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Flash: – Francia. L’indice di fiducia presso le imprese manifatturiere

– Francia. L’indice di fiducia presso le imprese manifatturiere, elaborato dall’INSEE, è atteso stabilizzarsi a 110 sul livello di agosto…..

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Le condizioni del comparto hanno visto un miglioramento della produzione corrente ma un assestamento di quella attesa, a fronte di una domanda in lieve arretramento nel corso dei mesi estivi.

Il livello del morale nel manifatturiero francese rimane positivo e ci aspettiamo un’accelerazione dell’output in chiusura d’anno.

Stati Uniti

– La fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board a settembre è prevista in calo a 132 da 133,4 di agosto, sempre sui massimi da fine 2000.

Ad agosto l’indagine aveva registrato aumenti per l’indice coincidente e per quello aspettative, oltre a un nuovo rialzo della valutazione del mercato del lavoro, al massimo da marzo 2001.

Le prospettive solide del mercato del lavoro dovrebbero continuare a prevalere sui timori legati ai dazi.

Ad agosto, il deficit commerciale dei beni dovrebbe mantenersi ampio, gli ordini di beni durevoli sono previsti in aumento e le vendite di case nuove circa stabili.

Ieri sui mercati

BCE Durante l’audizione trimestrale al Parlamento europeo Draghi ha dichiarato che la stabilizzazione dell’inflazione all’1,7% sull’orizzonte di previsione riflette un “relativamente vigoroso” rialzo dell’inflazione core. I mercati hanno interpretato le dichiarazioni di Draghi come un segnale che la BCE è pronta ad alzare i tassi il prossimo anno.

L’euro ha reagito immediatamente schizzando a 1,1784, il decennale tedesco è salito di mezza figura a 0,507% da 0,46% quando Draghi ha iniziato a parlare.

Il movimento di mercato si è avuto nonostante Draghi abbia sottolineato che le modifiche alla guidance , introdotte a giugno scorso, rispondevano alla necessità di orientare le attese di mercato verso una struttura di tassi a termine coerente con tassi di politica monetaria fermi per un periodo esteso di tempo dopo dicembre 2018.

Draghi ha ribadito che il riferimento a tassi fermi fin dopo l’estate 2019 fornisce un orizzonte temporale entro cui la BCE ritiene dovrebbero verificarsi le condizioni per un rialzo dei tassi, ma tale rialzo rimane in ogni caso condizionato al sentiero della dinamica inflazionistica.

Draghi ha richiamato nelle conclusioni del suo intervento alla necessità di completare il lavoro legislativo del Parlamento europeo sulle modifiche regolamentari per finalizzare l’unione bancaria.

Francia il budget 2019 rivede al rialzo l’obiettivo di deficit nominale, ma il saldo strutturale è comunque visto in miglioramento di 0,3%.

La manovra di bilancio per il prossimo anno si basa su nuove ipotesi di crescita dell’1,7% sia nel 2018 che nel 2019.

Le stime sono state riviste al ribasso rispetto all’aggiornamento del Programma di stabilità e crescita di aprile scorso. Il governo ha deciso di rivedere l’obiettivo di deficit nominale al 2,9% il prossimo anno dal 2,6% stimato per quest’ anno.

Al netto dell’incidenza del credito di imposta per la competitività e l’impiego CICE, il deficit sarebbe all’1,9% del PIL.

Il Governo francese sceglie quindi di mantenere il deficit nominale entro la soglia del 3,0% per il 3° anno di fila.

La manovra prevede tagli fiscali per 25 miliardi di euro di cui 6 miliardi per le famiglie (-3,8 mld di sgravi fiscali per la tassa sulla casa, 4,6 miliardi di riduzioni dei contributi sociali, le misure sono parzialmente coperte da un aumento delle accise sul consumo di energia 1,9 mld di euro).

Gli sgravi fiscali per le imprese ammontano 18,8 miliardi di cui 2,4 miliardi per la riduzione dell’aliquota dal 33% al 25%, in parte coperta da un anticipo dell’acconto (1,5 miliardi), a questi si aggiungono 20,4 miliardi per la trasformazione  credito d’imposta per la competitività e l’impiego CICE in una riduzione permanente degli oneri contributivi, coperti in parte da un aumento della fiscalità energetica per 2 miliardi e per 1,2 miliardi da maggiori oneri contributivi per i piani di investimento e per 0,2 miliardi da una sovrattassa sulle società.

La crescita della spesa sarà di non più dello 0,6% in termini reali. Le misure approvate a parziale copertura degli sgravi fiscali, unitamente al tetto sulla spesa, dovrebbero consentire di attuare un miglioramento del deficit strutturale di 0,3% del PIL, che potrebbe risultare insufficiente dal momento che la Commissione UE nelle raccomandazioni di luglio scorso richiedeva un aggiustamento di 0,6%. L’aumento del deficit nominale lascerà il debito circa invariato nel 2019 al 98,6% del PIL dal 98,7% atteso per quest’anno.

