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Fiducia delle imprese manifatturiere in recupero in Italia

La fiducia delle imprese ha visto un incoraggiante recupero, in particolare nel manifatturiero in  ottobre mentre il morale dei consumatori è tornato a calare…

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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo 


Più positive le valutazioni sia delle famiglie che delle aziende sulla situazione del Paese. Potrebbe aver avuto un ruolo il miglioramento delle condizioni finanziarie domestiche. Ma anche sul fronte esterno oggi i rischi appaiono minori rispetto a qualche settimana fa.

A ottobre, la fiducia dei consumatori è tornata a calare, dopo l’aumento di settembre, mentre il morale delle imprese ha visto un inatteso recupero. Nel complesso, i dati sono stati superiori alle attese.

L’indice composito sul morale delle aziende diffuso dall’Istat è salito a 99 a ottobre, da 98,6 a settembre. Il recupero ha riguardato tutti i principali settori, con la sola eccezione delle costruzioni, per le quali si può parlare di correzione “fisiologica” dopo che a settembre era stato toccato il secondo valore più elevato negli ultimi 11 anni.

In particolare, nel manifatturiero, l’indice di fiducia delle imprese è aumentato per la prima volta negli ultimi 5 mesi, a 99,6 da 99 di settembre.

Il miglioramento è diffuso a tutte le principali componenti, e in particolare riguarda le valutazioni prospettiche sugli ordini e sull’economia (in quest’ultimo caso, ai massimi da 12 mesi). Le aziende manifatturiere registrano anche un aumento delle scorte (che ceteris paribus è un segnale positivo per la produzione futura).

Viceversa, il morale dei consumatori è tornato a calare a ottobre, a 111,7, dopo essere salito a 112,2 il mese precedente.

Il livello è circa in linea con la media dei sei mesi precedenti. Il deterioramento del clima nel mese è dovuto alla condizione corrente (e solo in minor misura alle aspettative per il futuro), e alla situazione personale degli intervistati, mentre viceversa migliorano le valutazioni sul clima economico nazionale. Le famiglie sono però lievemente più preoccupate in merito alla situazione occupazionale (sebbene i giudizi restino favorevoli in prospettiva storica).

In sintesi, i dati sono misti, ma, nel complesso, superiori alle attese. In particolare, appare incoraggiante il recupero di morale per le aziende manifatturiere, in controtendenza con altri Paesi europei (gli indici omologhi elaborati da Ifo e Insee hanno visto una stabilità in Germania e un calo in Francia nello stesso mese).

L’evoluzione della fiducia nell’industria è cruciale, visto che il manifatturiero è l’epicentro dell’attuale fase di debolezza dell’attività economica a livello mondiale.

Un ruolo positivo nel mese potrebbe essere stato giocato dal miglioramento delle condizioni finanziarie domestiche, che sarebbe coerente con le valutazioni meno pessimistiche sia delle imprese che delle famiglie sulla situazione economica del Paese (già registrato, ma soltanto in chiave prospettiva, nell’indagine di settembre, e più diffuso nella survey di ottobre).

Se il rischio domestico si è già dal mese scorso ridotto, restano in piedi le incognite legate al commercio internazionale, con particolare riferimento ai rischi di una nuova escalation della guerra tariffaria e all’epilogo della saga di Brexit.

 Tuttavia, anche su questo versante oggi i rischi appaiono di portata minore rispetto a qualche settimana fa, perché la probabilità di eventi “estremi” su un orizzonte di tempo ravvicinato appare ridimensionata.

Anzi i dati sul commercio estero verso i Paesi extra-Ue di settembre hanno evidenziato un primo segnale di ripresa dei flussi, anche sulla scia del recupero della domanda da alcuni Paesi emergenti (Cina in primis).

Si tratta di segnali del tutto preliminari, che potranno essere confermati solo in assenza di ulteriori shock. estendersi ai trimestri a cavallo d’anno: riteniamo prematura una revisione in senso migliorativo dello scenario congiunturale prospettico, in attesa dell’evoluzione degli eventi in merito alla vicenda di Brexit e alla decisione Usa su possibili dazi sulle auto Ue.

Manteniamo perciò stime relativamente caute sulla crescita del PIL italiano nel biennio in corso (zero nel 2019 e 0,3% per l’anno prossimo). Tuttavia, in prospettiva oggi i rischi al ribasso appaiono minori rispetto a qualche settimana fa.

Fonte : BondWorld.it

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