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Area euro L’inflazione nell’area euro potrebbe frenare nuovamente a febbraio a 0,8% a/a da un precedente 1,0% a/a, per effetto di una pausa nei prezzi energetici e di ulteriori cali nella dinamica sottostante. L’inflazione dovrebbe, quindi, gradualmente risalire nell’intorno dell’1,2% a/a in marzo/aprile. In media annua l’inflazione è attesa all’1,2%. .. Company Note Raffella Caravaggi 10.2625 Normal 0 14 MicrosoftInternetExplorer4 /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:”Tabella normale”; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-parent:””; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:”Times New Roman”;}

Da seguire:

Aste – offerta a breve termine per 3,0-3,5 miliardi in Belgio.

 

Italia. La stima preliminare dell’ISTAT dovrebbe mostrare prezzi al consumo in salita a febbraio di 0,3% m/m (con qualche rischio verso il basso) e di 0,2% sull’armonizzato, per una salita del tendenziale in entrambi i casi di un decimo all’1,4% a/a. Al di là della stagionalità di febbraio, tendenzialmente penalizzante, dovrebbero permanere ampie spinte al ribasso sulle componenti core. Ci aspettiamo che nei prossimi mesi l’inflazione resti all’incirca stabile, interrompendo il trend di decisa risalita intrapreso dai minimi dell’estate scorsa. Solo nella seconda metà dell’anno si potrebbe vedere un’accelerazione del CPI, che comunque rimarrà, a nostro avviso, al di sotto del 2%.

 

Stati Uniti

Le vendite di autoveicoli a febbraio sono previste a 10,6 milioni di unità ann., in calo da 10,8 milioni di gennaio. Sulle vendite dovrebbero pesare negativamente due fattori temporanei, il clima avverso sulla costa orientale e i problemi di Toyota, che ha richiamato auto per difetti di costruzione. Il trend delle vendite era modestamente positivo prima di gennaio e al netto dei fattori negativi che pesano sui primi mesi dell’anno le vendite dovrebbero mantenersi su un trend modestamente crescente.

 

Ieri sui mercati

La banca centrale australiana ha alzato questa notte da 3,75% a 4,0% il tasso di riferimento; dollaro australiano in apprezzamento su tutti i fronti, in quanto il comunicato sembra prospettare nuovi interventi a breve scadenza, forse già in maggio. Ieri il movimento più clamoroso è stato il crollo della sterlina britannica, calata fino a 1,478 dollari; l’euro ha toccato a un certo punto 0,9148 GBP. La debolezza della moneta britannica ha pesato sul cambio

euro/dollaro, ritornato in area 1,35 dollari. Spread sovrani nell’eurozona in restringimento in attese delle nuove misure correttive promesse dalla Grecia. In Giappone il governo sollecita alla banca centrale nuovi sforzi per far uscire il paese dalla deflazione, e uno dei ministri vorrebbe acquisti di titoli del debito pubblico da parte delle autorità monetarie.

 

Area euro

Grecia. Al termine della visita ufficiale di lunedì il Commissario Europeo per gli Affari Monetari Olli Rehn ha intimato alla Grecia di adottare ulteriori misure correttive, come già preannunciato dal consiglio europeo di febbraio. Il Governo greco ha già preannunciato una manovra correttiva entro qualche giorno; per mercoledì 3 è stato convocato un Consiglio dei Ministri dedicato alle questioni economiche, da cui si attende escano indicazioni precise sulle nuove misure.

Germania. I prezzi all’import accelerano ben oltre le attese a gennaio 1,4% a/a da un precedente -1,0% a/a. Sul mese i prezzi sono avanzati di 1,7% m/m e dell’1,0% m/m al netto dei beni energetici. La debolezza del cambio sta pesando sulla dinamica dei prezzi all’import.

