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Flash: Focus FOMC – Vorrei e non vorrei… : un passo avanti e mezzo indietro sulla guidance

Da seguire: Area Euro: Il Consiglio Europeo del 18-19 dicembre sarà dedicato al progetto del nuovo European Fund for Strategic Investments (EFSI) e “al miglioramento delle condizioni di…

 


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  • contorno per gli investimenti”, oltre che alla difficile situazione in Est Europa.
  • Germania. L’indice IFO è visto risalire fino a 105,3 a dicembre, da 104,7 di novembre. Le attese sono viste in miglioramento a 100,3 da un precedente 99,7, mentre l’indice sulla situazione corrente è atteso a 110,2, in linea con le indicazioni dall’indice ZEW. Il recupero dell’indice IFO se confermato riguarda più le prospettive di crescita per inizio 2015 che non la chiusura di quest’anno, dal momento che la media del 4° trimestre rimarrà in ogni caso al di sorto del livello estivo. E’ pertanto probabile che la crescita tedesca a fine 2014/inizio 2015 si mantenga al meglio intorno a 0,1% t/t, come in estate.

Stati Uniti

  • L’indice della Philadelphia Fed a dicembre dovrebbe correggere a 27, dopo il balzo di novembre (a 40,8, da 20,7 di ottobre). Il Philly Fed, come le altre indagini dovrebbe dare supporto a previsioni di espansione solida sia a fine 2014 sia a inizio 2015.

Ieri sui mercati

  • Sganciamento delle curve europee dei tassi da quella americana sulla spinta delle politiche monetarie: a fronte di netti rialzi dei rendimenti sugli UST (6-9pb, con massimo movimento sulla scadenza 5 anni), i tassi a medio e lungo termine sono calati sui mercati europei. Riduzione dei premi al rischio.
  • La combinazione delle dichiarazioni di Coeuré in Europa e del FOMC negli Stati Uniti ha anche portato a un rafforzamento del dollaro sull’euro (ora di nuovo in area 1,23). Dollaro più forte anche contro yen e sterlina.
  • Nel corso di un’altra giornata molto volatile, il rublo ha recuperato fino a 61 sul dollaro. Sono state annunciate una ricapitalizzazione con fondi pubblici delle banche, allentamenti delle misure sugli accantonamenti prudenziali, e un “accordo” con gli esportatori per limitare le loro attività in valuta ai livelli del 1° ottobre.
  • Le quotazioni del Brent Crude rimontano sopra quota 60, con massimi infragiornalieri a 63,4 e chiusura a 61,18.

Area Euro

Area euro. La seconda stima conferma l’inflazione area euro in calo di un decimo a novembre a 0,3%a/a. Sul mese I prezzi al consumo sono calati di 0,2% m/m. Il capitolo energia ha registrato un calo di 0,8% m/m e di 7,4% a/a e spiega interamente il calo dei prezzi al consumo. L’inflazione core è stata confermata a 0,7% a/a, a novembre. L’inarrestabile calo del prezzo del greggio spingerà l’inflazione headline in territorio negativo già a dicembre (-0,1% a/a). Ci aspettiamo un minimo a -0,2% a/a, a inizio 2015.

In un’intervista al WSJ, Benoit Coeuré ha dichiarato di vedere “un ampio consenso attorno al tavolo del consiglio direttivo che abbiamo bisogno di fare di più” e che la discussione verte “sul modo migliore di farlo”. Riguardo ai tempi, “non vogliamo agire troppo tardi”, anche se sarebbe desiderabile valutare meglio gli effetti del ribasso del petrolio sull’inflazione sottostante. Inoltre, “è importante avere tutto il sostegno possibile quando si introduce un nuovo strumento” e occorre disegnare un meccanismo che “mitighi le preoccupazioni di quante più persone possibile”.

Stati Uniti

Il CPI a novembre segna un calo di -0,3% m/m (1,3% a/a); l’indice  core aumenta di 0,1% m/m (1,7% a/a). Il calo del CPI di novembre è solo l’inizio di un trend verso il basso guidato dalla contrazione dei prezzi energetici, che probabilmente porterà il CPI a/a in territorio negativo nei primi mesi del 2015.

Focus FOMC – Vorrei e non vorrei… : un passo avanti e mezzo indietro sulla guidance

Il FOMC si muove con straordinaria cautela sulla strada della normalizzazione della politica monetaria. La riunione conclusa  il 17 dicembre è stata accompagnata da un comunicato con diversi cambiamenti rilevanti. I punti principali sono: 1)  modifica della guidance in direzione maggiormente data-centrica, ma con qualificazioni verbali che riducono la portata del cambiamento; 2) valutazione positiva dello scenario macro e di transitorietà del calo dell’inflazione (legato all’energia), moderate revisioni alle previsioni; 3) giudizio di solidità della ripresa USA anche di fronte alle recenti turbolenze internazionali (Russia, petrolio).  La nostra lettura è che la Fed si avvicina  cautamente al momento della svolta, che dovrebbe avvenire a metà 2015. Sarà decisivo l’andamento delle  variabili nominali: sappiamo che  l’inflazione crollerà nei prossimi mesi (anche in territorio negativo), quindi la Fed guarderà con ancora maggiore attenzione alla dinamica salariale e del reddito da lavoro. Se, come prevediamo oggi, i salari accelereranno e le aspettative di inflazione delle  famiglie rimarranno stabili, riteniamo probabile un graduale sentiero di rialzi nella seconda  metà del 2015.

Fonte: BONDWorld.it

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