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Flash: Spagna. La stima preliminare dovrebbe mostrare l’inflazione stabile

– Spagna. La stima preliminare dovrebbe mostrare l’inflazione in agosto stabile sulla misura nazionale al 2,2%….

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ma in calo di un decimo al 2,2% sull’indice armonizzato.

L’inflazione spagnola potrebbe risalire verso il 2,5% per fine 2018/inizio 2019 se la dinamica sottostante muoverà verso l’1,6% dal recente 0,9%, come da nostre previsioni.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare i prezzi al consumo in aumento di 0,2% m/m ad agosto, in linea con l’usuale stagionalità del mese; l’energia dovrebbe offrire un contributo marginalmente positivo.

L’inflazione è attesa in aumento di un decimo al 2,1% sull’indice nazionale ma stabile al 2,1%, sull’indice armonizzato. L’inflazione tedesca dovrebbe aggirarsi sopra il 2,0% fino alla primavera del prossimo anno.

– Area euro L’indice di fiducia economica della commissione UE potrebbe scivolare in agosto a 111,9 da 112,1.

Il calo di fiducia dovrebbe essere spiegato dal forte calo di morale presso le famiglie (-1,9 da -1,5) segnalato dalla stima preliminare.

Altresì la fiducia presso le imprese manifatturiere, di servizi e nel commercio al dettaglio dovrebbe essere poco mossa.

L’indice di fiducia economica della Commissione UE rimane su livelli ancora coerenti con una crescita del PIL euro zona tra 0,3% t/t e 0,4% t/t nei mesi estivi.

Stati Uniti

– La spesa personale a luglio è prevista in aumento moderato, +0,4% m/m, sulla scia di vendite al dettaglio in rialzo di 0,5% m/m e di spesa per servizi prevista in crescita di 0,4% m/m.

Il reddito personale di luglio dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, mantenendosi all’interno dell’intervallo di variazione recente (fra 0,3% e 0,4% m/m).

Il deflatore dei consumi dovrebbe registrare un rialzo di 0,2% m/m sia per l’indice totale sia per quello core .

Su base annua, il deflatore dovrebbe essere in aumento di 2,3% a/a e quello core di 2% a/a.

Il deflatore headline dovrebbe essere vicino al picco e rallentare nei prossimi mesi, mentre per il deflatore core il livello dovrebbe restare intorno al 2%.

L’incognita per i prossimi trimestri sarà l’effetto dei nuovi dazi, che potrebbe essere di rialzo intorno a 1 decimo; tuttavia si aggiungono altri fattori che lavorano nella direzione opposta: apprezzamento del dollaro, calo dei prezzi delle materie prime agricole, per via della minor domanda dalla Cina, aumento della restrizione monetaria derivante dal rialzo dei tassi.

– La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan ad agosto (finale) dovrebbe risalire a 95,8 da 95,3 della lettura preliminare, che aveva visto stabilità delle aspettative e un’ampia correzione delle condizioni correnti.

La flessione era attribuita al peggioramento delle condizioni di acquisto dei beni di consumo durevoli (in particolare, auto) e delle case.

Ieri sui mercati

Francia. La stima finale conferma che il PIL nel secondo trimestre è avanzato solo dello 0,2%t/t, stesso ritmo del primo (1,7% a/a da 2,1% a/a).

Lo spaccato indica che le esportazioni nette hanno frenato la crescita del PIL per 0,3% t/t: a fronte di importazioni in aumento (+1,0% t/t da -0,4% t/t) le esportazioni hanno segnato solo uno +0,2% t/t da -0,4% t/t del 1° trimestre.

La domanda interna, invece, ha contribuito positivamente per 0,2 grazie principalmente alla componente investimenti, che è avanzata oltre le attese (0,8% t/t da 0,2% t/t) grazie al contributo della componente produttiva, mentre gli investimenti delle famiglie hanno stagnato e la componente dei consumi privati è arretrata di un decimo da 0,2% t/t del 1° trimestre.

La crescita acquisita si porta ora a 1,3%. Il dato deludente del secondo trimestre ha eroso un altro decimo alla crescita stimata per il 2018, che ora si ferma all’1,6% da 1,8% inizialmente previsto ad inizio anno.

Francia. La spesa per consumi delude a luglio, avanzando solo dello 0,1% m/m, due decimi in meno delle attese; specularmente, a giugno la variazione è stata rivista al rialzo di due decimi a 0,3% m/m da 0,1% m/m.

Il dato è spiegato dalla contrazione delle vendite di beni durevoli, da una stagnazione delle vendite di auto e da un calo del consumo di energia.

La variazione annua rallenta a 0,2% da 0,5% impostando i consumi per rimbalzo nel trimestre estivo di +0,6% t/t da -0,3% t/t di giugno.

Nel 2018 i consumi francesi avanzeranno meno delle attese, stimiamo a un ritmo dimezzato (0,6% a/a) rispetto a quello visto nel 2017.

