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Comunicazione da Intesa San Paolo

CALCOLATRICE 2

Intesa San Paolo comunica le seguenti informazioni relative alle Obbligazioni «Banca Intesa S.p.A. 2006/2012 “Reload3 BancoPosta V collocamento 2006” legate All’andamento di cinque Indici azionari …

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Comunicazione ai sensi dell’art. 114, comma 5, del D. Lgs. n. 58/1998 (Testo Unico della Finanza)


…internazionali», ISIN IT0004099419 (di seguito: le Obbligazioni”), emesse da Intesa Sanpaolo S.p.A..

 

Intesa Sanpaolo S.p.A., in qualità di soggetto emittente (di seguito: “Intesa Sanpaolo”) ai sensi e per gli effetti della Comunicazione Consob n. DEM/DME/9053316 dell’8 giugno 2009 (di seguito: la “Comunicazione Consob”), in conformità all’art.114, comma 5, D. Lgs. n. 58/1998 (Testo Unico della Finanza), secondo le modalità di cui alla Parte III, Titolo II, Capo I della delibera Consob n. 11971 del 14 maggio 1999 e successive modifiche (Regolamento Emittenti),

 

comunica

 

a) che al 2 febbraio 2010 il Market Maker a Spread di Emissione, Bank of America N.A., come identificato nella comunicazione al mercato del 28 dicembre 2009, ha acquistato sul relativo mercato di quotazione (Mercato Telematico delle Obbligazioni – “MOT”) un ammontare di Obbligazioni pari ad Euro 41.799.000 ad un prezzo che riflette, in termini di spread di tasso di interesse, il merito del credito di Intesa Sanpaolo al momento ell’emissione delle Obbligazioni;

b) che tale ammontare riacquistato rappresenta il 75,06% di Euro 55.688.000, che indica a una volta il massimo ammontare di Obbligazioni acquistabili al prezzo che riflette, in termini di spread di tasso di interesse, il merito del credito di Intesa Sanpaolo al momento dell’emissione delle  obbligazioni;

c) che a titolo meramente indicativo si segnala che a tale data il valore del CDS (Credit Default Swap) (1) di Intesa Sanpaolo a 6 anni (2) era pari a 85,04 bps e tale valore alla data di emissione delle Obbligazioni era pari a 8,76 bps.

Sarà cura di Intesa Sanpaolo o dei soggetti appositamente delegati, informare il mercato del raggiungimento, per effetto dell’acquisto da parte del Market Maker a Spread di Emissione, della

soglia pari al 100% del massimo ammontare di Obbligazioni acquistabili alle condizioni di prezzo sopra indicate.

Al raggiungimento, da parte del Market Maker a Spread di Emissione, di una quota di Obbligazioni riacquistate pari al massimo ammontare di Obbligazioni acquistabili alle condizioni di prezzo sopra indicate, il prezzo di acquisto formulato sul relativo mercato di quotazione (Mercato Telematico delle Obbligazioni – “MOT”) dai Market Maker, definiti nella comunicazione al mercato del 28 dicembre 2009, rifletterà tutte le condizioni di mercato, compreso il merito del credito di Intesa Sanpaolo al momento vigente e potrebbe risultare inferiore rispetto a quello formulato a spread di emissione.

 

1 Il Credit Default Swap (CDS) è un indicatore del grado di solvibilità dell’Emittente espresso dal mercato e consiste nello swap di copertura del rischio di insolvenza dell’Emittente.

2 Il valore del CDS a 6 anni è stato calcolato per interpolazione tra il valore del CDS a 5 anni (rilevato sul circuito Bloomberg alla pagina “ISPIM SPA CDS EUR SR 5Y”) e il valore del CDS a 7 anni (rilevato sul circuito Bloomberg alla pagina “ISPIM SPA CDS EUR SR 7Y”).

