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EURO

Flash: L’accordo sui prestiti all’Irlanda non è servito a tranquillizzare i mercati

Da seguire: Area Euro: – Germania. Il tasso di disoccupazione potrebbe scendere ancora di un decimo a novembre, a 7,4% da 7,5%. Si tratterebbe di un minimo dal 1991. Per il diciassettesimo mese consecutivo il numero dei senza-lavoro è visto in calo, con una diminuzione che stimiamo più forte rispetto al mese scorso ….


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(circa -30 mila unità vs. -3 mila di ottobre). Un possibile miglioramento nel mercato del lavoro tedesco è indicato anche dalle indagini di fiducia. Infatti, le intenzioni di assumere delle imprese rilevate dall’indagine PMI per il settore manifatturiero hanno toccato a novembre un massimo dal 1996.

– Sulla base della stima preliminare, i prezzi al consumo nell’area euro dovrebbero rimanere stabili a novembre, dopo essere cresciuti di 0,4% m/m nel mese di ottobre. L’inflazione è vista rallentare all’1,8% a/a, da un precedente 1,9% a/a. Al netto delle componenti più volatili i prezzi dovrebbero calare di un decimo per un’inflazione core ferma all’1,1% a/a. Nei prossimi mesi l’inflazione è vista in leggero rallentamento fino a toccare un punto di minimo a marzo 2011 a 1,5% a/a.

– Il tasso di disoccupazione per l’area euro potrebbe calare a 10% a ottobre, dopo aver toccato, nel mese di settembre, un massimo dal giugno 1998 a quota 10,1%. Dovrebbe confermarsi la buona tenuta del mercato del lavoro nei Paesi core e in particolare in Germania, mentre non è da escludere un ulteriore deterioramento del mercato del lavoro nei Paesi periferici.

– Italia. A novembre, i prezzi al consumo sulla misura nazionale sono visti in crescita di 0,1% m/m, da un precedente +0,2% m/m e l’inflazione dovrebbe accelerare a 1,9% da 1,7% a/a. Sull’armonizzato, i prezzi dovrebbero rallentare a 0,2% m/m, da un precedente 0,7% m/m. La variazione annua accelererebbe sull’armonizzato a 2,1% da 2,0% a/a (per l’inflazione armonizzata sarebbe il primo dato sopra il 2% dal 2008). Tuttavia, il CPI potrebbe tornare a calare dai prossimi mesi.

– Italia. Ad ottobre, il tasso di disoccupazione mensile su base destagionalizzata dovrebbe scendere a 8,2% dopo l’incremento inatteso a 8,3% nel mese di settembre. Nonostante la disoccupazione resti su livelli storicamente elevati e la disoccupazione giovanile abbia ripreso a crescere ad ottobre, portandosi al 26,4%, il peggio per il mercato del lavoro potrebbe essere alle spalle. Nei prossimi mesi si dovrebbe assistere a una fase di stabilizzazione e sembra improbabile una risalita della disoccupazione sui massimi toccati in primavera.

Stati Uniti

– Il Chicago PMI a novembre dovrebbe essere poco variato a 60, da 60,6 di ottobre.

– La fiducia delle famiglie rilevata dal Conference Board dovrebbe salire a 53,5 a novembre da 50,2 di ottobre.

Ieri sui mercati

L’accordo sui prestiti all’Irlanda non è servito a tranquillizzare i mercati. L’euro si è indebolito, oscillando intorno a 1,31 (1,3119 questa mattina); le borse hanno chiuso in negativo dappertutto, con un calo in media del 2% in Europa e correzioni marginali negli Stati Uniti (fra -0,1% e -0,3%). Negative anche le chiusure delle borse asiatiche questa mattina. Sui mercati obbligazionari, i CDS sui periferici hanno toccato nuovi massimi e gli spread si sono ulteriormente allargati. In allargamento anche gli spread su Italia e Belgio. Il proseguimento della serie di indicazioni positive dal lato macro e gli interventi delle istituzioni non hanno effetti sulle tensioni di mercato, che aspetta le prossime mosse su Portogallo e Spagna, indipendentemente dalle rassicurazioni dei rispettivi governi sulla sostenibilità dei piani di rientro fiscale. In agenda oggi l’audizione di Trichet alla Commissione Affari Monetari al Parlamento Europeo e per l’intervento di O. Rehn sulla stabilità finanziaria, anche se difficilmente potranno emergere vere novità..

