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FOMC: Riunione di maggio dovrebbe concludersi senza novità

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Il FOMC resterà paziente anche a maggio. Il messaggio principale dovrebbe rimanere in linea con quello delle scorse riunioni e segnalare “pazienza”, in attesa di nuove informazioni dai dati e sui fattori di rischio (politica e ciclo internazionale)……..

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Focus Stati Uniti – a cura di Intesa SanPaolo


Il Comitato potrebbe rilevare il ridimensionamento di una parte dei rischi, soprattutto per quanto riguarda la crescita, ma dovrebbe mantenere un atteggiamento cauto sull’inflazione, che continua a non rispondere all’eccesso di domanda sul mercato del lavoro.

La riunione del FOMC del 30 aprile-1° maggio dovrebbe concludersi senza novità sostanziali, sia sul fronte dei tassi sia su quello del bilancio. Il Comitato dovrebbe restare “paziente nel determinare quali futuri aggiustamenti dell’intervallo obiettivo del tasso dei fed funds possano essere appropriati”.

A maggio, come a marzo, è probabile che “la maggioranza dei partecipanti” continui a prevedere che l’evoluzione dello scenario economico e dei rischi giustifichi tassi invariati per il resto dell’anno, mentre una minoranza (“alcuni”) ritenga ancora che, con una crescita sopra il potenziale, possa essere giustificato aumentare i tassi “modestamente” nel 2019.

Il messaggio del comunicato e, soprattutto, della conferenza stampa dovrebbe essere ancora in linea con tassi fermi nel 2019, senza indicazioni per un bias né verso l’alto né verso il basso.

La raccolta di informazioni su crescita e inflazione in questa fase è cruciale per le prospettive della politica monetaria, ma nella seconda parte dell’anno è probabile che il riferimento alla pazienza venga sostituito con un’indicazione più simile a un bias. In passato, quando il Comitato ha scelto di mettersi “in pausa”, generalmente la mossa successiva è stata verso il basso.

Quali sono le nuove informazioni rispetto a marzo, e quali sono i fattori cruciali nei prossimi mesi? Mentre recedono in parte i rischi per la crescita, il Comitato potrebbe spostare di nuovo il focus sull’inflazione.

1. Lo scenario macro: i rischi sulla crescita, sia domestici sia esteri, sono più contenuti…

A marzo, la visione di consenso nel FOMC era di crescita ancora solida, con una probabile ripresa di consumi e investimenti dal 2° trimestre in poi, dopo la fase di debolezza di inizio 2019.

I dati usciti nell’ultimo mese, sia domestici sia esteri, hanno dato supporto a questa visione moderatamente ottimistica di rischi generalmente transitori.

Mercato del lavoro sempre in espansione.

Lo stallo degli occupati di febbraio è stato ridimensionato con i dati di marzo, che hanno registrato una dinamica occupazionale elevata, confermato una crescita salariale sui massimi da inizio 2009 e un tasso di disoccupazione al 3,8%, 6 decimi sotto la stima del livello di più lungo termine.

Il mercato del lavoro è in una fase matura, caratterizzata da eccesso di domanda e risorse disponibili in calo. La moderazione della crescita del PIL rispetto al 2018 e la difficoltà a reperire manodopera riportata dalle imprese, dovrebbero ridurre la dinamica occupazionale nel 2019 rispetto a quella del 2018 (media 2018: 223 mila, media ultimi 6 mesi: 207 mila), verso una media mensile intorno a 120-150 mila.

Con il tasso di partecipazione vicino al livello dell’ultimo anno, il tasso di disoccupazione scenderebbe intorno al 3,5% a fine anno, continuando a sostenere i consumi delle famiglie.

Non ci sono indicazioni di svolta in direzione negativa, come evidente anche dall’andamento dei sussidi, un indicatore tipicamente affidabile delle svolte cicliche.

Consumi in ripresa. Il rimbalzo delle vendite al dettaglio di marzo ha dato supporto all’interpretazione della debolezza di fine 2018-inizio 2019 come un fattore transitorio. I dati indicano un’entrata forte nel 2° trimestre e puntano a una riaccelerazione della crescita dei consumi in primavera dopo la frenata del 1° trimestre .

Dal lato delle imprese, le informazioni restano moderatamente positive, con alcuni fattori di freno sugli investimenti fissi non residenziali sempre attivi (in particolare, incertezza sulla politica commerciale e difficoltà a reperire manodopera), ma con spinte dall’allentamento delle condizioni finanziarie e dalla ripresa del prezzo del petrolio.

Anche i rischi di origine globale stanno in parte recedendo, con indicazioni di stabilizzazione, e forse di riaccelerazione, del ciclo cinese e con l’introduzione di misure espansive su vari fronti.

