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Edmond de Rothschild AM: Deflazione vs inflazione

Edmond de Rothschild AM – Anche se le aspettative di inflazione negli Stati Uniti e in Europa rimangono molto contenute, vale la pena di individuare quegli asset in grado di coprire un maggiore aumento del livello dei prezzi a lungo termine

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Commento a cura di Stephen Surpless, Portfolio manager at Edmond de Rothschild


Con tutti gli eventi storici che hanno interessato il mondo e i mercati nel 2020, l’importanza di investire con una prospettiva di lungo periodo è diventata ancora più importante. Nell’ambito di ogni decisione con un orizzonte temporale di lungo termine sono implicite alcuni variabili chiave, come i tassi di interesse e il valore del denaro.

I risultati degli investimenti a lungo termine saranno naturalmente fortemente influenzati anche dall’impatto delle tendenze inflazionistiche in aumento o in diminuzione.

Livelli più bassi di globalizzazione

Le crisi accelerano le tendenze già in piedi e questa crisi non fa eccezione. La crescita del commercio internazionale e l’integrazione delle economie del mondo stavano già rallentando prima dell’epidemia di Coronavirus. Dopo l’attuale emergenza sanitaria, ci sarà una maggiore attenzione alla resilienza interna, e le catene di fornitura saranno onshored e accorciate. 

A seguito dello shock, il WTO prevede un calo del 12% del volume delle merci commercializzate nel 2020 in uno scenario ottimistico e del 30% in uno pessimistico. Livelli più bassi di globalizzazione si tradurranno in un aumento del potere contrattuale interno del lavoro e in un aumento dei costi di produzione complessivi.

Mentre altri fattori che lavorano contro le tendenze inflazionistiche rimangono in piedi (ad esempio le tendenze demografiche, gli elevati livelli di indebitamento e i cambiamenti tecnologici che interessano le società e le imprese) e sono intuibilmente cresciuti in maniera evidente dall’inizio dell’anno, riteniamo che alcuni aspetti del percorso di ripresa in uscita dalla recessione di quest’anno saranno diversi rispetto a quelli che hanno seguito il crollo del 2008.

La precedente crisi è stata causata dallo stress e dall’eccesso di leva all’interno del settore finanziario e dell’economia in generale. Di conseguenza, gran parte dell’aumento della massa monetaria da parte delle Banche centrali non si tradusse in un aumento dei prestiti all’economia reale, ma condusse all’accumulo di riserve da parte del settore finanziario (rafforzato dalle maggiori esigenze normative) e ad una fase di inflazione dei prezzi degli asset.

L’effetto moltiplicatore monetario

Con il sostegno delle Banche centrali, il settore bancario sarà incoraggiato a espandere i prestiti nel 2020 e anche più avanti, fattore che vedrebbe la massa monetaria espandersi attraverso l’effetto di moltiplicatore del denaro.  Tutto ciò porterà ad un maggior volume di denaro iniettato nell’economia reale, per provare ad acquistare una quantità simile (o minore) di beni e servizi. Se anche l’offerta sarà influenzata negativamente dalla recessione quest’anno, le pressioni inflazionistiche potrebbero aumentare ulteriormente.

“Cui bono” chiedeva Cicerone; nella fattispecie ci chiediamo chi possa beneficiare di un’inflazione più alta. La risposta è da ricercare nella categoria di coloro che richiedono prestiti – e i maggiori sono i governi di tutto il mondo. Le Banche centrali potrebbero essere “incoraggiate” a gonfiare parte del debito aggiuntivo assunto dai governi, nonostante la loro indipendenza.

Aspettative inflazionistiche più elevate sono difficili da inquadrare nell’ambito delle previsioni degli investitori.  I tassi di breakeven che misurano l’inflazione attesa per il futuro sono rimbalzati dai minimi registrati lo scorso marzo, ma per gli Stati Uniti si prevede ancora solo un basso 1,2% all’anno nei prossimi 10 anni.

Le previsioni europee sono ancora più contenute, mentre quelle tedesche sono attualmente al di sotto dei 60 punti base. Questo nonostante i massicci stimoli in tutto il mondo sviluppato, con la Germania che sta fornendo uno dei maggiori pacchetti di sostegno alla sua economia.

Cosa avere in portafoglio?

I mercati di solito faticano ad individuare i punti di svolta secolari e le loro implicazioni. Ci interroghiamo dunque su cosa detenere in portafoglio nel corso dei prossimi 10 anni dinanzi ad un’inflazione superiore alle attese. Real asset, preferibilmente quelli con un elemento di scarcity value. Le proprietà immobiliari hanno tradizionalmente avuto un buon andamento durante le fasi di inflazione, in particolare i beni immobili di maggior livello.

Alcune materie prime, tra cui l’oro, conservano il loro valore in termini reali, anche se l’apporto tecnologico ha annullato i problemi di approvvigionamento a lungo termine (il petrolio ne è un esempio lampante). Le azioni, in generale, sono titoli di società che di solito possono adeguare i prezzi per far fronte alle pressioni inflazionistiche. Infine, anche se non immaginiamo una sofferenza dei mercati del reddito fisso nel breve termine, le pressioni inflazionistiche potrebbero esercitare un impatto negativo sui mercati obbligazionari tradizionali.

Di conseguenza, un’asset class che privilegiamo è quella delle obbligazioni protette dall’inflazione, dinanzi a previsioni asimmetriche di inflazione che sono prezzate oggi. È probabile che i prossimi 10 anni siano diversi dal decennio che ci ha preceduto e che proprio l’inflazione potrebbe essere uno degli elementi di differenziazione.

Fonte: BondWorld.it

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