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Double dip o seconda chance?

Klaus Kaldemorgen, Responsabile azionario globale di DWS Investments, e Asoka Wöhrmann, Responsabile obbligazionario globale, presentano la loro visione di investimento, sintetizzata di seguito…


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SECONDA CHANCE

I Paesi periferici europei tengono ancora i mercati con il fiato sospeso. E questa volta la Grecia non è responsabile.

I greci avranno anche innescato la crisi del debito europeo. Però, sono riusciti a tagliare il loro deficit di bilancio quasi della metà nei primi sei mesi del 2010, mentre il crollo economico – nonostante qualche duro provvedimento di austerity – non si è verificato. È un altro Paese invece a dominare i titoli di prima pagina: l’Irlanda. Il suo prodotto interno lordo (PIL) si è contratto dell’1,2% nel secondo trimestre mentre le stime degli analisti finanziari avevano previsto una crescita dello 0,4%. Inoltre, il Ministro dell’Impresa, Commercio e Innovazione irlandese, Batt O’Keeffe, ha espresso la sua preoccupazione sullo stato delle finanze nazinali – e così facendo ha aumentato le pressioni che hanno temporaneamente portato il premio per il rischio sulle obbli-gazioni irlandesi a livelli record.

ULTERIORI OPPORTUNITÀ

Come è successo con la Grecia un paio di mesi fa, DWS considera esagerate le reazioni dei mercati e di conseguenza sta acquistando obbligazioni irlandesi per spingere i rendimenti. Al contrario la cor-sa ai titoli di Stato americani e tedeschi sembra un po’ eccessiva. L’idea alla base di questa corsa è la diffusa avversione al rischio. La forza economica aumenta il momentum dei Bund tedeschi. Il PIL del-la Germania è balzato in avanti del 2,2% nel secondo trimestre 2010. In termini annualizzati – così come vengono normal-mente definiti dagli statistici americani – questo dato si traduce in un aumento del 9%. L’industria delle esportazioni locali sta vivendo un boom, il che permet-te alle aziende di approfittare della recen-te flessione dell’Euro. Anche altri, come l’Italia o la Francia, un tempo denigrati come «old economy», si trovano sotto ai riflettori. In che modo lo spostamento dei poteri mondiali influenzerà i fondi DWS? Che ruolo svolge la Turchia in questo contesto, e resteranno valide le proiezioni di DWS per fine anno?

DWS active equity

FORBICI AFFILATE

Adesso possono essere efficaci i titoli azionari ad alto dividendo. Ma attenzione: i dettagli contano più che mai.

Dal punto di vista dell’Europa, dare un’occhiata ai mercati cinesi la mattina è quasi diventato più importante che controllare nel pomeriggio cosa suc-cede sull’altra sponda dell’Atlantico. Però, con tutto il rispetto per la Cina, è l’intera regione asiatica che è pronta a sorpassare le nazioni industrializzate. Recentemente la Asian Development Bank (ADB), calcolando la crescita di 44 economie in via di sviluppo e di recente industrializzazione in Asia, ha previsto una crescita media dell’8,2% per la regione nel 2010 – cioè lo 0,7% in più rispetto alle previsioni di aprile. La conclusione della ADB: «Nell’insieme, sembra che la ripresa in Asia abbia preso il via.» In effetti, questo giudizio vale anche per i mercati emergenti in tutto il mondo. Paesi come la Turchia e il Cile fanno la loro parte in questo successo. Pensiamo alla Turchia: si è trovata sotto pressione durante la crisi finanziaria soprattutto per via della sua enorme dipendenza dal settore automobilistico, però da allora i mercati hanno compreso i fattori positivi come la vicinanza geografica all’Europa e alla Russia, il costo del lavoro favorevole, gli imprenditori in gamba e le riforme politiche.

