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Flash: L’ISM del settore manifatturiero a febbraio è atteso in aumento a 52 da 51,3 di gennaio

Area Euro La lettura finale del PMI manifatturiero di febbraio dell’Eurozona dovrebbe confermare la stima preliminare a 53, in calo da 54 di gennaio. L’indice tedesco rimane più avanzato (54,7) di quello francese, ancora troppo debole, anche se la seconda lettura potrebbe vedere….


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una correzione al rialzo (48,9). La prima lettura del PMI manifatturiero italiano potrebbe riportare l’indice all’incirca sul livello di dicembre (a 53,4) dopo la correzione (a 53,1) di gennaio.

Italia. I dati annuali di contabilità nazionale e finanza pubblica dovrebbero mostrare un PIL reale in calo di -1,9% nel 2013 da -2,5% del 2012. I dati grezzi non dovrebbero mostrare differenze rispetto a quelli corretti per i giorni lavorativi (253 sia nel 2012 che nel 2013). Il disavanzo dell’amministrazione pubblica dovrebbe attestarsi al 3,0% del PIL.

Stati Uniti

La spesa personale a gennaio è prevista in aumento di 0,1% m/m: i dati negativi delle vendite al dettaglio dovrebbero essere compensati da un forte aumento della spesa per i servizi di riscaldamento dovuti al clima straordinariamente rigido. I dati di dicembre e novembre dovrebbero essere rivisti verso il basso, viste le informazioni dalle vendite al dettaglio. Il reddito personale a gennaio dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, dopo la variazione nulla di dicembre, grazie a una accelerazione della dinamica salariale che dovrebbe più che compensare la relativa debolezza della crescita occupazionale; sul reddito dovrebbe pesare negativamente la fine dell’estensione dei sussidi per circa 1,2 mln di individui. Il tasso di risparmio dovrebbe essere invariato a 3,9%.

L’ISM del settore manifatturiero a febbraio è atteso in aumento a 52 da 51,3 di gennaio. Le indagini regionali di Philadelphia, New York e Dallas nel settore hanno registrato debolezza, con il Philly Fed addirittura in territorio negativo. Tuttavia, il PMI Markit preliminare è stato ancora in aumento, riflettendo probabilmente condizioni climatiche a livello nazionale più “normali” rispetto quanto visto sulla costa Est e negli stati del Midwest.

La spesa in costruzioni a gennaio dovrebbe calare di -0,4% m/m, sulla scia di condizioni climatiche avverse nelle regioni centro-orientali. La spesa nel settore residenziale dovrebbe essere in modesto aumento, grazie all’andamento ancora positivo dei nuovi cantieri nel 4° trimestre: i nuovi occupati a gennaio nel settore sono stati in rialzo, nonostante il clima avverso. Il calo della spesa complessiva dovrebbe derivare da un’ampia correzione nel settore delle costruzioni non residenziali private.

Le vendite di autoveicoli dovrebbero risalire modestamente dopo il calo degli ultimi due mesi e toccare 15,5 mln di unità ann. a febbraio (da 15,2 mln di gennaio). A febbraio il clima dovrebbe ancora influenzato negativamente l’attività nel settore, ma meno che a gennaio. Le vendite dovrebbero tornare verso 16 mln nel 2014.

I market mover della settimana

Nell’Eurozona il focus sarà sulla riunione della BCE (v. sopra). La seconda lettura dei PMI di febbraio dovrebbe confermare la stima preliminare, con il composito e il manifatturiero in lieve calo rispetto a gennaio, mentre i servizi si dovrebbero confermare poco variati. La seconda lettura del PIL area euro per il 4° trimestre 2013 dovrebbe confermare la stima preliminare a +0,3% t/t da 0,1% t/t, mentre in Italia i dati di contabilità nazionale dovrebbero confermare il PIL annuo 2013 a -1,9% (da -2,5% del 2012) e il deficit stabile al 3,0%. I prezzi alla produzione per l’Eurozona a gennaio sono attesi in deciso calo. Infine, la produzione industriale tedesca è attesa rimbalzare a gennaio dopo l’inatteso calo di dicembre.

