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Flossbach von Storch Research Institute Coronavirus: finanze pubbliche italiane sotto pressione

Flossbach von Storch Research Institute La pandemia di coronavirus potrebbe causare una recessione globale. L’Italia è uno dei Paesi più esposti, se non il più esposto, sia alla pandemia sia alla recessione……


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A cura di Agnieszka Gehringer, Senior Research Analyst, Flossbach von Storch Research Institute


Il governo ha già risposto alla crisi con un consistente pacchetto di misure fiscali, che al 17 marzo ammontavano a 25 miliardi di euro.

L’aumento del rapporto debito pubblico/PIL a seguito delle misure di lotta alla pandemia e della recessione richiederà prima o poi un intenso sforzo per garantire la solvibilità dello Stato italiano.

La crisi legata al Coronavirus lascerà gravi problemi finanziari

Il 5 marzo il governo italiano ha adottato un primo pacchetto di misure di sostegno all’economia per 6,3 miliardi di euro. In previsione che “l’attività economica [sia] suscettibile di una più profonda e ampia riduzione nel breve termine”, il pacchetto iniziale è stato ulteriormente esteso l’11 marzo a 25 miliardi di euro, portando la concessione complessiva all’1,1% del PIL.

Quest’ultimo dato, tuttavia, molto probabilmente aumenterà sia per effetto della lotta alla pandemia sia per effetto della recessione. Una recessione economica che è ormai inevitabile.

Scenario 1: Grave crisi economica

Per delineare questo scenario, prendiamo come riferimento l’impatto economico della recessione 2009-2010.

Sebbene i due eventi non siano del tutto paragonabili, la crisi economica successiva alla Grande Crisi Finanziaria dovrebbe essere un riferimento sufficientemente buono per approssimare un danno economico causato da un evento inaspettato.

La crescita del PIL nominale è scesa di quasi 7 punti percentuali nel 2009, di quasi 1 punto percentuale nel 2010 e di 0,8 punti percentuali nel 2011 rispetto alla crescita media del PIL nominale nei tre anni precedenti l’evento. Ciò ha portato a una crescita del PIL nominale del -3,7% nel 2009, del +2,2% nel 2010 e del +2,3% nel 2011.

Tuttavia, data una crescita media del PIL nominale molto più bassa (1,8%) nel periodo 2017-2019, una vera e propria crisi attuale potrebbe portare a una crescita del PIL nominale forse del -5% nel 2020, +0,8% nel 2021 e +1% nel 2022. In seguito, si suppone che la crescita nominale si normalizzi ai livelli precedenti la crisi (1,8%).

L’impatto della pandemia di coronavirus e la recessione creano un deficit nel bilancio primario. Ipotizzando un effetto simile a quello della crisi economica 2009-2010, il saldo primario potrebbe peggiorare di quasi 3 punti percentuali del PIL nel 2020 e di 2,2 punti percentuali nel 2021 rispetto alla media dei tre anni precedenti l’evento.

Di conseguenza, il saldo primario sarebbe pari al -1,6% del PIL nel 2020 e al -0,9% nel 2021. Per il periodo 2022-2024 si ipotizza una normalizzazione delle finanze pubbliche, che porterebbe a un avanzo primario medio annuo dell’1,3%. Ciò corrisponderebbe a un avanzo primario medio generato in Italia nel periodo 2017-2019.

Ipotizziamo infine che le turbolenze intorno alla crisi del coronavirus e alla recessione economica portino a un aumento del tasso di interesse medio sui titoli di Stato italiani. Questa ipotesi è la più difficile da fare, rispetto alle due precedenti, dato che il contesto generale dei tassi di interesse è cambiato molto dopo la Grande Crisi Finanziaria.

All’epoca i tassi di interesse erano a livelli più normali e la Banca Centrale Europea disponeva di un margine di manovra significativamente più ampio per ridurre i tassi di interesse, per contenere i crescenti premi al rischio sui titoli di debito pubblico e per rispondere a una crisi economica incombente.

Oggi questo margine di manovra è molto più contenuto. Allo stesso tempo, la partecipazione della BCE al mercato dei titoli sovrani attraverso i suoi ampi programmi di acquisto di asset, ha accelerato la convergenza dei tassi d’interesse all’interno dell’area euro verso i livelli dei tassi d’interesse dei titoli di stato tedeschi.

Ciò implica che la reazione dei tassi di interesse sui titoli di Stato italiani dovrebbe essere molto più contenuta rispetto alla precedente crisi. Di conseguenza, si ipotizza che il tasso di interesse medio in Italia aumenterà nel 2020 di un moderato 1% rispetto ai livelli medi del 2019.

Ciò corrisponderebbe a un aumento del tasso medio di interesse all’1,9% nel 2020. Per il periodo 2021-2024, ipotizziamo che il tasso di interesse medio scenda leggermente fino all’1,4%.

Ciò risponderebbe all’ipotesi che un ulteriore aumento del debito pubblico richiederebbe un premio di rischio leggermente più elevato sui titoli di Stato italiani.

Sulla base di questo scenario, il rapporto tra debito pubblico e PIL in Italia passerebbe dall’attuale 136% del PIL ad un massimo del 147,4% nel 2022 per poi scendere gradualmente al 146,7% nel 2023 e al 145% nel 2024.

Scenario 2: Crisi economica “lieve”

Qualora l’impatto economico della crisi della COVID-19 sia meno grave e che un ampio stimolo monetario e fiscale limiti la flessione e porti gradualmente i livelli dei tassi di interesse al periodo pre-crisi, la traiettoria del debito pubblico in Italia sarebbe più mite rispetto allo scenario precedente.

Tuttavia, ciò dipende da due ipotesi cruciali:

1) l’impatto sulla crescita del PIL nominale nel triennio 2020-2022 sarebbe solo la metà di quello dello scenario 1 e il tasso di crescita del PIL nominale tornerebbe poi alla normalità pre-crisi dell’1,8%, e

2) il tasso di interesse medio aumenterebbe di soli 0,5 punti percentuali nel 2020, per poi convergere gradualmente verso il livello pre-crisi dello 0,9% nel 2024.

In questo scenario, il rapporto tra debito pubblico e PIL aumenterebbe fino a raggiungere un picco del 140,6% nel 2022. Il rapporto debito/PIL scenderebbe poi gradualmente al 136,4% nel 2024.

Conclusione

Prendendo come riferimento le crisi economiche del recente passato, questa nota analizza le probabili conseguenze fiscali dell’attuale crisi dovuta alla pandemia di coronavirus. Anche una lieve recessione economica porterebbe il rapporto debito/PIL in Italia a oltre il 140% nei prossimi due anni.

Una recessione due volte più grave – che purtroppo sembra più probabile – comporterebbe un aumento del rapporto debito/PIL di oltre 10 punti percentuali, portandolo al 147% nel 2022. Inoltre, sulla base dell’esperienza degli ultimi decenni, l’aumento del debito pubblico in Italia è più probabile che sia permanente piuttosto che solo temporaneo.

Con un rapporto debito/PIL che si avvicina al 150% del PIL, è improbabile che l’Italia possa accedere ai mercati finanziari senza aiuti esterni.

Data la limitata capacità di finanziamento del Meccanismo Europeo di Stabilità, sembra inevitabile che la Banca Centrale Europea debba assumere il ruolo di prestatore di ultima istanza al governo italiano.

Fonte: BONDWorld

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