LA CRESCITA È INCLUSA

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Un problema residuo per gli investitori è che i premi di crescita sono già prezzati nei corsi azionari – maggiormente nei titoli azionari dei BRIC e meno nei Paesi del secondo o terzo livello dei mercati emer-genti. Chi non è attratto dalle valutazioni ambiziose potrebbe dare un’occhiata alle aziende esportatrici dei Paesi industrializzati generose di dividendi. Ora della fine, anche loro beneficieranno della ripresa . Ma la cautela è d’obbligo. Per esempio, l’indice MSCIEurope attualmente registra un rendimento da dividendi pari al 3,4%. Però, la mediana del rendimento da dividendi è solo del 2,1% . Il motivo: pochissimi titoli con attraenti dividend yield gonfiano il rendimento medio. Il passato dipinge un quadro diverso: per decenni, i due grafici del diagramma si sono quasi sovrapposti. Solo alla fine del 2003 si sono decisamente allargati gli spread – sottolineando il concetto che l’arte della selezione di singoli titoli è più importante che mai. Soprattutto oggi, perché le utility, un settore tradizionalmente ricco di dividendi, sono scese dal piedistallo – grazie a vari interventi normativi. Le telecomunicazioni ad esempio.

SI PROFILA UNO STALLO

Negli Stati Uniti, le imminenti elezioni di metà mandato paralizzano i mercati e – a seconda del risultato – potrebbero continuare a farlo anche dopo. La situazione generale di alta disoccupazione, mercato immobiliare cupo e consumi appannati non cambierà tanto in fretta. Di conseguenza, DWS è molto selettiva per quanto riguarda le azioni USA. Il settore dei beni di consumo attualmente è in secondo piano. L’attenzione va a quelle aziende con un forte business internazionale. A livello di crescita, le grandi multinazionali sono più legate alla congiuntura delle aziende piccole e innovative – in Europa come nel Nord America. Questo contribuisce a spiegare come mai le società small-cap di economie a bassa crescita recentemente sono riuscite a correre più delle omologhe blue chip. Tuttavia, anche i barometri blue chip dovrebbero vivere una stagione autunnale positiva. DWS non ha nulla da aggiungere alle previsioni per fine anno fatte a gennaio per il DAX a 6.500 punti.

DWS active bond

NESSUN RIALZO

Potpourri di valute: alcune potrebbero migliorare i rendimenti; altre potrebbero diventare una questione politica.

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Come le azioni, molti titoli di Stato dei mercati emergenti contengono signifi-cativi premi di crescita.
Gli investitori potrebbero trovare un miglior profilo rischio/rendimento nelle obbligazioni corporate dei mercati emer-genti (EMC). Molte aziende che hanno necessità di raccogliere capitale devono pagare cedole più alte di quelle previste da aziende simili nei Paesi industrializzati. Il che è curioso, perché secondo S&P il tasso di fallimento (12 mesi media mo-bile) è più basso del tasso di fallimento delle obbligazioni societarie confrontabi-li emesse negli Stati Uniti e in Europa. Inoltre, Fitch certifica che la solvibilità finanziaria dell’81% delle società esaminate sta migliorando o perlomeno non sta peggiorando. A metà 2009, il dato era del 61%. Per non parlare del debito fiscale più basso nei rispettivi Paesi di appartenenza (40% rispetto a quasi il 100% del PIL nel-le nazioni industrializzate) e della crescita economica dinamica (crescita prevista del PIL nei mercati emergenti: +6,3%; nelle nazioni industrializzate: +2,3%).

RIBILANCIAMENTO

Le EMC, le obbligazioni societarie dei mercati emergenti, sono particolarmente appetibili se sono quotate in valuta locale. Per la maggior parte, le valute delle economie emergenti sono libere da pre-mi di crescita. Tutto sta nella Cina: se lo yuan dovesse proseguire nel suo recente apprezzamento, per quanto esitante, altri Paesi come la Tailandia, l’Indonesia e la Malesia potrebbero avere più spazio di manovra. Soprattutto perché l’economia asiatica nell’insieme sta nuovamente arrivando a produrre al massimo della sua capacità e l’inflazione sta mettendo sotto pressione vari Stati perché apprezzino la loro moneta. Il tasso di inflazione dell’India si è aggirato intorno al 12% ai primidi ottobre e più di recente ha raggiunto il picco del 17%. Gli aggiustamenti farebbero parte di un ribilanciamento macroeconomico (più che in ritardo). Le importazioni verso i Paesi che rivalutano diventerebbero meno costose, mentre si raffredderebbero i loro settori esportatori. Anche se l’idea di rivalutare le valute dell’Estremo Oriente (e a medio termine anche della Turchia) è ben fondata, altre monete sono meno guidate dai fonda-mentali e più dalle influenze esterne.

