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Flash: Stati Uniti Le vendite di case esistenti a gennaio sono previste a 4,65 mln

- AMERICA NEW YORK

Il G-20 che si tiene questa fine settimana si preannuncia come l’usuale dialogo tra sordi, mancando in questa fase un concreto interesse ad adottare politiche economiche coordinate…….


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    Alcuni paesi (Russia, India) chiedono al G20 azioni per stabilizzare i mercati emergenti; ma altri reputano la correzione di politica monetaria negli Stati Uniti opportuna e ritengono le tensioni responsabilità degli stessi paesi emergenti. Gli Stati Uniti, come è usuale, chiedono ad Europa, Giappone e Cina di stimolare la domanda interna. E, come è usuale, la Germania respinge l’invito. Anche l’avviso del FMI a evitare “un prematuro ritiro dello stimolo monetario” appare un po’ surreale: la BoJ potrebbe intensificare lo stimolo, la cancellazione del QE3 negli Stati Uniti impiegherà quasi un anno, la BCE ha ancora un easing bias e la BoE sta contrastando le attese che il rialzo dei tassi possa essere anticipato.

Area Euro

    Italia. La lettura finale dei prezzi al consumo di gennaio dovrebbe confermare il calo del CPI della stima preliminare a 0,6% da 0,7% sull’indice armonizzato, mentre sull’indice nazionale dovrebbe essere confermato a 0,7% come a dicembre. Sul mese i prezzi al consumo dovrebbero essere calati di -2,1% m/m sull’indice armonizzato ma cresciuti di 0,2% m/m sull’indice nazionale. L’inflazione dovrebbe gradualmente tornare sopra l’1,0% a partire dalla seconda metà dell’anno.

Stati Uniti

    Le vendite di case esistenti a gennaio sono previste a 4,65 mln di unità ann., da 4,87 mln di dicembre. I contratti di compravendita sono su un trend negativo da diversi mesi e puntano a ulteriore correzione del livello delle vendite di case esistenti. Dicembre e gennaio sono stati colpiti da condizioni climatiche particolarmente avverse, ma le vendite sono deboli indipendentemente dal clima, in parte riflettono aumenti di prezzo molto rapidi visti nel 2013.

Ieri sui mercati

La correzione del forte movimento di chiusura degli spread periferici è proseguita anche ieri: i BTP hanno registrati rialzi dei rendimenti di 3-4pb sulle scadenze brevi e di 6-7 su quelle medie/lunghe, che si sono tradotti in aumenti dei differenziali più contenuti grazie al rialzo che si è verificato anche sul debito tedesco. I livelli rimangono comunque bassi.

Non aiuta il clima generale di maggiore incertezza, alimentato sia dalla crisi ucraina, sia dai dati macroeconomici inferiori alle attese pubblicati ieri. Né ha aiutato l’offerta: la Spagna ha collocato 5 miliardi di titoli a medio e lungo termine, con rendimenti in marginale aumento sulla scadenza 2019. Il Tesoro italiano ha annunciato che all’asta del 25/2 offrirà 2,0-2,5 miliardi di CTZ 31/12/2015 e 0,5-1,0 mld del BTPei 15/09/2018 1,7%. Comunque, ieri sera i mercati azionari americani hanno chiuso in rialzo, così come il Nikkei questa mattina (+2,9%).

La crisi ucraina dovrebbe favorire il dollaro sull’euro, che però finora ha corretto in misura del tutto marginale: ieri è sceso fino a 1,369 dollari, ma questa mattina è già risalito a 1,371. Il dollaro è invece tornato sui massimi post-BoJ contro lo yen, scambiato attualmente a 102,55. Il cambio del dollaro con il rublo rimane vicino ai massimi di mercoledì 19, pur essendo oggi in lieve calo per il secondo giorno di fila (35,70 contro il 35,77 del 19/2).

Area Euro

Francia. l prezzi al consumo di gennaio calano più delle attese di consenso ma in linea con le nostre stime di 0,6% m/m da 0,3% m/m di dicembre sull’indice nazionale e da 0,4% m/m su quello armonizzato. Sull’anno il CPI rimane stabile sul livello del mese precedente a 0,7% sull’indice nazionale e a 0,8% su quello armonizzato. L’inflazione in Francia dovrebbe rimanere sotto l’1,0% perlomeno fino a inizio primavera.

