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Flash: – Italia. I dati sul commercio estero a luglio mostrano un calo

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Italia. I dati sul commercio estero a luglio mostrano un calo delle esportazioni (-2,6% m/m, dopo il +5% m/m del mese precedente) a fronte di un aumento delle importazioni….

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– Nessun dato di rilievo. Questa mattina Istat pubblica i dati di giugno su ordinativi e fatturato nell’industria, mentre nel pomeriggio si attende l’indice NAHB di fiducia del settore edile americano.

Ieri sui mercati

Italia. I dati sul commercio estero a luglio mostrano un calo delle esportazioni (-2,6% m/m, dopo il +5% m/m del mese precedente) a fronte di un aumento delle importazioni (+2,4% m/m, quinto mese consecutivo di crescita, in accelerazione dal +0,3% m/m di giugno).

Di conseguenza, il surplus commerciale (destagionalizzato) è calato a 2,5 mld dai 4,4 del mese precedente: si tratta di un minimo da oltre tre anni.

La flessione delle vendite all’estero nel mese è da ascrivere in gran parte ai mercati extra-Ue e ai beni strumentali.

Su base annua, le esportazioni mantengono lo stesso ritmo di crescita del mese precedente (+6,8% a/a), mentre le importazioni accelerano da 5,9% a 10,8% (ai massimi da più di un anno);

al netto degli effetti di calendario, la crescita dei flussi è lievemente meno intensa (export +5,1%, import +8,7%).

L’incremento annuo delle esportazioni è dovuto in buona parte ai prodotti in metallo (specie verso Germania e Francia) e ai macchinari,

quello delle importazioni al petrolio greggio (dai Paesi OPEC) e ai farmaceutici (dalla Svizzera).

I Paesi europei sono quelli che contribuiscono maggiormente all’aumento delle esportazioni (Francia +11,9%, Germania +9%, Svizzera +14,4% e Spagna +8,7%).

In sintesi, il dato conferma che è in atto un trend di rallentamento dell’export, specie verso i Paesi extra-Ue, e che al momento il commercio estero rappresenta un freno

per la crescita in virtù di una maggiore dinamicità delle importazioni rispetto alle esportazioni.

Italia. Nonostante le rassicurazioni dei giorni scorsi, la stampa italiana è concorde nel segnalare che non ci sarebbe ancora piena intesa né sugli obiettivi di deficit 2019, né sulle misure che entraranno nella manovra.

Mentre il MEF spinge per mantenere il deficit a 1,6-1,8%, Lega e M5S preferirebbero lasciarsi più spazio di manovra per l’attuazione del programma e salire oltre il 2%.

Lo scarso spazio di manovra aumenta il livello di tensione per la necessità di restringere il perimetro delle misure da includere e di individuare coperture per le misure proposte.

BCE. Coeuré ha argomentato che nelle fasi di uscita da politiche non convenzionali la guidance sui tassi può essere efficace anche quando la banca centrale ha iniziato ad alzare i tassi di interesse.

Coeuré è dell’idea che la guidance debba incorporare la funzione di reazione della BCE piuttosto che un sentiero atteso per i tassi di policy,

come fa la banca centrale neozelandese e come ha fatto la Fed con il grafico a punti.

Coeuré ha evidenziato che dal 2010 fino a poco fa le regole di politica monetaria avrebbero suggerito tassi più bassi rispetto a quelli vigenti.

Per cercare di colmare la distanza tra il sentiero ottimale per i tassi di interesse (in base ad una regola tipo Taylor) e tassi effettivi, la BCE nel luglio del 2013

ha introdotto la guidance sui tassi che ha contribuito ad allentare le condizioni finanziarie nell’area euro.

Nel periodo recente, però, le regole di politica monetaria suggerirebbero tassi più elevati e appena al di sopra dello zero a inizio 2020, come da indicazioni dei tassi di mercato.

Tuttavia, secondo Coeuré questo non giustifica l’abbandono della guidance sui tassi.

L’incertezza sul sentiero dell’inflazione ed in particolare sulla risposta dell’inflazione core all’esaurimento delle risorse inutilizzate nell’economia impone

un approccio cauto da parte della banca centrale per gestire la transizione da tassi di interesse negativi.

Inoltre, ridurre lo stimolo monetario, legato a più strumenti di policy, è terra incognita sia per i mercati che per i policy makers .

A inizio 2018, i mercati si aspettavano che i tassi di interesse sarebbero saliti circa un mese dopo la fine degli acquisti e la BCE valutava questa essere

un’attesa straordinariamente prematura che avrebbe avuto effetto su tutta la struttura dei tassi.

Tuttavia, Coeuré ha notato che pubblicare previsioni sul futuro sentiero dei tassi richiede in primis un discreto track record nel prevedere l’evoluzione di crescita e inflazione.