La settimana è densa di dati negli Stati Uniti. L’employment report dovrebbe mostrare una dinamica occupazionale moderata e un calo del tasso di disoccupazione, legato alla fine dei fondi federali per l’estensione dei sussidi, che ha colpito circa 1,2 mln di individui: La mancanza del sussidio potrebbe determinare un nuovo calo del tasso di partecipazione. A febbraio gli indici ISM (manifatturiero e non manifatturiero) a febbraio dovrebbero essere poco variati introno ai livelli di gennaio e le vendite di autoveicoli dovrebbero riprendersi parzialmente dopo il forte calo di gennaio. Per gennaio, la spesa in costruzioni dovrebbe correggere nel comparto non residenziale; la spesa personale dovrebbe essere in modesto aumento, grazie al contributo dei servizi per il riscaldamento, e il reddito personale dovrebbe riaccelerare. Il Beige Book potrebbe dare informazioni importanti sull’effetto del clima sull’attività nell’ultimo mese, e dovrebbe confermare che i trend di espansione della domanda e dell’occupazione restano validi. 

Venerdì sui mercati

Nella giornata di oggi dati ed eventi macroeconomici importanti (ISM e audizione di Draghi) saranno in parte messi in ombra dalle tensioni sul fronte dell’Ucraina. Gli sviluppi della crisi ucraina sono ora il focus dei mercati. L’intervento militare russo in Crimea ha determinato le prime reazioni in Occidente, con la richiesta di ritiro delle truppe e la cancellazione di iniziative commerciali ed economiche congiunte. La Banca centrale russa questa mattina ha alzato i tassi da 5,5% a 7% per provare a contenere il crollo del rublo: secondo il comunicato, la decisione “è mirata a prevenire rischi per l’inflazione e la stabilità finanziaria collegati al recente aumento di volatilità sui mercati finanziari”. 

Questa mattina è stata pubblicata la lettura definitiva del PMI manifatturiero /Markit cinese, a 48,5 a febbraio, in modesto recupero rispetto alla stima flash di 48,3, e in calo da 49,5 di gennaio. Occorre leggere i dati di gennaio/febbraio con cautela, per via della difficile destagionalizzazione legata al capodanno cinese. Più positivo è stato invece il POMI non manifatturiero, in aumento a 55 da 53,4 di gennaio.

Venerdì i mercati azionari avevano chiuso in positivo grazie all’impostazione al rialzo di Wall Street. L’S&P ha rinnovato i massimi assoluti, confermando la violazione al rialzo della barriera di forte valenza a 1.850 punti. Questa mattina le chiusure asiatiche sono tutte in netto calo, sulla scia degli sviluppi del week-end relati alla crisi in Ucraina. Il Nikkei chiude con una correzione di -1,27%. Il mercato dei titoli di Stato europei ha visto ampie correzioni,. dopo che il dato sull’inflazione europea ha sorpreso le attese di mercato e ha contribuito ad aumentare l’incertezza relativa alle prossime mosse della BCE. I rendimenti sui Bund registrano aumenti nell’ordine di 6-8pb lungo le scadenze medie e lunghe, mentre si mantengono più modesti (4pb circa) i rincari sul tratto breve della curva. Reazione più composta per i BTP che mostrano a loro volta nuovi aumenti dei tassi ma conservano variazioni più modeste, nell’ordine di 2-3pb. Torna dunque a scambiare pochi centesimi al di sopra della soglia dello 0,75% il bond a 2 anni, mentre il decennale si attesta in area 3,48% e beneficia dunque di un nuovo restringimento dello spread rispetto ai Bund che, con un calo di circa 4pb, si porta a 189pb.