Fonte: BONDWorld.it – Intesa San Paolo Spa

Islanda: l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha pubblicato giovedì una nota pubblicata la scorsa settimana ha voluto mettere
in risalto un considerevole aumento del rischio connesso ai Glacier Bond (i titoli sovrani islandesi). In caso di un effettivo
naufragio del programma d salvataggio del paese, il governo potrebbe cadere dissolvendo (de facto), le speranze di ottenere
i i fondi necessari al rimborso delle obbligazioni sovrane in scadenza. L’agenzia di rating Fitch ha già abbassato il
rating del paese al grado di Junk bond, mentre S&P ha messo il rating in watch negative. Un eventuale default del paese
potrebbe avere effetti negativi anche su alcuni istituti di credito statunitensi, nonché sui governi che hanno già prestato aiuto
al paese, innescando così una nuova ondata di risk aversion in un momento nel quale la percezione del rischio sovrano
sta diventando sempre più forte.
BNP: ‘agenzia di rating Moodys ha abbassato il rating di BNP Paribas da Aa1 ad Aa2, sulla scotta dei potenziali rischi derivanti
dall’attività di investment banking. Nonostante il gruppo abbia assorbito in maniera particolarmente positiva l’impatto
della crisi, l’agenzia ha sottolineato come l’integrazione della neo acquisita Fortis Bank costituisca sicuramente una fonte di
rischio. Nonostante le recenti mosse intraprese dal gruppo per rafforzare il capitale (il tier I è passato dal 7.8% al 10%), l’agenzia
ha sottolineato come 1/3 dell’attività di BNP sia ancora focalizzata nelle attività di Market ed investment banking e,
nonostante un sostanziale miglioramento delle strutture di risk management, l’impatto di eventi estremi andrebbe ad incidere
in maniera determinante sugli utili aziendali. L’outlook sul rating è stabile.
Bulgaria: L’agenzia di rating Moody’s ha alzato l’outlook sul debito sovrano bulgaro da stabile a positivo. L’upgrade del
rating Baa3 è il primo tra i sovrani dell’area EU dal Luglio del 2008; l’agenzia ha sottolineato come la rating action sia motivata
dalla stabilizzazione del deficit di bilancio (molto basso per gli standard internazionali) e dalla capacità del governo di
assorbire lo shock che ha colpito l’area e riavviare il processo di crescita interna. Gli analisti si aspettano un ritorno ad una
crescita positiva del PIL per la metà del 2010 anche se il peso della Grecia tra i partner all’export (circa il 9%) potrebbe rallentarne
il vigore.
Barclays: In attesa degli earnings le banche UK sono state al centro delle attenzioni questa settimana sull’onda dei
“calcoli” delle ricapitalizzazioni necessarie in vista della potenziale applicazione della nuova regolamentazione internazionale
sul capitale (Basilea III). La normativa vedrà infatti i regulators concentrarsi sulle banche di piccole dimensione cercando
di aumentare i requisiti precauzionali per tutti quegli istituti che siano caratterizzati da elevata capitalizzazione di mercato,
elevata quota nel mercato dei depositi domestici e consistente operatività sui mercati finanziari. Nel caso di Barclays è stato
calcolato che l’eventuale passaggio del Tier I dal 5% al 9.6% costerebbe all’istituto circa 17 mld di GBP, fondi che potrebbe
ottenere attraverso la dismissione di investimenti strategici quali quello PE Black Rock (detiene il 50%) e dalla ristrutturazione
dell’esposizione in cartolarizzazioni.
Banche americane: Citigroup ha annunciato una perdita di 33 cent ad azione (superiore alle attese) a causa dell’impatto
del rimborso di 20 mld di USD dei fondi TARP. L’utile è stato pari a 1.7 mld per Citicorp, 2.4 mld di loss su Holding e 7 mld
USD di perdita sulla divisione Corporate (dati inclusi dell’impatto di 8 mld di USD per il rimborso del tarp). Aumentano gli
accantonamenti a fronte di perdite su crediti che hanno raggiunto il 6% dei crediti totali mentre i nonperforming assets sono
fermi al 5.44%. Il core tier I è pari a attualmente al 11.7% mentre il total capital ratio è al 15.3%. Il tesoro degli stati uniti detiene
ancora una quota pari al 27% di Citigroup. Morgan Stanely ha presentato utili relativi al quarto trimestre inferiori alle
attese degli analisti e per un totale di 413 mln (continuing operation), la banca infatti ha subito il rallentamento nelle attività
di brokerage sui titoli a tasso fisso che hanno generato 686 mln di USD nel quarto trimestre. Il risultato include l’impatto pari
a 500 mln di USD derivante dall’applicazione dei principi FAS al passivo della banca (valutazione al fair value del debito
proprio in bilancio). Nel complesso le revenues della divisione fixed income sono passate da 5 mld a 2.7 mld (Q3 vs Q4).
Torna in attivo anche la divisione global wealth management a fronte di una perdita per 55 mln sulla divisione asset
management. In rosso anche Bank of America, con una perdita superiore alle attese degli analisti e con un impatto effettivo
del rimborso del TARP (45 mld totali) sul net income pari a 5 mld di USD. Nel corso del trimestre la banca ha accantonato
circa 10 mld di USD per far fronte alle perdite su crediti, in riduzione rispetto ai 12.8 dello scorso trimestre. Il business
delle carte di credito ha riportato perdite per 1 mld USD, in linea con il trimestre precedente mentre è in riduzione la perdita
della divisione Home and Loan Insurance (0.99 vs. 1.6 mld). La divisione Global Banking (che include anche il ramo di
investment banking del gruppo) ha riportato utili per 264 mln USD, la divisione Global Markets 1.2 mld USD e quella di Wealth
Management 1.3 mld. Bank of New York ha riportato invece un net income pari a 593 mln USD superiore alle attese
degli analisti, con un accantonamento a fronte di crediti deteriorati pari a 65 mln USD e non performing asset per 550 mln di
USD (33 mln USD le perdite su crediti effettivamente riportate). La buona performance della banca è riconducibile in prevalenza
ai rialzi sui listini americani che le hanno garantito una buona base in termini di fees da attività di market making.
Chiudiamo la rassegna con gli utili di Goldman Sachs, la banca più profittevole della storia di wall street ha ancora una
volta battuto nettamente le aspettative degli analisti con un utile netto di 4.95 mld di USD a fronte di una perdita di 2.12 mld
nello stesso periodo dello scorso anno. Le revenues si sono ridotte nel corso del trimestre (da 9.62 mld a 12.4 mld USD),
ma sono comunque state superiori alle attese, la divisione FICC ha prodotto 3.97 mld di USD di utili mentre quella equity ha
presentato un utile pari a 1.93 mld USD. In leggera riduzione anche gli utili della divisione prime brokerage e di quella Principal
Investment. In leggera riduzione anche i level asset che nel corso del trimestre passano da 50 mld a 46 mld, attorno al
6% dei total asset della banca.

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