Il PMI manifatturiero nell’area euro è stato rivisto a 54,2 da una stima preliminare di 54,1. L’indice per i servizi è calato di mezzo punto a 52,0. L’indice composito è rimasto stabile a 53,7, un livello circa in linea con la media di fine 2009, quando l’area euro rallentava rispetto ai mesi estivi. È probabile che si tratti di una pausa riconducibile anche a fattori climatici. Rimane depresso l’indice sull’occupazione a 47,9 anche se in miglioramento rispetto alla media di fine 2009:45,9. In particolare nel manifatturiero permane un ampio distacco tra Germania (57,2) e Francia (54,88) e Italia (51,6) e Spagna a (49,1). Nel complesso dell’economia, rimane un gap negativo tra gli indici dei prezzi praticati e dei prezzi pagati, che riflette da un letto il limitato poter d’acquisto a fronte di condizioni di domanda particolarmente depresse e dall’altro il rincaro dei prezzi delle materie prime.

Il tasso di disoccupazione nell’area euro è rimasto stabile a 9,9% a gennaio da un dicembre rivisto al ribasso di un decimo. In realtà, è aumentato di 38000 il numero dei disoccupati a fronte di un aumento della forza lavoro. La disoccupazione è salita in Francia e Italia è rimasta stabile in Germania ed è finalmente calata in Spagna, anche se rimane su livelli storicamente elevati. Le indicazioni per i prossimi mesi dalle indagini PMI e Commissione UE sono per un ulteriore aumento della disoccupazione anche se a ritmi più contenuti.

Italia. Come atteso, il tasso di disoccupazione è aumentato ancora di un decimo a gennaio, all’8,6% su base destagionalizzata. Si tratta di un massimo da quanto è disponibile la serie mensile ovvero da sei anni, e da nove anni laddove si consideri il confronto con la serie trimestrale. Nel mese si è verificato un calo di 10 mila occupati, a fronte di un aumento della forza lavoro di 32 mila unità, il che si è tradotto in aumento di 5 mila unità (a 2.144.000) dei disoccupati. Il tasso di occupazione è sceso al 57%, ai minimi dal 2004. Il dato conferma che il trend in salita del tasso dei senza-lavoro non è terminato. Nelle nostre stime la disoccupazione potrebbe raggiungere un picco sopra il 9% tra 12 mesi, e la successiva discesa sarà più lenta che in altri Paesi viste le caratteristiche di maggiore rigidità del nostro mercato del lavoro.

Italia. L’ISTAT ha diffuso i dati annui sui conti economici nazionali e le variabili di finanza pubblica per il periodo 2007-2009. La principale novità è una revisione al ribasso dei dati sul PIL, che ora risulta essere calato del 5% (anziché del 4,9% come comunicato il 12 febbraio) nel 2009 e dell’1,3% anziché dell’1% nel 2008 (a causa principalmente di una flessione più marcata degli investimenti). La revisione è dovuta, come ogni anno, agli aggiornamenti intervenuti nelle fonti statistiche utilizzate. Nel 2009, il PIL nominale è calato del 3% e come detto il PIL reale del 5%. In dettaglio, i consumi delle famiglie sono calati dell’1,8%, gli investimenti del 12,1% e le esportazioni del 19,1% (che, a fronte di un calo meno marcato dell’import, ha causato un contributo negativo di -1,2% dal commercio con l’estero). Il contributo delle scorte è stato negativo di tre decimi (per il secondo anno consecutivo). Il rapporto deficit/PIL è risultato circa in linea con le ultime previsioni del Governo contenute nella nota di aggiornamento al DPEF (del 28 gennaio), al 5,3%. Il rapporto debito/PIL è invece risultato più alto del previsto, al 115,8%. In sintesi, il dato mostra che gli effetti della crisi sul ciclo sono stati ancor più pesanti di quanto stimato in precedenza, e l’effetto di trascinamento farà sì che anche nel 2009 la crescita rimarrà, probabilmente non di poco, inferiore all’1%. Quanto all’impatto della crisi sui conti pubblici, esso è stato minore che nella maggior parte degli altri Paesi: il deficit potrebbe aver raggiunto un picco (su livelli pari a circa la metà che nei Paesi anglosassoni o in Spagna, Irlanda o Grecia) nel 2009 (nel 2010 stimiamo un deficit al 5,1% e un saldo primario vicino a zero), mentre il debito continuerà ad aumentare quest’anno e il prossimo, ma con ogni probabilità meno che negli altri Paesi europei (stimiamo un debito al 119,5% nel 2011).