Focus: IFO meglio delle attese grazie alla tenuta della domanda interna

– L’indice di fiducia IFO è rimasto pressoché invariato a settembre 103,7 da un precedente 103,9 (rivisto al rialzo di un decimo da 103,8). Le attese, dopo l’aumento di 2,2 punti registrato in agosto, erano di parziale correzione.

– La valutazione della situazione corrente è circa stabile su livelli assai elevati 106,4 (da 106,5). Il picco per la serie è stato toccato gennaio a 108,8. L’indice sulle attese è tornato indietro marginalmente ma a 101 (da 101,3) è al di sopra dei nove mesi precedenti.

– Nei mesi estivi, l’indice IFO si è aggirato in media a 103,1 da 102,3 grazie al miglioramento della componente aspettative e suggerisce una tenuta della crescita del PIL tedesco nel 3° trimestre sui livelli primaverili: 0,5% t/t.

Vi sono rischi verso il basso a causa della debole entrata nel trimestre estivo di ordini e produzione industriale ma dovrebbe trattarsi di un fenomeno temporaneo.

Sarebbe stata, secondo la Bundesbank, l’entrata in vigore della normativa comunitaria sui test di valutazione delle emissioni di gas di scarico per i nuovi veicoli che avrebbe creato degli intoppi nel comparto, con un calo degli ordini di oltre il 7% m/m e della la produzione del 3,5% % m/m a luglio.

– Lo spaccato settoriale dell’indagine IFO mostra una tenuta del morale su livelli elevati nei servizi (32,5, invariato ad agosto), conferma il boom delle costruzioni dove la fiducia rompe nuovi massimi mese dopo mese. Il commercio beneficia di consumi solidi con l’indice di fiducia per il commercio al dettaglio che è avanzato a settembre a 5,1 da 1,3.

– Le cose non vanno altrettanto bene nell’industria che risente del rallentamento del commercio mondiale. La fiducia presso le imprese manifatturiere è calata settembre a 23,5 da 24,3, l’indice è 10,5 punti al di sotto del livello di dicembre scorso, chiara indicazione che il trend di moderazione dell’attività prosegue. Ricordiamo però che si parte da livelli assai elevati.

– In sintesi, l’indagine IFO conferma che sebbene il picco di questo ciclo sia alle spalle, la fase di espansione al di sopra del trend prosegue sostenuta dalla domanda interna. Si tratta di una notizia moderatamente positiva anche per il resto della zona euro.

– In questa fase, il principale rischio per l’economia tedesca è l’ escalation delle tensioni su dazi e politiche commerciali nei prossimi mesi. L’IFO (vedi IFO Institute: US Tariffs on Cars would cost Germany Five Billion Euros , il 24 maggio 2018) stima che un aumento del 25% dei dazi sulle automobili vendute negli Stati Uniti (circa 700.000 nel 2016, il 4% delle importazioni di auto americane) avrebbe un impatto di almeno -0,2% sul PIL tedesco, molto superiore all’effetto delle tariffe sull’alluminio e sull’acciaio (-37 milioni di euro).

L’impatto potrebbe rivelarsi maggiore se l’annuncio di ulteriori dazi dovesse deprimere fiducia e spingere le imprese a posporre gli investimenti

Giappone. La BoJ ha pubblicato i verbali della riunione del 31 luglio, che aveva visto molte modifiche, fra cui l’introduzione della guidance sui tassi e della flessibilità negli acquisti di JGB e nelle fluttuazioni dei rendimenti a lungo termine.

I verbali riportano che la maggior parte dei membri del Comitato ritiene appropriato mantenere lo stimolo monetario “in modo persistente”, anche se “alcuni” membri sottolineano l’importanza di monitorare gli effetti collaterali delle misure in atto.

Alcuni membri pensano che sia opportuno avere un framework di azione per attuare stimolo prolungato, e ritengono che la forward guidance sia utile per contrastare le aspettative di uscita.

Sull’intervallo di fluttuazione dei rendimenti un membro ritiene adeguato un range di 0,25% e un altro pensa che non sia necessario concludere fluttuazioni di segno negativo.

Nel complesso i verbali non modificano la valutazione delle modifiche attuate a luglio, che rispecchia l’obiettivo di allentare la politica monetaria il più possibile e di convincere il mercato che la svolta è ancora lontana. In un discorso Kuroda oggi ha ripetuto che il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione richiede più tempo di quanto atteso.

Pertanto il governatore della BoJ ha ribadito che la banca centrale prosegue con il “potente” stimolo monetario e che non c’è una tempistica già definita riguardo alla sua durata”.

Per questo, secondo Kuroda, è particolarmente importante l’impegno a mantenere i tassi sugli attuali livelli estremamente bassi per un periodo prolungato, pur riconoscendo che ciò non implica tassi a questi livelli per sempre.

La BoJ continuerà a tenere sotto controllo il funzionamento del mercato dei JGB: Kuroda rileva un aumento di attività da quando sono state attuate le nuove misure. Il messaggio dalla BoJ è quindi invariato:

la guidance è un mezzo di comunicazione per la tempistica della svolta e rappresenta l’impegno centrale, mentre la flessibilità nelle operazioni di mercato è essenziale dal punto di vista operativo.

Fonte: BONDWorld.it

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