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Brexit : la vittoria di Johnson

Brexit: la travolgente vittoria del partito Conservatore garantisce una rapida ratifica del trattato di recesso dall’UE. Dopo l’uscita formale del 31 gennaio prossimo,……..

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a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


UE e Regno Unito inizieranno a negoziare il trattato sulla relazione a regime.

La sfida è complessa: i tempi sono ristretti (il periodo transitorio si conclude il 31 dicembre 2020), e il livello di accesso al mercato unico dipenderà dal grado di allineamento normativo che il Regno Unito sarà in grado di garantire. In caso di fallimento, sarà quasi come un’uscita senza accordo: l’incertezza, quindi, resta.

◼ Le elezioni parlamentari del 12 dicembre si sono concluse con un’ampia vittoria del Partito Conservatore e, quindi, un percorso rapido e tranquillo verso la ratifica del Trattato di Recesso dall’Unione Europea.

I Conservatori hanno conquistato 364 seggi, ben oltre la maggioranza assoluta di 326, con un incremento di 66.

I Laburisti ne hanno persi 42, scendendo a 203. Male anche i Liberal-democratici (11).

L’unica altra formazione politica in ascesa è lo Scottish National Party (48).

Il nuovo voto sul trattato di recesso dovrebbe svolgersi il 20 dicembre, e il suo esito si può dare a questo punto per scontato.

Il Partito Conservatore è stato molto attento a garantirsi una rappresentanza coesa riguardo alla attuazione della Brexit.

◼ L’uscita formale del Regno Unito dall’UE si verificherà il 31 gennaio.

Grazie al periodo di transizione previsto dall’accordo, tuttavia, gli effetti pratici del recesso sull’interscambio commerciale e in generale sul quadro normativo sono rinviati al 31 dicembre 2020, come previsto dall’art. 126 del trattato di recesso.

Infatti, la data finale del periodo transitorio è rimasta ancorata alla scadenza del periodo di bilancio pluriennale, sicché il ritardo del processo di ratifica parlamentare ne ha accorciato significativamente la durata.

Nel frattempo, il Regno Unito resterà soggetto alla normativa comunitaria, come previsto dall’art. 127 del trattato.

Gli effetti dell’uscita saranno però immediati per quanto concerne l’estromissione dagli organi decisionali comunitari (Commissione, Consiglio, Parlamento Europeo) e l’esclusione del Regno Unito dagli effetti di eventuali trattati internazionali sottoscritti dall’Unione Europea.

◼ Ci saranno quindi soltanto 11 mesi per ratificare l’accordo sulla relazione a regime, a meno che non siano concordate proroghe.

In assenza di un trattato commerciale con l’UE, dal 1° gennaio 2021 i rapporti commerciali dell’UE con il Regno Unito saranno basati sulla tariffa WTO, e le barriere non tariffarie sarebbero le più alte di ogni scenario ipotizzato, proprio come in uno scenario di no deal exit.

La differenza rispetto a uno scenario di no-deal Brexit sarebbe costituita soprattutto dal diverso trattamento dell’Irlanda del Nord.

Perciò, i pochi mesi a disposizione per negoziare e ratificare l’accordo sulla relazione a regime rendono il prossimo passaggio molto delicato, e non consentono di considerare dissolta l’incertezza.

Il nodo del futuro negoziato non sarà costituito tanto dal livello dei dazi, quanto piuttosto dal livello di allineamento normativo che il Regno Unito sarà in grado di garantire: minore tale allineamento (che significa recepire più o meno automaticamente la normativa europea in materia di commercio), minore anche l’accesso al mercato unico.

Poiché la Brexit è stata proposta come un mezzo per ripristinare la sovranità britannica, il governo britannico dovrà trovare il punto di equilibrio fra accesso al mercato e livello di rule taking.

Per inciso, è opinione diffusa che l’accesso automatico al mercato unico dei servizi non sarà parte dell’accordo finale.

◼ La conclusione dell’accordo con l’Unione Europea potrebbe anche finire con l’essere condizione necessaria per la conclusione di trattati commerciali bilaterali con paesi terzi.

Ad esempio, malgrado le dichiarazioni di principio benevole e concilianti dei mesi scorsi, gli Stati Uniti vorranno tutelarsi dal rischio che automobili prodotte nell’UE possano essere esportate come prodotto britannico.

In conclusione, se l’uscita del Regno Unito dall’UE ora è certa, le modalità della stessa restano ancora largamente da definire, e l’incertezza non potrà essere sciolta in tempi tanto brevi.

Fonte: BondWorld.it

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