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Federated Hermes: Il coronavirus non contagia il credito

Federated Hermes: Il coronavirus non contagia i mercati del credito, almeno per adesso. La diffusione del nuovo coronavirus ha scosso i mercati e offuscato le prospettive di crescita globale….

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Commento di Andrew Jackson, Head of Fixed Income di Federated Hermes


Andrew Jackson, Head of Fixed Income di Federated Hermes, ritiene che mentre l’epidemia avrà probabilmente implicazioni su diversi settori, i mercati del credito siano ampiamente isolati dagli effetti a breve termine, dimostrando la resilienza propria dell’asset class e rendendola una scelta interessante per gli investitori attivi che cercano di beneficiare delle fluttuazioni di mercato quando e dove si manifestano.

A inizio anno le prospettive macroeconomiche globali sembravano essere migliorate. La crescita sembrava aver toccato il fondo, poiché l’allentamento monetario e l’accordo commerciale di “fase uno” tra Stati Uniti e Cina avevano portato sollievo ai mercati, ma lo scoppio del coronavirus ha offuscato l’outlook.

Mentre il virus ha superato i confini cinesi, il Paese più popoloso al mondo ne subirà le conseguenze. Il PIL cinese dovrebbe calare di 0,2-0,4 punti percentuali rispetto alla previsione sul 2020, ed è probabile che assisteremo anche ad una contrazione della produzione nel primo trimestre.

La produzione cinese sta riprendendo molto lentamente in seguito al prolungamento delle vacanze del Capodanno cinese. Non è ancora chiaro quando ci sarà una effettiva ripresa delle attività a pieno regime, specie nella regione di Hubei, dove le misure di contenimento sono particolarmente restrittive.

Mentre il principale scenario prevede che l’epidemia sarà contenuta con successo nel giro di sei/otto settimane, in realtà sappiamo molto poco sulla probabile durata e gravità del virus. Non mancano i confronti con la SARS del 2003, che fornisce un’indicazione di come le epidemie globali possano generare un impatto sulla crescita, con un primo colpo assestato all’economia, seguito poi da un rimbalzo dell’attività economica a “forma di V”.

Si tratta però di un esercizio che ha i suoi limiti, soprattutto perché è probabile che il coronavirus abbia un impatto molto più globale rispetto alla SARS. La Cina rappresenta oggi il 16% dell’economia mondiale, rispetto al 4% che ne rappresentava nel 2003. La crescita globale – sebbene in miglioramento – rimane ancora lenta e vulnerabile agli shock esterni.

Molto dipende dalla risposta di Pechino all’epidemia. È probabile che il governo promuova un sostanziale stimolo all’economia, mentre al sistema bancario si chiederà di rinnovare i prestiti, tagliare i tassi d’interesse e concedere più credito per mantenere a galla le piccole e medie imprese in difficoltà.

Nel lungo periodo, non mancano rischi potenzialmente più incisivi per le prospettive economiche globali, tra cui il protezionismo e il cambiamento climatico. Mentre il coronavirus pone degli ostacoli, l’impatto negativo sulla crescita dell’economia mondiale quest’anno – stimato intorno ai 0,2 punti percentuali – è materiale, ma gestibile nel lungo periodo.

E qualora la crescita globale subisse un colpo, è probabile che, in una prima fase, il credito resista alla tempesta meglio dei mercati azionari.

Fonte: BONDWrold.it

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