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Flash: Offerta di carta a breve termine da parte di Belgio, Grecia e Spagna

Da seguire: Area Euro: – Nell’area euro l’inflazione dovrebbe essere confermata all’1,9% a/a ad ottobre da un precedente 1,8% a/a. I prezzi al consumo accelererebbero a 0,4% da 0,2% m/m. Al netto di energia e…..


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alimentari freschi i prezzi crescerebbero di 0,3% da un precedente 0,2% m/m, sull’anno l’inflazione core, accelererebbe all’1,1% dall’1% a/a. In prospettiva, già da novembre il CPI potrebbe tornare a calare, arrivando all’1,6% a fine anno; il CPI core è visto poco variato attorno all’1% per diversi mesi.

– Germania. A ottobre, l’indice ZEW sulle aspettative di analisti e investitori istituzionali sull’economia tedesca potrebbe rimbalzare lievemente dopo sei mesi consecutivi di calo, a 0 da -7,2. La valutazione sulla condizione corrente è vista aumentare ancora, seppur in maniera più contenuta rispetto agli ultimi mesi, a 75 da 72,6. Si tratterebbe del massimo dal settembre 2007. Sul morale di analisti e investitori istituzionali potrebbero aver inciso positivamente i confortanti dati sull’economia tedesca, così come il buon andamento dei mercati azionari, anche se le rinnovate preoccupazioni sul debito dei Paesi periferici potrebbero frenare i miglioramenti.

– Si riunisce l’Eurogruppo. La crisi sarà probabilmente oggetto di discussioni informali (l’Irlanda non ha chiesto assistenza) e sono da attendersi dichiarazioni prima e dopo il meeting.

– Aste – Offerta di carta a breve termine da parte di Belgio (2,5-3,0 miliardi), Grecia (0,3 miliardi) e Spagna (4,5-5,5 miliardi).

Stati Uniti

– Il PPI a ottobre è previsto in aumento di 0,8% m/m, spinto dagli aumenti del prezzo del petrolio. L’indice core dovrebbe invece essere in aumento contenuto di +0,1% m/m, come a settembre.

– La produzione industriale a ottobre è prevista in aumento di 0,2% m/m, dopo il -0,2% m/m di settembre. Il settore manifatturiero dovrebbe vedere un incremento di 0,3% m/m, sulla base dell’aumento delle ore lavorate, dopo il calo di 0,1% di settembre. Anche l’ISM ha dato indicazioni positive, con l’indice di produzione a 62,7 a ottobre, da 56,5 di settembre. Le utilities dovrebbero però fare da freno alla produzione complessiva, per via di temperature relativamente elevate su base stagionale. L’utilizzo della capacità produttiva dovrebbe aumentare a 74,9% da 74,7% di settembre, sui livelli di ottobre 2008.

– L’indice di fiducia dei costruttori rilevato dalla NAHB a novembre dovrebbe salire a 17 da 16 di ottobre. L’indagine di ottobre ha visto un aumento di 3 punti e un ritorno sui livelli di giugno, con indicazioni di miglioramento delle vendite correnti e un incremento significativo dell’indice delle vendite future.

Ieri sui mercati

Grazie alla disponibilità della UE di lanciare un piano finanziario di sostegno all’Irlanda, finora respinto dal governo locale, scendono gli spread sovrani nella zona euro: Irlanda a 552pb (-35), Portogallo a 429pb (-17), Spagna 195pb (-9), Italia 153pb (-7pb). Il rendimento del Bund è così rimbalzato a 2,58%, sopra i massimi di fine ottobre. Il dollaro continua la sua ripresa, assistita dal forte rimbalzo dei tassi sugli UST: il cambio con l’euro è sceso a 1,359, mentre lo yen viene scambiato a 83.

Area Euro

Italia. La flessione dell’export di luglio e agosto si è rivelata temporanea. A settembre il disavanzo della bilancia commerciale è risultato pari a 3,2 miliardi di euro, un valore di poco superiore al mese precedente e più che triplo rispetto allo stesso mese del 2009. Dopo il calo di luglio e agosto, l’export è rimbalzato del 3% m/m, con un recupero che ha riguardato sia i Paesi UE (+3,4% m/m) che i Paesi extra-UE (+2,5% m/m). L’import è rimasto all’incirca stagnante, in quanto la flessione registrata dai Paesi non appartenenti all’UE (-1,2% m/m) è stata compensata dall’incremento dai Paesi UE (+1,1% m/m). In sintesi, il commercio con l’estero mantiene un buon dinamismo e le previsioni di un crollo sulla scia di una ricaduta recessiva dell’economia mondiale non sono a nostro avviso giustificate dalla più recente evoluzione dello scenario.

A settembre, la bilancia commerciale dell’area euro (destagionalizzata) ha registrato un attivo di 2,9 miliardi, dopo il deficit di 5 miliardi registrato ad agosto (rivisto al ribasso dalla precedente stima: -4,3 miliardi). Sul mese le esportazioni sono cresciute, come ad agosto, di 0,6% m/m mentre le importazioni sono calate di 2,5% m/m da un precedente +1,8% m/m. Sempre confrontando i primi nove mesi dell’anno con lo stesso periodo del 2009, i paesi verso cui le esportazioni sono cresciute più significativamente sono Cina (+40%) e Turchia (35%). Mentre Stati Uniti e Regno Unito vedono le esportazioni aumentare in misura più contenuta (+16% e +11% rispettivamente), confermandosi comunque i principali mercati di sbocco dell’area euro.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio hanno sorpreso vero l’alto a ottobre, con un incremento di 1,2% m/m per l’aggregato totale e dello 0,4% m/m a netto delle auto; i dati di settembre sono stati rivisti verso l’alto a 0,7% m/m e 0,5% m/m al netto delle auto. Al netto della benzina, le vendite aumentano di 1,3% m/m; al netto di auto e materiali da costruzione, l’aumento è di 0,3% m/m. Come atteso le vendite sono state trainate dalle auto, che sono cresciute di +5% m/m, il quarto aumento consecutivo, con un contributo di circa due terzi alla variazione complessiva. Il 4° trimestre potrebbe vedere un’accelerazione della crescita dei consumi, ma restano rischi dall’estensione dei sussidi.

L’Empire ha invece sorpreso verso il basso, con un ritorno in territorio negativo, a -11,1 a novembre, da 15,7 a ottobre. Il dato torna così su livelli di metà 2009. Negativi ordini (-24,38), consegne (-6,13), ordini inevasi
(-24,68). L’indagine mostra un nuovo forte aumento delle aspettative a sei mesi (a 54,55 da 40 di ottobre), con aumenti in quasi tutti i sotto-indici. Tenendo conto della volatilità della serie e delle informazioni delle altre serie i dati sembrano eccessivamente negativi e dovrebbero essere seguiti da un nuovo miglioramento nel prossimo mese. Tuttavia l’indagine ridimensiona in parte la positività delle informazioni più recenti dagli ordini e dalle altre indagini.


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Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%.  L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.

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