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Flash: la Francia offre 7,5 miliardi di carta a breve termine

Da seguire: Area Euro: – Germania. La produzione industriale potrebbe segnare un altro incremento di 0,3% m/m a settembre, dopo il +1,7% m/m di agosto. Su base annua l’output rallenterebbe, rimanendo tuttavia su un ritmo di crescita elevato (9,3% da 11% a/a precedente). Il dato sarebbe coerente con una…


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crescita dell’output di 2% t/t nel 3° trimestre, dopo il boom di +5,3% t/t del trimestre primaverile. Sulla base delle indicazioni provenienti dalle indagini e dall’IFO in particolare, la produzione industriale rimarrà anche nei prossimi mesi su un trend di crescita.

– Aste – La Francia offre 7,5 miliardi di carta a breve termine e altri 5 miliardi arriveranno dalla Germania; la Slovacchia riapre il titolo 3,5% 02/2016.

I market mover della settimana

Settimana ricca di dati importanti per l’area euro. Il PIL dovrebbe aver rallentato nel 3° trimestre in tutti i principali Paesi, mantenendo comunque un buon ritmo di crescita (0,3% t/t per l’area euro). La Germania, pur rallentando significativamente rispetto all’eccezionale trimestre precedente, manterrà il tasso di crescita più elevato tra i principali Paesi. Italia e Francia manterranno un ritmo di sviluppo vicino a quello dei tre mesi precedenti, mentre non escludiamo un ritorno in negativo per la Spagna. La produzione industriale nell’area euro potrebbe risultare all’incirca stagnante, in quanto il crollo dell’output in Spagna e un possibile ripiegamento in Italia dovrebbero compensare un presumibile aumento in Francia e Germania.

La settimana ha pochi dati in uscita negli Stati Uniti. La bilancia commerciale a settembre dovrebbe vedere un modesto ampliamento del deficit. I prezzi all’import dovrebbero essere in ampio aumento a ottobre.

Venerdì sui mercati

L’euro è sceso sotto quota 1,40 dollari, estendendo i ribassi avvenuti venerdì sulla scia dei dati occupazionali americani. Il dollaro è in ripresa anche nei confronti dello yen e della sterlina. In aumento i rendimenti sui titoli di stato americani, così come i tassi impliciti nei futures monetari. Notizie contrastanti sugli emittenti sovrani in crisi: in Grecia il Pasok esce in modo soddisfacente dalle elezioni amministrative; in Irlanda, il principale partito di opposizione nega l’appoggio al budget.

Area Euro

A settembre le vendite al dettaglio nell’area euro sono calate di -0,2% m/m come il mese precedente (il dato di agosto è stato rivisto al rialzo di due decimi). Su base annua le vendite hanno rallentato a 1,1% da 1,3% a/a (dato rivisto al rialzo dalla prima stima di +0,6% a/a).

Germania. Gli ordini all’industria sono crollati a sorpresa a settembre, di -4% m/m dopo il balzo di +3,5% m/m del mese precedente. La variazione annua ha rallentato così al 14% dal 20,4% a/a.

Stati Uniti

L’employment report è stato molto più positivo di quanto atteso, con un aumento di 151 mila occupati e una revisione verso l’alto sui due mesi precedenti complessivamente pari a +100 mila. Gli occupati nel settore privato aumentano di 159 mila, di cui +5 mila nell’industria, +5 mila nelle costruzioni e -7 mila nel manifatturiero. Il settore dei servizi privati aggiunge 154 mila, dopo +111 mila a settembre e +126 mila ad agosto. Nei servizi privati aumentano gli occupati nel commercio e nei trasporti (+37 mila), nei servizi alle imprese (+46 mila), in sanità e istruzione (+53 mila), mentre calano marginalmente nella finanza
(-1000). Nel settore pubblico, sono stati espulsi 8 mila occupati, di cui 7 mila a livello statale e locale. Il tasso di disoccupazione rimane stabile al 9,6% per il terzo mese consecutivo. Il tasso di partecipazione scende da 64,7% a 64,5%, il minimo da novembre 1984. Il tasso di disoccupazione allargato (che include disoccupati marginalmente attaccati alla forza lavoro e sotto occupati) resta circa stabile al 17% (da 17,1% di settembre). La durata della disoccupazione continua a salire: media a 33,9 settimane da 33,3; mediana a 21,2 settimane da 20,4. La percentuale di disoccupati da più di 27 settimane sale marginalmente ancora a 41,8% da 41,7% di settembre, su livelli ancora molto elevati, sebbene inferiori al picco di 46% di maggio 2010. Gli occupati misurati con l’indagine presso le famiglie calano di 330 mila unità (media ultimi 3 mesi: +33 mila) dando ancora un segnale di debolezza. I salari orari aumentano di 0,2% m/m (1,7% a/a), dopo +0,1% m/m di settembre, rivisto da 0. Le ore lavorate aumentano di 0,4% m/m, dando un segnale positivo per l’output del mese in corso, in linea con le indicazioni dell’ISM. Nell’insieme i dati sono chiaramente migliori delle attese, con indicazioni di ripresa della creazione di occupati nei servizi e con segnali di un’accelerazione nella creazione di nuovi posti nel settore privato. Tuttavia un punto da rilevare è che i dati di ottobre mostrano crescita di 151 mila occupati e calo di due decimi del tasso di partecipazione, ma il tasso di disoccupazione rimane stabile. Anche un trend più vivace di nuovi occupati, in linea con i dati degli ultimi tre mesi, porterebbe a un calo molto lento della disoccupazione, lasciando i gravi rischi collegati a una percentuale straordinariamente elevata di disoccupati a lungo termine. Il mercato del lavoro rimane un elemento di fragilità nello scenario statunitense, in un ciclo in cui la crescita, durante la fase di ripresa, sarà molto contenuta per via dell’eredità della crisi finanziaria.


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Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%.  L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.

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