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Coronavirus ed effetti economici

Le prime indagini congiunturali di febbraio hanno evidenziato effetti della COVID-19 sugli ordini esteri, che in Giappone si sono sommati agli effetti sulla domanda interna dell’intervento fiscale, e sul clima di fiducia………..

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a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


In Europa, invece, l’impatto è compensato dalla tenuta della domanda interna. Le ripercussioni, però, si vedranno fino ai dati primaverili, in quanto la correlazione fra gli indici manifatturieri vede la Cina anticipare quelli europei di 3 mesi.

– Fuori dalla Cina, le prime indicazioni statistiche sull’impatto economico della COVID-19 stanno arrivando in questi giorni dalle indagini congiunturali.

Tuttavia, i dati non sono di facile interpretazione, perché il primo bimestre è sempre disturbato dalla collocazione variabile del Capodanno cinese, fonte di grande volatilità per i maggiori partner commerciali del Paese.

– L’indice PMI degli ordini esteri è calato di oltre due deviazioni standard in Australia, una caduta statisticamente inusuale che non trova riscontro nella volatilità di inizio anno del periodo 2016-19.

L’indice di produzione presenta la massima correlazione con quello cinese ritardato di 3 mesi, sicché lo shock di febbraio e marzo potrebbe trascinarsi sulla produzione fino alla primavera inoltrata, rallentando il successivo rimbalzo.

– In Giappone, l’indice PMI di ordini esteri è sceso a febbraio di 3 punti, da 49,3 a 46,3. Il movimento non è inusuale per il bimestre gennaio-febbraio: oscillazioni di analoga ampiezza si sono verificate anche nel 2018 e nel 2019, una volta in gennaio e l’altra in febbraio.

Perciò non è chiaro se la caduta si possa già considerare un effetto della COVID-19. L’indice di produzione presenta una correlazione contemporanea abbastanza elevata con l’indice cinese, ma anche i ritardi di 1 e 2 mesi sono significativi. Al momento, la sua debolezza riflette più lo shock domestico causato dall’aumento delle imposte indirette.

Il Giappone è un’economia meno sensibile alla domanda internazionale di quanto si potrebbe immaginare, sicché un calo della domanda cinese impatta sul PIL poco più che in Germania, malgrado una quota del 19% contro il 7,2% della Germania.

Le conseguenze saranno invece molto intense sulla Corea (la Cina ne assorbe il 25% dell’export), che però non ha ancora diffuso il PMI di febbraio.

– L’indice di produzione del PMI manifatturiero tedesco è sensibile alle variazioni del PMI manifatturiero cinese (indice di produzione) con una struttura di ritardi complessa, da 0 a 3 mesi. Un punto di calo dell’indice cinese di produzione riduce l’indice tedesco di 0,2 punti dopo 0 e 2 mesi, ma di ben 0,4 punti dopo 3 mesi.

Anche in questo caso, la caduta di febbraio potrebbe ripercuotersi sui dati primaverili del settore manifatturiero. La stima flash di febbraio registra infatti un aumento dell’indice di produzione da 45,6 a 47,0, ma un calo degli ordini esteri da 49,6 a 45,3.

Un forte calo degli ordini esteri, da 50,2 a 47,4, si rileva anche nel PMI manifatturiero francese, che però ha patito anche una flessione della produzione (49,0 da 50,9). In entrambi i paesi, tale dinamica contrasta nettamente con quella degli ordini domestici, e potrebbe quindi riflettere problemi esterni all’Eurozona, come appunto gli effetti della COVID-19 sulla domanda cinese.

Ricordiamo che la Germania è di gran lunga il paese più esposto agli eventi cinesi, in quanto è un’economia molto aperta e con una quota di export assorbita dalla Cina di ben il 7,2%.

– Malgrado la COVID-19, i PMI dell’Eurozona sono migliorati nettamente in febbraio. Le indagini mostrano nel manifatturiero un minor calo degli ordini e della produzione, un netto calo delle scorte, un minor calo dell’occupazione; nei servizi, che pesano molto più del manifatturiero, la crescita è più diffusa che a gennaio e le aspettative delle imprese sono positive.

Lo shock della COVID-19 sul manifatturiero peggiora le prospettive di ripresa del primo trimestre, che altrimenti sarebbero state buone, ma il rischio di contrazione del PIL può essere annullato dalla crescita della domanda interna.

– Maggiori indicazioni riguardo agli effetti sulla fiducia delle imprese si avranno con la pubblicazione delle indagini IFO (lunedì) e della Commissione Europea (giovedì).

L’indagine ZEW, già pubblicata, ha visto un netto arretramento rispetto a gennaio, ma è meno legata all’andamento dell’economia reale e più sensibile al flusso di notizie.

Fonte: BondWorld.it

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