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Eurogruppo ha faticosamente raggiunto un accordo

Eurogruppo ha faticosamente raggiunto un accordo sulla creazione di un budget comune per l’Eurozona, il cosiddetto BICC. Tuttavia, si tratta di un compromesso così al ribasso che priva lo strumento di qualsiasi utilità pratica come mezzo per contrastare shock locali………..

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a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


– L’Eurogruppo ha raggiunto nella notte fra il 9 e il 10 ottobre un accordo sui termini di riferimento per lo strumento comune di bilancio, il cosiddetto BICC (Budgetary Instrument for Convergence and Competitiveness). Purtroppo, si tratta di un compromesso largamente al ribasso.

– Il processo per il BICC prevede che gli Stati membri presentino un pacchetto di proposte di investimenti collegato al programma nazionale di riforma e compatibile con i budget nazionali, soggetto ad approvazione della Commissione Europea.

L’accordo prevede che l’esborso dei fondi dipenda dall’attuazione delle riforme strutturali e dei progetti di investimento da parte dello Stato membro beneficiario e dal rispetto di eventuali condizioni macroeconomiche, sulla base di uno stato di avanzamento concordato.

– L’allocazione dei fondi sarà per l’80% sulla base della popolazione e dell’inverso del PIL procapite. Il 20% restante potrà essere impiegato per contrastare shock specifici a singoli paesi.

La quota di co-finanziamento nazionale è fissata nel 25%, ma potrà essere dimezzata in caso di congiuntura economica particolarmente negativa.

In teoria, se la dimensione del budget fosse ampia, la gestione del 20% di flessibilità allocativa e della quota di cofinanziamento nazionale potrebbe introdurre un elemento anticiclico nella politica fiscale, sostenendo la spesa in investimenti pubblici degli Stati colpiti da shock locali recessivi.

– Tuttavia, manca ancora l’accordo intergovernativo per consentire contributi diretti degli Stati membri.  Inoltre, la dimensione del BICC resta ancora da definire, e le resistenze di diversi Stati ad accettare l’idea di un budget comune suggeriscono che la dimensione finale sarà risibile.

Al momento si parla di appena 17 miliardi di euro su un arco di sette anni, decisamente troppo poco perché lo strumento possa svolgere un ruolo significativo nel contrasto agli shock locali.

Allo stesso tempo, la Germania, la maggiore economia europea resta molto riluttante a utilizzare lo spazio di azione fiscale di cui dispone, malgrado un rallentamento dell’economia ben più profondo e protratto di quanto atteso.

Quindi, il budget comune sarà irrilevante, e il coordinamento delle politiche fiscali continua a latitare.

– In generale, quindi, la governance dell’Eurozona resta palesemente inadeguata a fronteggiare nuove crisi. Il programma di riforma individuato dopo la crisi del debito resta inattuato in alcune componenti essenziali.

Come ha ricordato il presidente della BCE in un discorso del 1° ottobre, “non abbiamo ancora in piedi il meccanismo di salvaguardia dell’ESM per il Single Resolution Fund e lo schema europeo di assicurazione dei depositi.

E non c’è stato un significativo progresso sul coordinamento della politica fiscale”. Se ne riparlerà soltanto alla prossima crisi?

Fonte: BondWorld.it

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