del recesso attualmente prevista dallo EU Withdrawal Act.

Tale appuntamento non dovrebbe presentare problemi. Il vero scoglio è il nuovo voto significativo sull’accordo con l’UE. Se la prossima settimana (si parla di martedì 26 o mercoledì 27 come date possibili) l’accordo sarà approvato dalla Camera dei Comuni, l’Unione Europea concederà una proroga dell’art. 50, ma soltanto fino al 22 maggio (cioè fino alla data delle elezioni per il Parlamento Europeo).

Tuttavia, non è chiaro perché dopo la nuova resa della Premier gli euroscettici dovrebbero rassegnarsi a votare l’accordo.

In fondo, ora hanno ottime possibilità di far uscire il Regno Unito senza accordo entro il 12 aprile. Se loro voteranno contro, soltanto l’appoggio di un sufficiente numero di laburisti preoccupati per gli effetti di una no deal exit potrebbe consentire l’approvazione.

– Se l’accordo sarà nuovamente bocciato o se non sarà neppure votato, si presentano due possibilità, da percorrere comunque entro il 12 aprile.

La prima, che è anche l’unica soluzione che non richiede specifici atti legislativi, è che il Regno Unito rinunci a percorrere qualsiasi altra opzione, e che esca alla mezzanotte del 12 aprile senza accordo.

A prima vista, questa sembrerebbe il piano B scelto dalla May, ed è anche l’unica opzione che le garantisce di rimanere in carica; tuttavia, la stampa riferisce che di fronte al Consiglio Europeo la Premier non si sarebbe sbilanciata al riguardo.

La seconda, è che si verifichino importanti sviluppi politici tali da giustificare una richiesta di estensione lunga, non esclusa dal Consiglio Europeo.

– Ma quali sviluppi? La prima possibilità, la più virtuosa, è che Theresa May compia un’altra clamorosa giravolta politica e avvii un percorso alternativo concordato con le opposizioni. Il percorso alternativo è quello dei voti indicativi, per far emergere una proposta di consenso.

Tuttavia, è anche una strada che potrebbe portare a dimissioni di massa dall’esecutivo di ministri e sottosegretari euroscettici, e potenzialmente a una crisi di governo; inoltre, non sarebbe comunque facile raggiungere una convergenza.

Mentre i conservatori nominano il nuovo primo ministro, difficilmente il governo potrebbe promuovere questo tipo di soluzione.

La seconda possibilità è proprio quella delle dimissioni della Premier, eventualmente dopo un voto di sfiducia del parlamento, seguite da nuove elezioni invece che da un mero cambio interno di leadership.

Con la complicazione che in ambedue gli scenari il Regno Unito dovrebbe indire entro il 12 aprile anche l’elezione dei membri britannici del nuovo Parlamento Europeo.

Fonte: BondWorld.it

Articoli Simili

Il Punto : Fed Arrivederci in autunno.

Redazione

Il Punto : Probabile contrazione PIL dell’Eurozona

Redazione

Il Punto : Efficacia dei vaccini

Redazione