Area Euro

La stima flash di Eurostat ha mostrato l’inflazione area euro stabile a 0,8% a febbraio (il dato di gennaio è stato rivisto al rialzo). La stima è in contrasto con la sorpresa verso il basso di un decimo da Germania e Italia e di due decimi dalla Spagna. È probabile che l’inflazione francese acceleri più del previsto a febbraio per effetto ritardato del rialzo delle aliquote IVA di gennaio scorso. Pensiamo che il rischio di deflazione in senso stretto nella media area euro resti contenuto ed andrà scemando al consolidarsi della ripresa ciclica. Continuiamo a ritenere che un taglio del refi alla prossima riunione sia una close call. Il focus sarà sulle stime di inflazione 2016. Indicazioni sull’orientamento della BCE alla prossima riunione potrebbero arrivare a inizio settimana durante l’audizione di Draghi al Parlamento europeo.

Italia. L’inflazione stupisce ancora verso il basso a febbraio. I prezzi al consumo sono calati a sorpresa a febbraio, di -0,1% m/m in base all’indice NIC e di -0,3% m/m secondo la misura armonizzata UE (da +0,2% e -2,1% m/m, rispettivamente). Di conseguenza, l’inflazione annua è scesa allo 0,5% (da 0,7% sull’indice nazionale e da 0,6% sull’armonizzato). Si tratta di un nuovo minimo dal 2009. In prospettiva, l’inflazione è destinata a rimanere agli attuali modesti livelli almeno il mese prossimo, e inferiore all’1% probabilmente sino all’estate. Solo negli ultimi mesi dell’anno si potrebbe vedere una risalita, che tuttavia non sarà tale da portare la media d’anno significativamente al di sopra dell’1%.

Spagna. La stima preliminare sorprende verso il basso con un calo dell’inflazione di tre decimi a -0,1% a/a a febbraio da un precedente +0,2% sulla misura nazionale e a 0,0% sull’armonizzato. Il comunicato dell’INE suggerisce che il calo è spiegato dalla dinamica dei prezzi dei carburanti. Tuttavia, non è da escludere che anche la dinamica dei prezzi sottostanti abbia frenato più di quanto suggerisce l’usuale coefficiente di stagionalità. L’inflazione spagnola dovrebbe aggirarsi in media a 0,7% nel 2014 ma la dinamica sottostante potrebbe rimanere pericolosamente vicina allo zero per buona parte dell’anno.

Francia. La spesa per consumi crolla oltre le attese a gennaio del 2,1% da 0,2% m/m (rivista al rialzo). Il calo è spiegato dall’effetto combinato della frenata superiore alle attese delle vendite di auto (-7,7% m/m da 2,9% m/m) da un lato (causata dell’introduzione della nuova tassa sui veicolo inquinanti) e, dall’altro, all’esito deludente dei saldi di fine stagione (in particolare il vestiario ha registrato un aumento delle vendite solo dell’1,9% m/m da -1,8% m/m). Ha nettamente inciso anche il calo del consumo di energia dovuto alle temperature meno rigide della media stagionale, che sono calate del 6,3% m/m dopo -1,3% m/m di dicembre. Sull’anno la variazione torna in territorio negativo a -0,5% da 1,7% (rivista al rialzo). La spesa per consumi è in rotta per una contrazione di 0,6% t/t nel 1° trimestre dal +1,0% t/t di dicembre scorso.

Germania. Le vendite al dettaglio al netto delle auto aumentano più del previsto, +2,5% m/m dopo il -2,1% m/m, probabilmente anche per effetto del clima eccezionalmente mite. Il dato segna un’entrata piuttosto forte nel 1° trimestre di quest’anno (il trascinamento é per un +1,4% t/t dopo il -0,5% t/t di fine 2013). Le immatricolazioni auto a gennaio sono cresciute, secondo le nostre stime di 0,2% m/m. I consumi tedeschi dovrebbero accelerare a inizio 2014 dopo lo stallo di fine 2013 i salari reali dovrebbero avanzare dell’1,0%, più che nel resto della media area euro.