Inoltre, non va sottovalutato che pubblicare più previsioni sul futuro livello dei tassi, come ha fatto la Fed con il dots-plot , potrebbe generare una percezione errata da parte degli operatori economici.

Nel caso della BCE inoltre il tasso guida è il tasso sui depositi e i future sull’EONIA riflettono non solo le attese sui tassi ma anche sull’andamento dell’eccesso di liquidità sistemico.

Per la BCE sarebbe necessario comunicare informazioni sull’ampiezza del corridoio e se intende ritornare al vecchio regime di razionamento della liquidità nelle aste di rifinanziamento.

Inoltre incorporare nella guidance il livello futuro atteso per il tasso di politica monetaria richiederebbe una stima del tasso neutrale.

Attualmente le stime del tasso neutrale sono circondate da un ampio margine di incertezza. In conclusione, secondo Coeuré è opportuno che la guidance sui tassi resti legata a variabili di stato anche dopo l’inizio dei rialzi.

Area euro. La seconda stima ha confermato l’inflazione in rallentamento di un decimo ad agosto al 2,0%. Sul mese i prezzi al consumo sono cresciuti di 0,2% m/m, ancora su spinta dell’energia (+0,5% m/m).

I prezzi al consumo al netto di energia e alimentari freschi sono cresciuti di 0,1% m/m, meno rispetto alla dinamica osservata nel mese nei quattro anni precedenti.

L’inflazione core è calata di un decimo all’1,2% e rimane sui livelli di inizio anno.

Nei prossimi mesi, la dinamica core dovrebbe rimanere sui livelli recenti solo ad inizio 2019 dovrebbe vedersi un aumento più duraturo verso l’1,5% – 1,6%.

Germania. Il rallentamento dell’attività manifatturiera a inizio estate è da ricondursi a fattori temporanei che hanno penalizzato la produzione nel settore auto.

Sarebbe stata, secondo la Bundesbank, l’entrata in vigore della normativa comunitaria sui test di valutazione delle emissioni di gas di scarico per i nuovi veicoli registrati

avrebbe creato degli intoppi nel comparto, dove la produzione si è contratta quasi del 7% a luglio.

Il momento di fondo resta solido come indica l’ottimismo delle imprese segnalato dalle indagini IFO e ZEW. Stimiamo che dopo un rallentamento a 0,3% t/t, la crescita possa ri-accelerare in area 0,5% t/t a fine anno.

La nostra stima per il 2018 è di crescita media dell’1,9%.

Stati Uniti. Trump ha annunciato che nuovi dazi del 10% su 200 mld di dollari di importazioni dalla Cina entreranno in vigore il 24 settembre, e saranno portati al 25% a fine anno.

Con la nuova decisione, che si somma ai dazi già imposti su 50 mld di prodotti, circa metà delle importazioni dalla Cina sono ora colpite da nuovi dazi; nel 2017, l’import totale dalla Cina era pari a circa 505 mld di dollari.

I nuovi dazi saranno imposti prevalentemente su beni di consumo, anche se l’amministrazione ha eliminato circa 300 prodotti (fra cui smartwatch,

alcuni prodotti per l’infanzia e prodotti chimici usati nel manifatturiero e nell’agricoltura) dalla lista presentata a luglio dall’US Trade Representative, in seguito alle richieste delle imprese.

Un portavoce del ministero degli esteri cinese aveva affermato che in caso di nuove misure, la Cina avrebbe risposto con le “necessarie contromisure”, che potrebbero essere nuovi dazi su circa 60 mld di importazioni dagli USA.

L’applicazione delle nuove misure già dal 24 settembre mette a rischio l’incontro fra Mnuchin e la delegazione cinese che avrebbe dovuto svolgersi a Washington a fine mese.

Trump ha detto che la situazione potrà risolversi alla fine con un accordo fra lui stesso e il presidente cinese Xi.

Per ora, però, l’escalation dei dazi prosegue, e sarà da vedere se l’amministrazione USA metterà in atto la minaccia di dazi su altri 267 mld di, colpendo così l’intero import dalla Cina.

Gli effetti dei dazi dovrebbero restare complessivamente modesti sulla crescita e sull’inflazione americane, contenuti in parte dal deprezzamento della valuta cinese, dallo spostamento ad altri paesi a basso costo e dagli ampi margini delle imprese.

Per l’economia USA, che corre a pieni giri, per ora sarà facile sostenere la guerra tariffaria di Trump, anche se nel 2019 l’impatto sui prezzi e sulla crescita potrebbero complicare le decisioni della Fed.

Stati Uniti. R. Clarida è entrato in carica come vice-presidente della Fed. M. Daly è stata nominata presidente della San Francisco Fed, in sostituzione di J. Williams,

che è diventato presidente della NY Fed. Daly era direttrice della divisione di ricerca della San Francisco Fed è ha opinioni in linea con quelle di Williams.

Fonte: BONDWorld.it

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