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Brexit: tempesta politica tra parlamento e governo

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Brexit: ancora una volta, l’approssimarsi della scadenza per l’uscita dall’UE ha scatenato una tempesta politica e un feroce braccio di ferro tra parlamento e governo……..

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a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


Il parlamento sta cercando di imporre al governo di non uscire senza accordo (e, quindi, di chiedere una nuova proroga), mentre il governo punta a trasformare le elezioni in un referendum sulla Brexit, ma non ha i numeri per far sciogliere il parlamento.

L’uscita potrebbe ora slittare di nuovo, questa volta al primo trimestre 2020, ma non vi sono certezze al riguardo.

– Ancora una volta, l’approssimarsi della scadenza per l’uscita del Regno Unito dall’UE scatena una tempesta politica.

Il governo ha provato a rendere inevitabile un’uscita il 31 ottobre chiudendo per cinque settimane il parlamento, ma il tentativo è fallito: questa settimana, la Camera dei Comuni ha approvato un provvedimento che obbliga il governo a non uscire senza accordo con l’UE, di fatto obbligando a chiedere una proroga.

Anche il tentativo di bloccare con manovre ostruzionistiche il passaggio alla Camera dei Lord sembra fallito.

Ugualmente fallito il tentativo di sciogliere il parlamento per andare a elezioni anticipate il 15 ottobre: le opposizioni hanno impedito di raggiungere la necessaria maggioranza dei 2/3.

– Che cosa può succedere ora? Probabilmente il governo riproporrà lunedì prossimo la mozione per andare a elezioni.

Le opposizioni, però, acconsentiranno soltanto di fronte alla certezza che Brexit non avrà luogo il 31 ottobre (il che si avrebbe soltanto alla presentazione della richiesta, dopo metà ottobre.

Si parla di altre possibilità per forzare le elezioni: una mozione di sfiducia contro il governo presentata dalla stessa maggioranza: se approvata, però, non consentirebbe di andare a elezioni prima del 29 ottobre, considerando i 14 giorni concessi alle opposizioni per tentare di formare un nuovo governo; quindi, per il governo resterebbe il problema di come comportarsi di fronte all’imposizione del parlamento.

Un’altra possibilità è quella di modificare a maggioranza semplice del Fixed Term Parliament Act, in modo da autorizzare, limitatamente a questo caso particolare, lo scioglimento della Camera dei Comuni.

Quest’ultima scelta, però, sembra rischiosa per un governo che non ha più la maggioranza parlamentare.

– A questo punto, bisognerebbe concludere che le elezioni anticipate, comunque inevitabili, saranno associate a una (breve) proroga dell’art. 50.

Tuttavia, il primo ministro è stato netto nell’affermare che non chiederà mai una proroga, e che piuttosto potrebbe dimettersi; in tal caso, toccherebbe al nuovo primo ministro (plausibilmente Corbyn) firmare la richiesta – ammesso che sia possibile formare un governo alternativo.

Qualche analista politico sostiene che il governo potrebbe addirittura decidere di assumersi il rischio di non rispettare la legge votata dal parlamento, il che rappresenterebbe però un ulteriore picconata alla credibilità già in crisi del sistema di governo del Paese.

– In caso di proroga dell’art. 50, il voto anticipato sarà una sorta di referendum sulla Brexit, con un partito conservatore radicalizzato che punterebbe a riconquistare i voti emigrati verso il Brexit Party per compattare la propria maggioranza.

In caso di vittoria, che alla luce dei sondaggi appare lo scenario più probabile, l’uscita alla nuova scadenza (fine gennaio 2020?), quasi certamente senza accordo, diverrebbe una certezza.

Ma se invece il partito conservatore non riuscisse a conseguire la maggioranza, l’impasse potrebbe riproporsi.

– En passant, con il passare del tempo lo scenario di uscita senza accordo è destinato a perdere almeno una parte della sua aura di terrore.

Come nota la Bank of England nella lettera inviata al Tesoro il 3 settembre, i preparativi in corso nel settore pubblico e nel settore privato ridimensionano i rischi di paralisi del commercio internazionale.

Inoltre, l’87% delle merci importate non sarà soggetto a dazi, secondo quanto annunciato dal governo nel marzo 2019.

Quindi, anche la Bank of England riconosce che il worst case attuale sarebbe meno severo rispetto alle ipotesi di un anno fa.

Tuttavia, anche così la simulazione produce una riduzione del PIL britannico di 5,5% rispetto allo scenario base.

Fonte: BondWorld.it

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