Stati Uniti. La seconda stima del PIL del 2° trimestre sorprende verso l’alto con una variazione di 4,2% t/t ann., da 4% t/t ann. (consenso: 4% t/t ann.), dovuta agli investimenti fissi delle imprese e alle esportazioni nette.

La crescita dei consumi è rivista verso il basso di 2 decimi a 3,8% t/t ann.

Gli investimenti fissi delle imprese sono invece più forti, e in rialzo di 6,2% t/t ann. (da 5,4% t/t ann.), soprattutto grazie alla componente “proprietà intellettuale”.

Gli investimenti residenziali restano in calo (-1,6% t/t ann., da -1,1% t/t ann.) segnando la quarta contrazione in cinque trimestri e confermando la debolezza del settore immobiliare residenziale.

Le esportazioni nette sono anche più positive rispetto alla stima advance (con un contributo di 1,17 pp da 1,06 pp), grazie a importazioni in calo di -0,4% t/t ann. (dalla stima di +0,5% t/t ann.) a fronte di esportazioni in aumento di 9,1% t/t ann. (poco variato da 9,3% t/t ann.). Il contributo delle scorte è poco variato a -1 pp. Gli utili delle imprese non finanziarie prima delle tasse aumentano di 6,6% a/a.

Nel 3° trimestre si dovrebbe vedere una crescita del PIL intorno a 3% t/t ann., con un rallentamento dei consumi (sempre solidi, in crescita intorno al 3% t/t ann.), un contributo negativo e ampio delle esportazioni nette, in parte controbilanciato però da un riaccumulo delle scorte, e un moderato rallentamento degli investimenti fissi delle imprese.

Stati Uniti.  Il ministro degli esteri canadese, Freeland, ha detto di essere ottimista riguardo alle discussioni di questi giorni sulle revisioni del NAFTA, dopo i risultati raggiunti da Messico e Stati Uniti.

Trump ha dato tempo fino a venerdì per risolvere i punti controversi con il Canada, che riguardano principalmente le regole per la risoluzione delle dispute commerciali e il trattamento degli scambi nel settore caseario.

Il NAFTA è un tema centrale per il Canada, che esporta il 75% del totale verso gli Stati Uniti ed è in una fase ormai quasi pre-elettorale (elezioni nel 2019).

Sarà da vedere quale tipo di compromesso si raggiungerà, ma le informazioni emerse ieri riguardo a una “lettera parallela” al nuovo patto Messico-Stati Uniti dà coordinate importanti per valutare i vincoli a cui è sottoposto il Canada in questi pochi giorni di negoziati.

Secondo il ministro dell’economia messicano, Messico e Stati Uniti hanno firmato una lettera con cui il Messico si assicura contro l’evento di un rialzo dei dazi sul settore auto in base alla sezione 232 del Trade Act, che potrebbero essere imposti per motivi di sicurezza nazionale, come per acciaio e alluminio.

La lettera permetterebbe al Messico di evitare eventuali nuovi dazi all’interno di un insieme specifico di limiti di esportazioni di auto verso gli USA.

Al momento tali limiti non sono stati ufficializzati, ma coprono il livello attuale di esportazioni e un margine per la futura crescita.

Secondo il WSJ, i limiti fissati sarebbero pari a 108 mld di dollari di esportazioni, rispetto al livello attuale di esportazioni intorno a 76 mld di dollari.

La presenza della lettera parallela dà una misura della serietà della minaccia da parte degli USA di futuri dazi elevati sul settore auto e della sua forza come arma negoziale.

Il ministro dell’economia messicano ha esplicitamente detto che ha acquistato una copertura assicurativa contro dazi più elevati: in effetti, la parte pubblica del patto USA-Messico è piuttosto costosa per il Messico, che sopporterà costi elevati nel settore auto per soddisfare le clausole sul contenuto nord-americano dei prodotti.

Il Canada cercherà di difendere il settore caseario e le procedure per le dispute, ma è probabile che debba cedere almeno in parte di fronte al fatto compiuto del patto USA-Messico.

Regno Unito. La sterlina ha reagito molto positivamente alle dichiarazioni di Barnier, il negoziatore dell’Unione Europea per Brexit, che ha annunciato un’offerta “mai vista per un paese terzo”, comprensiva di un accordo di libero scambio e di trattati specifici su politica estera, sicurezza interna ed esterna e trasporti aerei.

Tuttavia, Barnier ha nuovamente ribadito che le quattro libertà collegate al mercato unico non sono negoziabili.

In realtà non pare proprio che Barnier abbia offerto qualcosa di diverso rispetto a quanto già noto, né sono stati annunciati passi avanti determinanti riguardo allo scoglio del confine irlandese.

Perciò la reazione di ieri appare francamente eccessiva rispetto alla portata delle dichiarazioni, che non rappresentano un cambiamento di linea.

Fonte: BONDWorld.it

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