Il tasso di disoccupazione nell’Eurozona è rimasto stabile al 12% a gennaio. Il livello è solo marginalmente inferiore al massimo storico di 12,1% toccato tra aprile e settembre dello scorso anno. Da notare che tra i Paesi che mostrano un’incipiente calo del tasso dei senza-lavoro, in relazione alla ripresa ciclica in corso, vi sono Spagna, Portogallo e Irlanda (pur mantenendo tutti e tre livelli di disoccupazione assai elevata: 25,8%, 15,3% e 11,9% rispettivamente); a questi va aggiunto la Germania, dove il tasso in base agli standard ILO è calato di due decimi negli ultimi tre mesi, al 5%. Viceversa, mantiene un trend al rialzo la disoccupazione in Francia e soprattutto in Italia.

Italia. La disoccupazione torna ad aumentare a gennaio. Il tasso di disoccupazione è tornato ad aumentare a gennaio, a 12,9% dopo l’inatteso calo a 12,7% di dicembre. Si tratta di un nuovo massimo storico. Il dato è risultato di un decimo superiore alla nostra previsione, già la più alta tra quelle di consenso (che in media si aspettava una stabilità nel mese). A gennaio, gli occupati sono scesi di “appena” 8 mila unità, ma l’aumento consistente della forza-lavoro (+52 mila unità) ha fatto sì che il numero dei disoccupati salisse in misura significativa (+60 mila unità). L’indagine sulle forze di lavoro ha mostrato che nel 4° trimestre 2013 il tasso di disoccupazione è salito di tre decimi rispetto al trimestre precedente, al 12,6% (in linea con le attese). In sintesi, la risalita del tasso di disoccupazione a gennaio non stupisce e conferma la nostra idea che il calo di dicembre (anche perché dovuto non a una ripresa degli occupati ma a un aumento degli inattivi) non rappresentasse un’inversione di tendenza all’interno di un trend in salita. I dettagli riguardo all’andamento del mercato del lavoro nel 4° trimestre 2013 inoltre confermano che va deteriorandosi non soltanto la quantità ma anche la “qualità” dell’occupazione. In prospettiva, è ancora presto, visto l’usuale ritardo tra ciclo economico e tasso dei senza-lavoro, per vedere un miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro. Nella migliore delle ipotesi, visto che una ripresa del PIL è iniziata solo a partire dal 4° trimestre del 2013, si potrebbe avere una marginale discesa della disoccupazione solo nella seconda metà dell’anno.

Stati Uniti

La seconda stima del PIL del 4° trimestre è rivista ampiamente verso il basso, a 2,4% t/t ann. da 3,2% t/t ann. Le principali revisioni verso il basso riguardano i consumi (a 2,6% t/t ann. da 3,2% t/t ann.), le esportazioni (a +9,4% t/t ann. da 11,4% t/t ann.), la spesa pubblica (-5,6% t/t ann.); la crescita è più forte invece per gli investimenti fissi non residenziali (+7,3% t/t ann., da +3,8% t/t ann.); gli investimenti residenziali (-8,7% t/t ann., da -9,8% t/t ann.) e le importazioni (1,5% t/t ann. da 0,9% t/t ann.). Le scorte contribuiscono per solo 0,1pp da 0,4pp della prima stima. Gran parte delle revisioni era attesa. E’ ora cruciale per lo scenario USA la sequenza di dati di febbraio e marzo, per valutare quanto effettivamente il rallentamento recente sia determinato dal clima avverso.  

Il Chicago PMI a febbraio aumenta a 59,8 da 59,6 di gennaio, contro aspettative di consenso di un calo a 56,4, dando ulteriore supporto all’aspettativa che il trend della ripresa si mantenga sostenuto.

La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a febbraio (finale) aumenta a 81,6 da 81,2 di gennaio e dalla lettura preliminare di febbraio. Il dato dà supporto all’interpretazione che la recente debolezza congiunturale sia da attribuire in gran parte a fattori climatici.  


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