Per ora, i segnali di ripresa del commercio internazionale sono confinati alla Cina, ma il ruolo di traino della crescita asiatica sull’Europa dovrebbe dare una spinta anche alle economie che hanno maggiormente sofferto del rallentamento cinese (e.g., Germania).

Sulla guerra dei dazi si dovrebbe avere un esito distensivo con la Cina, anche se potrebbero aprirsi nuovi fronti con Europa e Giappone, e resta il rischio di misure sul settore auto.

2.… e il focus si sposta verso l’inflazione, con possibili segnali dovish

L’andamento dell’inflazione sarà ora il focus del FOMC, visto che la crescita sembra assestata su ritmi moderati.

La scelta di entrare in fase di pausa e di valutare l’andamento di prezzi e attività con i livelli attuali dei tassi riflette i dubbi della Fed sul modello di fondo dell’economia e sulla stance della politica monetaria.

Il FOMC probabilmente intende valutare se il livello attuale dei tassi è effettivamente neutrale osservando la risposta delle variabili economiche, dato che le regole tradizionali di politica monetaria non sono più affidabili. In caso di ulteriore flessione dell’inflazione e/o di persistenza di una dinamica dei prezzi al di sotto del 2%, i partecipanti che ora si aspettano tassi fermi potrebbero spostarsi verso un bias espansivo, anche solo come “assicurazione”.

Il Comitato, a marzo, rilevava un’inflazione  core intorno al 2%, con aspettative di mercato “rimaste basse nei mesi recenti e aspettative di inflazione a più lungo termine rilevate dalle indagini poco variate”.

Nella discussione riportata dai verbali, i partecipanti prevedevano una ripresa dell’inflazione nei mesi successivi, verso il 2%, ma molti sottolineavano che la dinamica dei prezzi “non ha mostrato maggiori segni di rafforzamento in risposta a condizioni forti del mercato del lavoro e salari nominali in aumento, oltre a pressioni verso l’alto di breve termine generate dei rialzi dei dazi” .

“Diversi” partecipanti suggerivano che, dopo tanti anni di undershooting del 2%, “le aspettative di più lungo termine potessero essere su livelli un po’ al di sotto di quelli coerenti con l’obiettivo di inflazione al 2% del Comitato, e rendessero difficile raggiungerlo in modo duraturo”.

In alcuni discorsi recenti, alcuni partecipanti al FOMC hanno cominciato a parlare di condizioni di inflazione che porterebbero a tassi più bassi.

Anche se per ora il consenso nel Comitato è che l’inflazione si stabilizzi intorno al 2%, vi è un diffuso consenso sul fatto che un’inflazione troppo bassa porterebbe la politica monetaria in territorio restrittivo e richiederebbe un taglio dei tassi. Inoltre, l’attuale discussione su eventuali modifiche della definizione dell’obiettivo di inflazione si sta indirizzando verso un regime in cui “l’inflazione sia modestamente sopra il 2% nel 50% dei casi” (Evans) e in genere verso una comunicazione che segnali che il Comitato sarebbe a proprio agio con un’inflazione core intorno a 2,5%, se non c’è un trend di aumento sottostante.

In questa espansione, che entra nel suo decimo anno, l’inflazione core è stata sempre al di sotto del 2% e alcuni nel FOMC si domandano se l’obiettivo puntuale del 2% non sia percepito dagli agenti economici più come un tetto che come un obiettivo simmetrico

3. Conclusioni: FOMC ancora paziente e senza bias per qualche riunione

La riunione di maggio dovrebbe concludersi con un messaggio ancora neutrale sul futuro dei tassi, coerente con la fase di “pazienza” aperta a inizio 2019.

La valutazione dello scenario dovrebbe restare moderatamente positiva per la crescita, con il recedere di alcuni dei rischi evidenziati nelle riunioni precedenti, e con una previsione di quasi-stabilità dell’inflazione vicino all’obiettivo del 2%.

Il consenso unanime per questa fase di sospensione del giudizio si accompagna a opinioni divergenti sul sentiero successivo dei tassi , che potrà durare ancora per qualche riunione.

I verbali di marzo riportano che secondo “diversi” partecipanti sarà opportuno rivedere l’utilizzo del termine “paziente” man mano che lo scenario dei rischi evolve, con un paio di partecipanti che hanno sottolineato che l’uso del termine non dovrebbe segnalare un limite alle opzioni sui tassi.

Per ora, però, le prospettive della politica monetaria dovrebbero restare esplicitamente dipendenti dall’evoluzione dei dati.

Anche se non condividiamo la previsione del mercato per un taglio dei tassi già a fine 2019 (probabilità Bloomberg: 59% per dicembre, 64,4% per gennaio 2020), prevediamo che la prossima mossa sia verso il basso, probabilmente più avanti nel 2020, al contrario di quello che emerge (per ora) dal grafico a punti del FOMC, coerente con tassi fermi su tutto l’orizzonte previsivo.

Fonte: BondWorld.it

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