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Focus: Hollande, “il cambiamento”, contro Sarkozy, “la forza della Francia”

Le elezioni presidenziali della primavera in Francia saranno un importante banco di prova per il paese e per l’intera zona euro. Il candidato socialista Hollande, che attualmente sta guidando i sondaggi, si propone con un programma elettorale ….

 

molto ambizioso di sostegno ai redditi più deboli e contemporaneamente si presenta come la svolta per la politica internazionale della Francia. La sua volontà di ridefinire il Fiscal Compact, in modo da tenere in considerazione anche variabili di crescita e occupazione, potrebbe far perdere di importanza l’asse franco-tedesco, ridisegnando così la leadership europea. In termini di politica economica, le ambiziose proposte di Hollande, secondo le sue proiezioni, non dovrebbero avere grossi impatti sui conti pubblici nazionali, dal momento che rimane valido l’obiettivo del deficit di bilancio al 3% del PIL nel 2013, ma la volontà di modificare il sistema pensionistico potrebbe essere destabilizzante per i conti pubblici francesi nel medio periodo.

Il 22 aprile e il 6 maggio i francesi saranno chiamati alle urne per scegliere il nuovo Presidente della Repubblica. Le elezioni saranno un importante banco di prova non solo per il Paese ma anche per il futuro dell’Europa: è in Europa, infatti, che si decidono strategie di bilancio e crescita e il futuro Presidente della Francia potrà influenzarne le scelte strategiche, occupando una posizione di rilievo nel panorama politico dell’area.

I due principali candidati alle elezioni – Nicolas Sarkozy, Presidente in carica, e il suo diretto rivale, il socialista François Hollande – hanno posizioni divergenti soprattutto per quanto riguarda la politica europea. Hollande ha inserito tra i sessanta punti che riassumono il suo programma elettorale, la necessità di una rinegoziazione del Fiscal Compact, in modo che all’attenzione per gli indicatori di finanza pubblica si aggiunga quella per crescita e occupazione. Un’ipotetica vittoria di Hollande potrebbe dare l’avvio alla rivisitazione della leadership in Europa: il ridimensionamento dell’importanza del rigore fiscale come unico mezzo per raggiungere una maggiore integrazione, non solo monetaria, farebbe saltare l’asse franco-tedesco che fino ad ora ha guidato la concertazione tra i paesi.

I sondaggi e i candidati

I francesi saranno chiamati alle urne domenica 22 aprile, per la votazione del primo turno, e il 6 maggio per il secondo turno, ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto le più elevate preferenze. I sondaggi prevedono che la battaglia sarà combattuta tra Hollande e Sarkozy:
infatti, non sembrano essere presenti altri candidati in grado di rappresentare un’alternativa adeguata. Sarkozy, leader carismatico, si deve confrontare con una performance economica non particolarmente brillante, accumulata nel quinquennio del suo mandato, mentre Hollande, che è una figura più fragile sul piano internazionale, fa però della maggiore equità contributiva e redistribuzione delle risorse il suo leit motif. Fino a gennaio, i sondaggi erano concordi nel dare in netto vantaggio Hollande, ma la candidatura ufficiale di Sarkozy, che è avvenuta a metà febbraio, ha notevolmente modificato la forchetta esistente tra i due, riducendo le preferenze attribuite al candidato socialista. Le ultime settimane, inoltre, hanno portato il peggioramento della posizione di Hollande determinando addirittura il sorpasso da parte di Sarkozy. La riduzione dei consensi per Hollande è avvenuta anche a causa dell’aumento delle preferenze per il leader dell’estrema sinistra Melenchon. La partita sembra essere ancora aperta, però, prendendo in considerazione le aspettative relative al secondo turno di votazioni: la quota di elettori ancora indecisi rimane infatti elevata.

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Sarkozy

Il Presidente in carica sta compiendo una campagna elettorale in completa antitesi rispetto a quella di Hollande. Sarkozy sta attuando una strategia mediatica impostata sulla moderazione, frazionando la comunicazione del suo programma, ma mantenendosi comunque attivamente presente sulla scena politica, seguendo la logica che lo ha portato alla vittoria del suo primo mandato. Sarkozy, però, si scontra con la crescente insoddisfazione da parte dell’elettorato relativamente ai risultati del suo mandato. Il suo programma economico prevede il raggiungimento di un deficit pubblico pari al 3% del PIL nel 2013, come previsto dalla procedura contro i disavanzi eccessivi, per raggiungere poi l’equilibrio nel 2016. Lo sforzo fiscale è stimato in 115 miliardi di euro tra il 2011 e il 2016, di cui 70 di tagli alla spesa e 40 ottenuti da manovre aggiuntive sulle entrate, di cui 32 già predisposti dalla legge fiscale. Mancano quindi 8 miliardi per centrare l’obiettivo di bilancio: Sarkozy ritiene plausibile che 2 o 3 miliardi possano essere ottenuti dalle maggiori imposte sui grandi gruppi industriali, proposte in campagna elettorale. Il Presidente in carica ha anche attivamente affrontato il problema della disoccupazione, prevedendo un piano di formazione per i disoccupati. Sarkozy si deve scontrare con il ridotto sostegno che per ora arriva dall’estrema destra, il cui elettorato è storicamente descrivibile come euroscettico. Il tentativo di avvicinarsi maggiormente a queste posizioni, però, lo ha portato ad essere fortemente accusato di razzismo. Sarkozy sta ricevendo il pieno appoggio del Governo tedesco, desideroso di mantenere in essere l’asse franco-tedesco fino ad ora creatosi.