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SEGUIRE IL FLUSSO

Così come il dollaro, la cui forza intermit-tente non sembra giustificata, anche lo yen è una valuta che va a ondate. Ina-spettatamente, l’avversione al rischio dei Giapponesi ha rafforzato lo yen. Un altro motivo: la Cina ha comprato proprio obbligazioni giapponesi – nella misura di circa 300 miliardi di dollari. Tanto per fare un confronto: questa somma equivale al 20% delle riserve in valuta del Giappone. Comprando obbligazioni giapponesi, la Cina prende due piccioni con una fava. Da una parte, questa mossa è un ulteriore passo verso una maggiore diversificazio-ne. Dall’altro lato, aumenta il peso politico della Cina. Quanto prima, il Giappone sarà sotto pressione, perché i fattori demografici costringono il Paese a trovare creditori all’estero. Un debito statale pari al 227% del PIL (a maggio 2010) ha bisogno di fi-nanziamenti – il che, insieme all’economia stagnante, non dice nulla di buono per una valuta forte. All’inizio di ottobre, la Banca del Giappone ha anche iniziato a espandere il suo bilancio acquistando obbligazioni. E c’è ancora spazio di manovra, semplicemente perché la banca centrale giapponese, a differenza di alcune delle sue controparti internazionali, non ha fatto ricorso agli alleggerimenti quantitativi durante la crisi finanziaria.

DWS active allocation

ALTO E BREVE

Alti dividendi e brevi duration: DWS persegue una strategia chiara.

A seconda delle condizioni di mercato, l’esposizione azionaria del portafoglio bilanciato (compresa l’esposizione tramite i derivati) si è mossa in una forbice che sta tra il 45% e il 60%. Alla fine del terzo trimestre 2010, le azioni rappresentavano circa la metà del portafoglio.

ALTI DIVIDENDI

Sul fronte azionario, DWS ha molto apprezzato le large cap e i titoli con attraenti rendimenti da dividendi. Le posizioni cash sono decisamente salite rispetto al trimestre precedente – a seguito del graduale aumento dell’esposizione azionaria per mezzo dei derivati. I gestori del fondo hanno utilizzato le cosiddette strategie di overlay per ottenere i massimi rendimenti. Alcune strategie sono state realizzate con l’aiuto di hedge temporanei (parziali) sull’indice DJ Euro Stoxx 50.

DURATION BREVE

Per quanto riguarda il fronte obbligazionario, gli analisti di DWS sono tuttora fa-vorevoli alle obbligazioni con breve duration. Il motivo di questa strategia: se si dovessero alzare i tassi di interesse, i titoli con durata breve ne approfitterebbero più velocemente di quelli a scadenza 26102010 4

media o lunga. Alla luce del loro profilo rischio/rendimento attraente, DWS continua ad avere una buona opinione sulle obbligazioni corporate che offrono la prospettiva di endimenti elevati. Soprattutto, DWS punta alle obbligazioni con una buona valutazione del credito. Alla fine del terzo trimestre, DWS ha aumentato anche la quota di obbligazioni ad alto rendimento di circa 2,5 punti percentuali.

Le argomentazioni e le tendenze di lungo periodo manterranno la loro validità a prescindere dagli eventi attuali e dal posizionamento tattico di breve periodo (da 3 a 6 mesi). DWS tiene conto di questo sua allocazione.

 

 


Informazioni legali
© DWS Investments, 18 ottobre 2010.
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