Area Euro

Irlanda. Il pacchetto di prestiti per un totale di 85 miliardi è composto nel modo seguente: 1) 17,5 miliardi è il contributo della stessa Irlanda (5 miliardi del conto di Tesoreria e 10 miliardi di investimenti del fondo-pensioni nazionale); 2) dei 67,5 di aiuti esterni, un terzo (22,5 miliardi) verrà dal FMI e due terzi (45 miliardi) dai Paesi europei; 3) di questi ultimi, 22,5 miliardi proverranno dall’European Financial Stability Mechanism (fondi di immediata disponibilità presso l’Unione Europea, garantiti da risorse comunitarie, ai quali si accede dietro accettazione di misure di stabilizzazione “nel contesto di un sostegno congiunto UE/FMI”, dotazione iniziale: 60 miliardi), 17,5 miliardi dall’European Financial Stability Facility (veicolo finanziario che potrà raccogliere risorse fino a 440 miliardi garantite pro-rata dagli Stati membri; si tratta di fondi non di immediata disponibilità ma da raccogliere sul mercato) e 4,8 miliardi da prestiti bilaterali da Regno Unito (3,8 miliardi), Svezia (0,6 miliardi) e Danimarca (0,4 miliardi). I vari prestiti hanno scadenze e tassi diversi, ma si calcola una scadenza media di 7 anni e mezzo e un tasso medio di circa il 5%. Degli 85 miliardi del pacchetto, 50 andranno a coprire il fabbisogno pubblico (dovrebbero essere sufficienti a tal scopo per almeno due anni e mezzo) e 35 saranno destinati al sistema bancario (10 miliardi le esigenze di ricapitalizzazione immediata e i restanti 25 miliardi andranno in un fondo ad hoc). In sintesi, le buone notizie sono che: 1) gli attuali detentori del debito irlandese eviteranno haircuts, 2) le condizioni del prestito in termini di tasso e scadenza appaiono non penalizzanti; 3) all’Irlanda viene concesso un anno in più per la correzione fiscale (si accetta che il deficit possa tornare sotto il 3% nel 2015 anziché nel 2014 come precedentemente previsto).

La Commissione UE ha diffuso le Previsioni Economiche d’Autunno. Le previsioni per l’eurozona vedono una crescita in lieve rallentamento all’1,5% nel 2011 dall’1,7% di quest’anno (ma la crescita è vista tornare a rafforzarsi nel 2012, all’1,8%). La stima su quest’anno è stata decisamente rivista a rialzo, la stima sul prossimo anno è stabile rispetto alle previsioni della scorsa primavera. L’inflazione nell’area euro rimarrà contenuta, di due-tre decimi sotto il 2% sia nel 2011 che nel 2012. Il tasso di disoccupazione è visto calare solo molto lentamente, di appena un decimo nel 2011 (al 10%) e al 9,6% nel 2012. Le stime sui conti pubblici vedono un deficit eurozona attestarsi a -6,3% quest’anno, -4,6% il prossimo e -3,9% nel 2012 (tali stime sono decisamente migliorate rispetto a quelle della primavera quando i deficit era visto rimanere superiore al 6% anche nel 2011). Il debito salirebbe all’86,5% del PIL nel 2011 e all’87,8% nel 2012.

A novembre, l’indice di fiducia economica della Commissione Europea è aumentato ancora a 105,3 da 103,8 (leggermente rivisto al ribasso).

Italia. Le retribuzioni contrattuali sono rimaste stabili nel mese di ottobre dopo la crescita di 0,3% m/m a settembre. Su base annua il tasso di crescita ha rallentato a 1,5% da 1,7% a/a.

Giappone

I dati di ottobre e novembre pubblicati oggi sono misti. Le notizie migliori vengono dalla produzione industriale che a ottobre è scesa di -1,8% m/m (consenso: -3,2% m/m, proiezione METI: -3,6% m/m), dopo -1,6% m/m a settembre. I dati risentono del taglio della produzione nel settore dei beni di consumo durevoli e delle auto, per via della fine degli incentivi fiscali.

Il PMI del settore manifatturiero è circa stabile a novembre (a 47,3 da 47,2 di ottobre). Il trend dell’indice è verso il basso, essendo per il terzo mese consecutivo al di sotto di 40. L’indagine risente della debolezza delle esportazioni schiacciate dal cambio forte: gli ordini all’export scendono ancora, a 46,9.

Il tasso di disoccupazione sale a 5,1% a ottobre, da 5% di settembre. Positiva invece l’indicazione del jobs-to-applicant ratio che sale a 0,56 da 0,55.

I nuovi cantieri a ottobre sono scesi su base mensile e rallentano su base tendenziale (+6,4% a/a da 17,7% a/a) segnalando un rallentamento della dinamica molto sostenuta vista nell’estate nel settore dell’edilizia residenziale.


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Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%.  L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.

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