Hollande

La campagna elettorale di Hollande fa perno sulla volontà di proteggere i ceti sociali più deboli, attraverso una maggiore tassazione dei redditi più alti e delle rendite finanziarie. La campagna elettorale condotta da Hollande ha creato notevoli preoccupazioni in Francia, tra coloro che temono ripercussioni economiche importanti e la possibile fuga di capitali che potrebbe seguire una sua elezione. In effetti, la posizione di Hollande si presenta come innovativa e di rottura, anche se non comporta variazioni rilevanti per la futura dinamica dei conti pubblici francesi, fatta eccezione per il tema delle pensioni.
Tra i 60 punti del programma elettorale segnaliamo quelli con la maggiore rilevanza economica e di bilancio pubblico:

– Per quanto riguarda l’Europa, Hollande ha annunciato di non voler ratificare il Fiscal Compact senza prima aver riaperto un negoziato che consideri altri indici e priorità, oltre alla sola considerazione delle variabili di finanza pubblica. Hollande ha dichiarato di voler privilegiare crescita e occupazione e di voler riorientare il ruolo della BCE, ampliandone il mandato. Hollande è favorevole all’emissione degli stability bond e vorrebbe proporre la formazione di un budget europeo per i grandi progetti futuri (tecnologie “verdi”, trasporto ferroviario, energia). In termini di politica commerciale si è impegnato per combattere la concorrenza sleale e sostenere la regolamentazione comune in materia sociale e ambientale. All’interno della ridefinizione del ruolo francese in seno all’Europa, Hollande propone la ridefinizione dell’asse franco-tedesco.

– Hollande ha previsto precisi obiettivi di finanza pubblica, riaffermando i target definiti dal piano programmatico 2011-2014 del governo Sarkozy e gli impegni assunti con l’Unione Europea nell’ambito della procedura contro i disavanzi eccessivi: il deficit sarà ridotto al 3% del PIL nel 2013 e raggiungerà lo 0% a fine mandato.

– L’obiettivo sarà raggiungibile grazie all’eliminazione degli sgravi fiscali che negli ultimi dieci anni sono stati creati per le grandi imprese. Tale manovra, secondo i proponenti, dovrebbe portare a maggiori entrate per circa 29 miliardi di euro. Hollande propone infatti una riforma fiscale finalizzata a garantire una maggiore equità sociale. La proposta prevede un piano di prelievo fiscale semplificato con l’inserimento di un’aliquota del 45% per i redditi superiori ai 150 mila euro e del 75% per i redditi superiori al milione di euro. Inoltre, vorrebbe introdurre un tetto massimo agli sgravi fiscali pari a 10 mila euro annui.

– La riforma fiscale dovrebbe garantire una maggiore equità, ma Hollande prevede anche un ulteriore articolato programma per proteggere il potere d’acquisto dei redditi più deboli, attraverso: 1) la tariffazione progressiva di acqua, gas ed elettricità; 2) la remunerazione adeguata all’inflazione per i risparmi delle famiglie; 3) l’introduzione di massimali sui costi bancari, sostenuti da famiglie e imprese; 4) la lotta contro la speculazione sul prezzo della benzina; 5) la modificazione del calcolo del quoziente familiare, rendendolo più equo a budget costante; 6) la fine della speculazione sugli affitti ponendo dei massimali; 7) la riduzione del costo dei medicinali.

– Per sostenere la crescita ha previsto la creazione di una Banca di Investimenti pubblica, che possa alimentare lo sviluppo dei settori strategici per il sostegno delle economie locali e per la competitività del Paese. Hollande prevede la separazione delle attività tradizionali delle banche dalle loro attività speculative. Per Hollande le banche sono uno dei nemici da combattere, e per ciò prevede di incrementare le imposte del 15% ed è favorevole al mantenimento della tassa sulle transazioni finanziarie.

– L’aspetto più discutibile del programma elettorale di Hollande, quello che potrebbe portargli grandi consensi ma che risulterebbe il più difficile da attuare una volta eletto, è la riforma delle pensioni: il candidato socialista ha infatti previsto l’inizio delle negoziazioni a partire dall’estate per riportare l’età minima di pensionamento a 60 anni.