 

Stati Uniti

La spesa personale a gennaio aumenta dello 0,5% m/m (+3,5% a/a) e dello 0,3% m/m in termini reali (+1,4% a/a). La spesa di dicembre è rivista a +0,3% m/m da +0,2% m/m. In termini reali, gran parte della crescita viene da beni durevoli e non durevoli, mentre per i servizi la dinamica è molto contenuta (+0,1% m/m). Il reddito personale cresce dello 0,1% m/m, al di sotto delle aspettative. Il dato di dicembre è rivisto verso il basso a +0,3% m/m da +0,4% m/m. In aumento dello 0,5% m/m il reddito da lavoro e dello 0,7% i trasferimenti, ma in calo di 0,4% m/m il reddito disponibile, per via di un aumento delle imposte. Il calo del reddito complessivo è influenzato anche dalla dinamica negativa della componente reddito da dividendi e interessi e dal reddito da affitti. Il reddito personale al netto dei trasferimenti cala dello 0,2% m/m. In termini reali il reddito disponibile scende dello 0,6% m/m (invariato a/a). Il tasso di risparmio scende così a 3,3% da 4,2% di dicembre e segnala la necessità di rallentamento dei consumi nei prossimi mesi. Il deflatore dei consumi aumenta dello 0,2% m/m (2,1% a/a). Il deflatore core è invariato su base mensile (+1,4% a/a). I dati segnalano la possibilità che la dinamica dei consumi nel 1° trimestre sia più sostenuta rispetto alla crescita del 4° trimestre (+1,7% t/t ann.).

L’ISM del settore manifatturiero a febbraio scende più del previsto, passando a 56,5 da 58,4 di gennaio. In calo la produzione a 58,48 da 66,29, i nuovi ordini a 59,5 (da 65,9) e gli ordini all’export (a 56,5 da 58,5). In aumento invece gli ordini inevasi (a 61 da 56) e l’occupazione (a 56,1 da 53,3). I dati potrebbero essere influenzati dal clima avverso di febbraio, che porterà a effetti negativi sugli indicatori di attività del mese. Comunque il livello dell’ISM resta su livelli coerenti con ampia espansione del settore.

Kohn (Fed) ha comunicato che a giugno si dimetterà dalla carica di membro del Board, alla data di scadenza del proprio mandato di vice-presidente del Board. Kohn ha lavorato per la Fed, con diverse mansioni, dal 1970. Da quando era membro del Board (2002), Kohn ha dato peso al “centro” del FOMC e ha giocato un ruolo cruciale nelle decisioni di politica monetaria durante la crisi. L’Amministrazione ha detto che il candidato alla posizione di Kohn verrà annunciato in tempi brevi, con l’obiettivo di sostituire il vice-presidente già a giugno, dato che ci sono già altre due posizioni vacanti (su sette) nel Board.


Certificazione degli analisti

Gli analisti finanziari che hanno predisposto la presente ricerca, i cui nomi e ruoli sono riportati nella prima pagina del documento dichiarano che:

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Comunicazioni importanti

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NYSE Euronext announces dividend detachments on the following ETFs:

iShares – iShares AEX
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Record date: 26/02/2010
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iShares – iShares DJ Asia/Pacific Select Dividend
Ex date: 24/02/2010
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iShares – iShares DJ Euro STOXX Growth
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iShares – iShares DJ EuroSTOXX MidCap
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iShares – iShares DJ Euro STOXX Select Dividend
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iShares – iShares DJ EuroSTOXX SmallCap
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iShares – iShares DJ Euro STOXX Value
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iShares – iShares FTSE 100
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iShares – iShares FTSE/EPRA European Property Index
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iShares – iShares MSCI AC Far East ex-Japan
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iShares – iShares MSCI Brazil
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Trading name: ISHARES BRASIL
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iShares – iShares MSCI Emerging Markets
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iShares – iShares MSCI Europe ex-UK
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iShares – iShares MSCI Korea
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iShares – iShares MSCI North America
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iShares – iShares MSCI World
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iShares – iShares SP 500
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iShares – iShares Corporate Bond
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iShares – iShares Corporate Bond
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iShares – iShares Treasury Bond 1-3
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iShares – iShares Government Bond 1-3
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