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CANDRIAM: può il Renminbi diventare il nuovo dollaro?

CANDRIAM. Sia nella guerra commerciale sia nella lotta al Covid-19, la Cina ha chiaramente riportato un successo sul fronte dell’economia interna.


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A cura di Julien Fabre, Fixed Income Fund Manager di CANDRIAM


Contro ogni probabilità è riuscita a gestire la transizione dalla trappola del reddito medio in cui incappano molti Paesi emergenti, risalendo la catena del valore in un’economia basata sul consumo.

Un successo economico interno, ma la Cina non (ancora) una potenza economica globale, è diventata meno aperta a livello economico, aprendosi invece in campo finanziario, nonostante tale apertura finanziaria resti misurata, limitata e artificiale.

Questi sviluppi sollevano quindi una domanda importante: gli investitori otterrebbero dei benefici se il renminbi diventasse il prossimo “dollaro”?

La Cina non solo sembrerebbe aver fronteggiato la pandemia prima degli altri Paesi, ma lo avrebbe fatto anche senza dover stampare moneta. Considerando solo questo fattore, sembrerebbe che il renmimbi possa diventare la valuta di riferimento a livello globale. Tuttavia, a giudicare dall’ammontare del debito, questo è meno ovvio.

Effettivamente, il renmimbi è l’unica tra le valute principali a non essersi deprezzata rispetto al dollaro nel marzo 2020. È interessante notare che l’improvviso apprezzamento del dollaro è stato causato in parte da una crisi di liquidità sui mercati interbancari statunitensi, risalente al riassorbimento del decennio di allentamento quantitativo della Fed nel 2019.

Una valuta in senso moderno non è altro che un debito pubblico che non paga interessi e non ha alcun valore fisico. È un mezzo di scambio e una riserva di valore, che si basa sull’effetto rete e sulla fiducia nello Stato di emissione, in una certa misura, una caratteristica auto-perpetuante. Anche se gli squilibri si accumulano, solo un grande sconvolgimento azzera l’ordine delle cose. Questo si è verificato solo una volta nella storia, quando la sterlina ha lasciato il passo al dollaro USA nel sistema valutario internazionale. Il renminbi è ora in grado di assumere un ruolo di leadership?

La Cina aspira a essere una potenza globale, ma senza dubbio è ancora lontana dall’esserlo. Eppure, di fronte alla peggiore pandemia globale dai tempi dell’influenza spagnola, ha saputo resistere ed è stata la prima società a gestire un ritorno ad una vita normale. Venticinque anni fa il Paese ha intrapreso un viaggio per aprire un’economia quasi autosufficiente al capitalismo. Negli ultimi due anni, la Cina ha poi sorpreso il mondo, contraddicendo l’idea che il suo modello di crescita si basasse su una produzione ad alte emissioni, su manodopera a basso costo e su prodotti standardizzati.

Il fatto che una valuta possa diventare moneta di riferimento dipende dall’affermarsi di un Paese come destinazione e origine di un considerevole ammontare di investimenti. Una valuta di riferimento richiede inoltre che una nazione sia una potenza globale, per giustificare la “piena fiducia e il credito” del governo. Essere la valuta di riferimento significa che il resto del mondo non ne ha mai abbastanza. Pertanto la superpotenza sottostante diventerà strutturalmente il debitore del mondo, per soddisfare la domanda di moneta.

La Cina resta un’economia decisamente chiusa, determinata però a essere un creditore sempre più grande. Infatti, ricorrendo alle sue enormi riserve di dollari USA, il Paese riconosce e consolida ulteriormente la supremazia del biglietto verde, e priva la sua stessa moneta della possibilità di diventare uno strumento di scambio e una riserva a livello globale.

Fonte: BONDWorld.it

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