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DPAM : Fed e BCE a confronto: ordine negli Stati Uniti, caos in Europa

DPAM : Sembra quasi che la riunione della BCE di giovedì scorso sia stata un evento minore nel mondo obbligazionario.


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A cura di Peter De Coensel, CIO Fixed Income di DPAM


L’annuncio della BCE che il volume degli acquisti di titoli di stato nell’ambito del programma PEPP aumenterà nel prossimo trimestre, infatti, non ha lasciato il segno dal momento che tutta l’attenzione è stata catturata dalla continua svendita dei tassi statunitensi a lungo termine.

La prima metà del 2021 non promette bene per la crescita dell’UE, poiché le misure di restrizione sono diventate ancora una volta più severe. In effetti, vi è stata una terza ondata di focolai nelle maggiori economie dell’Eurozona, cioè Italia, Germania e Francia, così come sviluppi preoccupanti nei paesi dell’Europa orientale. Ciò solleva molti dubbi. La debacle sui vaccini è devastante per la credibilità della Commissione europea. La scarsa capacità della BCE di impedire il peggioramento delle condizioni finanziarie è imbarazzante. In sintesi, quali sono le proiezioni della BCE per marzo 2021?

I tecnici della BCE si aspettano un’inflazione dell’1,2% nel 2022 e dell’1,4% nel 2023. Quindi, le proiezioni relative al 2023 sono rimaste le stesse dello scorso dicembre. Ciò però significa che queste non prendono in considerazione il pacchetto fiscale recentemente approvato negli Stati Uniti. La BCE presenta due scenari: il migliore ed il peggiore. In quello più favorevole, riceviamo tutti il vaccino entro l’estate e la crescita reale rimbalza al 6,4% nel 2021 – delle stime parecchio inverosimili.

Lo scenario peggiore parte da una pandemia che persiste e da una efficacia ridotta dei vaccini, che spinge i governi a mantenere le misure di restrizione fino alla metà del 2023. Ne conseguirebbe uno sconfortante 2,0% di crescita del PIL reale per il 2021. L’inflazione del 2023 si stabilizzerebbe all’1,1%. La Commissione europea diventerebbe il capro espiatorio e dovrebbe sopportare oltra alla beffa, il danno già ricevuto a causa della gestione dilettantistica della vaccinazione in tutta l’Unione. Una emergenza che capita una volta ogni cento anni richiede una forte leadership. Quella di oggi è purtroppo una realtà di confusione e di incertezza crescenti su risultati economici, sociali e politici all’interno dell’UE nei prossimi 12 mesi, nel secondo anno della pandemia.

Il cambio della guardia negli Stati Uniti è arrivato giusto in tempo. La nuova amministrazione ha avuto un inizio notevole. L’ impulso monetario cominciato a marzo 2020 viene completato da quello fiscale a partire da marzo 2021. Gli effetti reflazionistici diventano evidenti, poiché gli Stati Uniti stanno organizzando un’apertura ordinata dei settori chiave. Entro il 1° maggio, tutti gli adulti potranno farsi vaccinare su loro richiesta e l’immunità di gregge potrebbe essere raggiunta all’inizio dell’estate. La cooperazione tra il tandem Yellen-Powell scorre senza impedimenti.

Il contrasto con l’UE è sconcertante. Non aspettiamoci colpi di scena durante la conferenza stampa di oggi. La risposta fiscale gonfierà gli indicatori economici reali. La FED rimarrà in linea con le politiche attuali e pienamente a favore di un aiuto mirato alla pandemia. La banca centrale statunitense non è particolarmente preoccupata dal valore dei moltiplicatori, ma lo è per la ripresa dell’occupazione, che richiederà più tempo di quanto previsto dalle stime di consenso. Inoltre, non ci si deve aspettare nessun tapering, dato il disavanzo di finanziamento domanda-offerta di 3,6 trilioni di dollari nel 2021 che raggiungerà circa i 3 trilioni di dollari nel 2022. Il tapering della FED sarà infatti molto ritardato e, semmai, avrà un impatto sugli acquisti di T-Bill o di titoli coperti da ipoteca e (molto) meno sugli acquisti di Treasury. La situazione tecnica del mercato dei Treasury statunitensi ha favorito i venditori allo scoperto nell’ultimo mese. Il sell-off ha anche allarmato gli investitori dei fondi obbligazionari governativi.

La parola “flessibilità” viene usata dalla FED in un contesto identico a quello della BCE. L’unica differenza è però la credibilità e quella della FED è in aumento, un elemento che giocherà a suo favore, quando deciderà di intervenire per arginare l’aumento dei tassi a lungo termine. Nonostante il mercato si aspetti un aumento dei tassi entro metà 2023, noi prevediamo che rimangano invariati fino a circa la fine del 2023 Ci aspettiamo inoltre che anche il tasso di politica terminale rimanga invariato al 2,5% nelle proiezioni della FED, mentre il mercato ritiene probabile una completa normalizzazione verso tassi a 2,5% nel 2025.

Di contro, la disarmonia prodotta dalle istituzioni europee, nel tentativo di affrontare le sfide e le dure realtà poste dalla pandemia, si percepisce chiaramente. La mancanza di unione fiscale e di solidarietà genuina sta portando alla luce le linee di frattura nell’architettura dell’UE.

Il sell-off dei tassi americani è ordinato, mentre le politiche reflazionistiche prendono piede. L’impatto sui tassi europei è stato finora limitato. Tuttavia, si profila una crisi disordinata dei tassi europei, poiché l’esperimento fiscale-monetario su questo lato dell’Atlantico sta accusando dolori sempre crescenti.

Fonte: BONDWorld.it

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