La stima flash del PMI manifatturiero dell’eurozona a febbraio delude le attese calando a 53,0 da 54,0 del mese precedente. Il PMI tedesco segna la prima battuta di arresto scendendo a 54,7 da 56,5. Il manifatturiero francese, invece, sembra non essere ancora in grado di tornare in territorio espansivo registrando un nuovo calo a 48,5 da 49,3, riportandosi così sui livelli di novembre scorso. La stima preliminare del PMI servizi dell’Eurozona invece rimane poco variato a 51,7 da 51,6, con i servizi tedeschi che primeggiano a 55,4 da 53,1 mentre quelli francesi rimangono in territorio depresso, peggiorando a 46,9 da 48,9 di gennaio. Infine, la stima flash del PMI composito scende a 52,7 da 52,9. La battuta d’arresto di febbraio non dovrebbe compromettere il trend espansivo in atto nell’eurozona.

La stima flash dell’indice di fiducia dell’Eurozona a febbraio peggiora a sorpresa a -12,7 da -11,7 di gennaio, primo calo da novembre scorso. La fiducia delle famiglie aveva marginalmente superato la media di lungo termine a dicembre per migliorare poi a gennaio. Il presente calo di morale delle famiglie, unito al deludente livello dei PMI di febbraio e all’inattesa caduta dello ZEW suggeriscono che la ripresa, sebbene in atto, non ha ancora acquistato vigore.

Stati Uniti

Il CPI a gennaio aumenta di 0,1% m/m sia per l’indice core sia per quello headline. E’ possibile che anche i prezzi risentano del clima avverso. Da un lato l’energia cresce a un ritmo sostenuto (+0,6% m/m), nonostante il calo del prezzo della benzina (-1% m/m); sono in forte aumento i servizi (+3,7% m/m), legati a necessità di riscaldamento straordinarie. Nell’aggregato core ci sono ampi cali di voci che sono state frenate dalla difficoltà a raggiungere i punti di vendita; abbigliamento; -0,3% m/m; auto usate, -0,5% m/m; auto nuove, -0,3% m/m. I servizi abitativi al netto dell’energia sono in aumento di 0,3% m/m, in gran parte per via del forte rialzo delle tariffe degli alberghi; affitti e affitti figurativi aumentano di 0,2% m/m, ma prevediamo che in media il trend si porti verso lo 0,3% m/m. Le indagini delle imprese mostrano una tendenza ad aumentare gradualmente i prezzi di vendita, a conferma della previsione di un sentiero graduale verso l’alto per l’inflazione al consumo.

Il PMI Markit preliminare del settore manifatturiero segna un incoraggiante aumento da 53,7 di gennaio a 56,7 di febbraio. Lo spaccato dell’indagine preliminare del mese in corso è positivo, con tutti i sotto-indici in forte aumento e su livelli molto elevati. I dati dell’indagine, recentemente molto meno volatile dell’ISM, segnalano chiaramente che la ripresa prosegue ed è solida.

L’indice della Philadelphia Fed a febbraio cala a -6,3 da 9,4 di gennaio. Al contrario dell’indagine Markit, che è condotta a livello nazionale, l’indagine della Philly Fed è negativa, probabilmente anche per via del fatto che il clima avverso ha colpito in particolare le regioni orientali degli USA. L’indagine registra ampie e omogenee  contrazioni. A supporto dell’interpretazione di dati colpiti dal clima, gli indici a 6 mesi sono positivi e in parte anche superiori a quanto visto a gennaio. Quindi diamo più peso alle indicazioni positive del PMI Markit.

Giappone

I verbali della riunione della BoJ di gennaio mostrano un cauto ottimismo riguardo al sentiero dell’inflazione. Dai verbali e dalla conferenza stampa non emergono nuove informazioni riguardo a un eventuale aumento degli acquisti di titoli: si dovrà aspettare la revisione delle previsioni macroeconomiche della BoJ ad aprile e i dati di crescita del 2° trimestre per vedere spostamenti verso maggiore stimolo.


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