Effetti sul bilancio fiscale della Francia delle manovre proposte da Hollande

La campagna elettorale di Hollande ha avuto un forte impatto mediatico: l’incremento dell’aliquota fiscale sui redditi più elevati, la riforma della tassazione sulle successioni, la riduzione degli sgravi fiscali per le grandi imprese e soprattutto le riforme al sistema bancario hanno spaventato molti commentatori che hanno iniziato a temere la fuga di capitali dalla Francia. La rivoluzionarietà di Hollande, però, non si riflette in un esplicito disconoscimento degli obiettivi fiscali concordati con l’Unione Europea. Il piano programmatico di Hollande riporta “les chiffres”, cioè le ipotesi di base sul profilo di crescita e il risultato delle manovre di riforma in termini di deficit e debito pubblico. Le proposte di Hollande replicano perfettamente i dati previsti dal piano programmatico 2011-2014 per i conti pubblici francesi.

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Hollande sostiene di poter raggiungere il pareggio di bilancio a fine mandato, ma con un’ipotesi di crescita estremamente positiva. A partire dal 2014, infatti, ipotizza che la Francia cresca tra il 2 e il 2,5%, medesime ipotesi presenti nel budget pluriennale del Governo. L’irrealizzabilità del programma elettorale di Hollande sta in parte nel ritenere che il Paese potrà tornare a crescere al di sopra del 2% dal 2014.

L’evoluzione dei conti pubblici francesi rimane fragile. In primo luogo, non esistono ancora dati definitivi sulla chiusura del 2011; anche se il Governo ritiene plausibile che l’obiettivo previsto  per il 2011, rapporto deficit/PIL al 5,7%, possa essere raggiunto, la Corte dei Conti ha evidenziato come le ipotesi sottostanti le variabili di finanza pubblica siano eccessivamente ottimistiche. Secondo, anche supponendo che l’obiettivo per il 2011 sia stato centrato, le ridotte prospettive per la crescita francese rendono complesso lo scenario per il 2012. La riduzione del deficit pubblico al 4,5% del PIL nel 2012 poggia su ipotesi di crescita molto favorevoli e dipende da obiettivi di riduzione della spesa pubblica che non sono ancora stati acquisiti. La Corte dei  Conti calcola che la riduzione di un punto percentuale della crescita del PIL potrebbe impattare sul deficit del primo anno per 8 miliardi di euro e su quello del successivo in modo ancora più forte, con un effetto stimato di 10 miliardi di euro; espresso in termini di PIL questo vorrebbe  dire un impatto dello 0,4% nel primo anno e dello 0,5% nel secondo.

Tutto ciò, in base alle nostre stime di crescita, comporterebbe un sforamento dell’obiettivo 2013 di circa lo 0,6%, come illustrato nella tabella sottostante.

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Il problema delle pensioni

Il piano programmatico di Hollande ha un altro punto debole, ed è quello rappresentato dalle pensioni. Il candidato si è fortemente impegnato a portare per tutti i francesi l’età pensionabile a 60 anni: probabilmente è questa la proposta più rivoluzionaria che è stata fatta, contraria alle riforme che il Paese ha già messo in atto e soprattutto contraria a quanto il resto dell’Europa sta facendo. Il problema pensionistico è comune a tutti i paesi della zona euro ed è generalmente affrontato attraverso l’innalzamento dell’età pensionabile.

Nel 2007, in Francia, è stata introdotta una riforma del sistema pensionistico per innalzare gradualmente l’età pensionabile da 37,5 anni di contributi versati a 40 nel 2012. La riforma introdotta, però, non è risultata sufficiente per fronteggiare il combinato effetto del pensionamento dei baby-boomer (nati tra il 1945 e 1950) e gli effetti sulla disoccupazione della crisi economica e finanziaria iniziata nel 2008. La Francia ha così introdotto nel 2010 una nuova riforma, che innalza gradualmente l’età minima pensionabile a 62 anni (e da 65 a 67 quando il periodo contributivo minimo non è stato raggiunto), in ragione di 4 mesi per ogni anno.

L’impatto della riforma delle pensioni è indispensabile per la sostenibilità di medio periodo dei conti pubblici francesi. Secondo una stima della Direzione Generale del Tesoro, l’incremento di due anni dell’età pensionabile avrà un impatto migliorativo sul saldo primario strutturale dello 0,9% del PIL complessivamente per gli anni 2014 e 2015. Il contenimento della spesa dovuta ai minori esborsi per le pensioni, l’impatto sul PIL potenziale dato dall’aumento della popolazione attiva, l’effetto positivo dell’aumento dei contributi e le maggiori entrate fiscali derivanti da un prolungato periodo lavorativo miglioreranno rispettivamente di 0,8% punti di PIL il saldo primario del 2014 e di 0,1% quello del 2015. L’incremento della popolazione attiva, inoltre, avrà effetti positivi di medio periodo su crescita economica e conti pubblici.

La riforma delle pensioni del 2010 ha provocato scontenti e ha dato origine a numerose controproposte. La posizione del partito socialista, a cui aderisce Hollande, vede la possibilità di mantenere l’età minima pensionabile a 60 anni, con la maggiore contribuzione degli altri fattori produttivi, quindi con la maggiore tassazione del capitale. Chiaramente la  proposta di Hollande sarà difficilmente attuabile, non essendo coerente con la sostenibilità nel medio termine della spesa pensionistica.

 


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