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Flash: La crisi irlandese mantiene i mercati sotto pressione

Da seguire: Area euro: – Germania. A novembre l’indice IFO potrebbe crescere ancora, per il sesto mese consecutivo, a 108,3 da 107,6 andando a toccare un nuovo massimo da maggio 2007. Sono viste in miglioramento sia la valutazione sulla situazione corrente (a 111,0 da 110,2) che le aspettative per i prossimi…


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sei mesi (a 105,7 da 105,1). In particolare l’indice sulle aspettative andrebbe a toccare un massimo da quando esiste la serie. L’andamento dell’indice IFO rispecchierebbe il miglioramento del morale già catturato dall’indice ZEW, prima indagine di fiducia pubblicata nel mese di novembre. Nonostante i dati più recenti sull’economia tedesca si siano rivelati più deboli delle attese, la Germania si riconferma l’economia leader dell’Eurozona.

Stati Uniti

– Gli ordini di beni durevoli a ottobre sono previsti in aumento di 0,1% m/m, dopo +3,5% m/m di settembre (rivisto da +3,3% m/m). Al netto dei trasporti, gli ordini dovrebbero aumentare di 0,5% m/m, dopo -0,4% m/m (rivisto da -0,8% m/m) di settembre. Il settore trasporti dovrebbe vedere un calo determinato dalla componente aeronautica, che aveva segnato +15,8% m/m a settembre. L’indice nuovi ordini dell’ISM è salito a 58,9 a ottobre, da 51,1 del mese precedente, segnando una netta svolta dopo 4 cali consecutivi e dando un’indicazione positiva per il dato al netto dei trasporti. I dati sulle scorte dovrebbero mostrare un rallentamento dopo mesi di aumenti marcati.

– La spesa personale è prevista in crescita di 0,5% m/m a ottobre, dopo +0,2% m/m di settembre. Il reddito personale dovrebbe crescere di 0,4% m/mIl tasso di risparmio dovrebbe scendere a 5,2%, da 5,3% di settembre.

– La fiducia delle famiglie rilevata dall’University. of Michigan a novembre (finale) dovrebbe salire a 69,5, confermando il rialzo visto con la stima preliminare (a 69,3 da 67,7). I dati preliminari di novembre hanno registrato un miglioramento sia per le condizioni correnti (a 79,7 da 76,6) sia per le aspettative (a 62,7 da 61,9). L’indice di fiducia settimanale ABC non dà però indicazioni di un significativo trend verso l’alto. La fiducia delle famiglie resterà probabilmente intorno al range recente, fino a quando non si sarà ridotta l’incertezza sulle imposte e sul futuro dei sussidi di disoccupazione.

– Le vendite di case nuove a ottobre sono attese in aumento a 315 mila, da 307 mila di settembre, mantenendosi al di sopra dei minimi della serie (282 mila a maggio, 285 mila a luglio), indicando un modestissimo trend positivo. L’indagine dei costruttori di ottobre e novembre è risalito dai minimi estivi e indica un miglioramento per le vendite correnti e future. I livelli restano comunque molto bassi.

Ieri sui mercati

La crisi irlandese mantiene i mercati sotto pressione, con un aumento della tensione anche per via dell’intervento militare in Corea: il risultato è l’accentuarsi del flight to quality per valute e classi di asset. S&P ieri ha abbassato il rating dell’Irlanda di due notch a “A” da “AA-“con un outlook negativo, indicando che “il Governo irlandese dovrà prendere a prestito anche più di quanto inserito nelle precedenti stime per finanziare ulteriori iniezioni di capitale nel sistema bancario”. Moody’s qualche giorno fa aveva annunciato un possibile downgrade di diversi notch in tempi brevi. Per ora non ci sono novità sui negoziati per l’intervento di sostegno finanziario che vien stimato da fonti non ufficiali a circa 85 miliardi di euro. Al momento, la crisi è aggravata dai risvolti politici irlandesi, con l’incertezza riguardo al voto sul budget e ai tempi di un eventuale scioglimento delle Camere. Merkel ieri ha definito la situazione dell’Eurozona “seria” e ha ribadito che dopo il 2013 una parte dei costi di eventuali bail-out verrà probabilmente condivisa con gli investitori privati. L’euro si è stabilizzato intorno a 1,34, tutte le borse hanno chiuso in negativo con cali fra l’1 e l’1,5% negli USA e fra il 2 e il 3% in Europa; più contenute le correzioni in Asia, nonostante le tensioni in Corea. Gli spread dei periferici in Europa si sono ancora allargati (Irlanda a 572pb, Portogallo a 430pb, Spagna a 233pb).

Area euro

Germania. La crescita del PIL nel 3° trimestre è stata confermata a +0,7% t/t, in rallentamento rispetto all’eccezionale trimestre primaverile, ma su ritmi ancora sostenuti. Il dettaglio mostra un contributo positivo di consumi privati (0,3%), investimenti fissi lordi (0,2%) ed esportazioni nette (0,3%), a fronte di un drenaggio di -0,3% dovuto alle scorte.

Francia. L’indice INSEE di fiducia presso le imprese manifatturiere è calato a sorpresa a 100 da 102 dopo quattro mesi consecutivi di crescita e dopo che il balzo di ottobre aveva portato l’indicatore ai massimi da oltre due anni. Il dato ha sorpreso in negativo, ma il morale delle imprese rimane ben impostato (come testimonia anche il nuovo massimo raggiunto dal PMI manifatturiero nello stesso mese).

Italia. A novembre, l’indice ISAE di fiducia dei consumatori è cresciuto a sorpresa a 108,5 da 107,7. Si tratta del terzo incremento consecutivo dell’indicatore che si porta così ai massimi da gennaio. A differenza del mese precedente, si registra un maggiore ottimismo nella condizione economica personale (a 121,7 da 119,3), mentre la valutazione generale sull’economia corregge lievemente (mantenendosi comunque al di sopra del livello di settembre, a 80,6 da 81,3). La valutazione della situazione corrente aumenta (a 115,7 da 114,7), mentre le aspettative per i prossimi sei mesi rimangono costanti (a quota 97).

Dopo tre mesi consecutivi di calo, l’indice PMI composito per l’area euro è aumentato a sorpresa a novembre a 55,4 da 53,8. E’ migliorato sia l’indice per il settore manifatturiero (a 55,5, massimo dallo scorso giugno, da 54,6 precedente), che il PMI Servizi (balzato a 55,2 da 53,3). Migliorano, ben oltre le attese di consenso, anche gli indicatori PMI per Germania e Francia.

 

Stati Uniti

La seconda stima del PIL del 3° trimestre conferma l’attesa revisione verso l’alto, da 2% t/t ann. a 2,5% t/t ann (consenso: 2,4%), 3,2% a/a. I dati complessivamente non modificano lo scenario, ma confermano l’assenza di rischi gravi di ricaduta recessiva, con una dinamica discreta dei consumi e buona degli investimenti in macchinari. Il “jolly” dello scenario 2011 è rappresentato a questo punto dalla politica fiscale che rimane altamente incerta, sia sul fronte della spesa sia su quello delle imposte. Una parte dell’incertezza dovrebbe ridursi nelle prossime settimane, almeno riguardo all’estensione temporanea dei tagli di imposta e dei fondi federali per i sussidi di disoccupazione.

Le vendite di case esistenti a ottobre calano a 4,43 milioni di unità ann., da 4,53 milioni (consenso: 4,53 milioni), pari a -2,2% m/m. Le scorte di case invendute rimangono circa costante a 10,5 mesi a ottobre (da 10,6 di settembre): il livello delle scorte rimane coerente con una stagnazione dell’attività edilizia (una ripresa è generalmente associata con scorte pari a circa 7-8 mesi, poco più del tempo medio per costruire una casa negli USA).

La pubblicazione dei verbali della riunione FOMC di novembre mostra uno scenario di crescita e inflazione che giustifica l’intervento di stimolo quantitativo annunciato il 3 novembre. La Fed ha rivisto verso il basso il proprio scenario di crescita a circa 2,5% per il 2010 (da 3-3,5%), a 3-3,6% nel 2011 (da 3,5-4,2%), senza modificare sostanzialmente l’aspettativa per il 2012 (3,6-4,5%); è stata aggiunta la proiezione per il 2013 (3,5-4,6%). Il tasso di disoccupazione per il 2011 e 2012 è di circa mezzo punto più alta rispetto a giugno (9% a fine 2011, da 8,5%, 8% a fine 2012, da 7,3%); il 2013 vede un tasso di disoccupazione ancora molto elevato, fra 6,9 e 7,4%. Lo scenario di inflazione è circa invariato rispetto a giugno, con una dinamica sotto la definizione di stabilità dei prezzi su tutto l’orizzonte considerato. Per quanto riguarda la politica monetaria i verbali rivelano che la Fed ha tenuto una riunione via video-conferenza due settimane prima della riunione ufficiale per discutere temi “scottanti” su cui riflettere: in particolare l’adozione di un obiettivo di inflazione e la possibilità di introdurre un obiettivo sui tassi a lungo termine. I verbali mostrano, come atteso, che dietro l’apparente quasi totale consenso per la decisione di acquistare fino a 600 miliardi di Treasuries, ci sono divergenze di opinioni. Nonostante possibili dissensi, è probabile che la Fed proceda sul sentiero dell’espansione monetaria.

 


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Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%.  L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.

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