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Franklin Templeton – Indicatori di recessione: Con la ripresa, si insinua la minaccia dell’inflazione

Franklin Templeton – È proseguito, in un gelido febbraio, il percorso verso una piena riapertura dell’economia: i progressi nella distribuzione dei vaccini favoriscono un segnale verde stabile di espansione per il ClearBridge Recession Risk Dashboard.


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A cura di Jeffrey Schulze, Director e Investment Strategist di ClearBridge Investments, parte del gruppo Franklin Templeton e Josh Jamner, Vice President e Investment Strategy Analyst di ClearBridge Investments, parte del gruppo Franklin Templeton


ELEMENTI CHIAVE DA RICORDARE

    A segnale immutato, il dashboard segnala inoltre un marcato miglioramento degli indicatori dell’Attività economica.

    Considerando la prevista accelerazione dell’attività a seguito della ripartenza, la politica fiscale e monetaria ancora abbastanza accomodante e l’allentamento del monitoraggio sui prezzi nel breve periodo, gli investitori temono sempre più un forte aumento dell’inflazione.

    Se si rilevasse un incremento dei prezzi, gli investitori dovranno indagare i fattori all’origine dell’inflazione e distinguere le azioni politiche che favoriscono il ritorno alla normalità dalle misure di crisi e dalle politiche restrittive per contrastare il surriscaldamento.

UNA DISTRIBUZIONE PIÙ DIFFUSA DEI VACCINI AVVICINA LA RIAPERTURA

Dopo un gennaio relativamente mite, a febbraio l’inverno ha rialzato la testa portando temperature rigide e abbondanti nevicate in gran parte degli Stati Uniti. Ciò nonostante, la ripresa economica è proseguita, alimentata in parte da una riduzione delle infezioni e dei ricoveri per il COVID-19 che hanno permesso di allentare le linee guida di distanziamento sociale in molte aree. La campagna di vaccinazione continua ad avanzare; circa il 15% della popolazione statunitense ha ricevuto almeno una dose, compresi molti dei gruppi più vulnerabili come gli anziani (quasi il 50% degli over 65 ha ricevuto almeno una dose) e i lavoratori esposti in prima linea.

Considerando l’accelerazione di marzo e aprile della campagna di vaccinazioni, quando l’aumento della capacità di produzione sarà una realtà e la Food and Drug Administration (FDA) avrà approvato nuovi vaccini per uso di emergenza, gli investitori guardano soprattutto alla riapertura dell’economia. L’accelerazione dei tempi di riapertura, rispetto alle aspettative di uno o due mesi fa, è un dato positivo per gli asset rischiosi. A febbraio le aspettative di consenso sul prodotto interno lordo (PIL) per l’intero anno sono state riviste al rialzo di 80 punti base (dal 4,1% al 4,9%), mentre le aspettative di utili dell’indice S&P 500 per il 2021 sono salite di quasi 2 dollari per azione, ossia poco più dell’1%. Ancor prima che l’economia compia nuovi progressi verso la normalizzazione, lo slancio economico sembra accelerare. Nel 2021 il Citi Economic Surprise Index per gli Stati Uniti – un parametro dell’andamento dell’economia rispetto alle aspettative – ha sorpreso in positivo: alcuni dati, come le vendite al dettaglio e gli ordini di beni durevoli, hanno di recente ampiamente battuto il consenso.

In questo contesto, il segnale verde stabile di espansione del ClearBridge Recession Risk Dashboard non sorprende. Il dashboard ha registato un implicito miglioramento, principalmente nella sezione Attività economica. In questo segmento spiccano le materie prime, con i prezzi del rame ai massimi da quasi un decennio. Solide appaiono anche aree come il legname e l’acciaio, in linea con l’ottimismo sul quadro economico espresso dal rame. Se le recenti tendenze troveranno conferma, nei prossimi mesi due indicatori dell’attività economica – i margini di profitto e le spedizioni su camion – sembrano destinati ad assumere la colorazione verde.

Nel quadro di una riapertura che dovrebbe comportare una ripresa dell’attività economica e di una politica sia fiscale che monetaria ancora abbastanza accomodanti, gli investitori temono sempre più il profilarsi di un surriscaldamento dell’economia. Inoltre, le aspettative inflazionistiche desunte per esempio dai tassi di pareggio (il livello di inflazione implicito nel prezzo dei titoli del Tesoro statunitense protetti dall’inflazione rispetto ai Treasury o note con scadenza simile) sono aumentate di pari passo con i tassi di interesse a medio e lungo termine. Nei prossimi mesi sembrano esistere due potenziali fattori di stimolo dei prezzi, che se combinati potrebbero alimentare una paura dell’inflazione.

PRESSIONE INFLAZIONISTICA IN TENDENZIALE CRESCITA NEL BREVE PERIODO

Per spingere verso l’alto le stime ufficiali dell’inflazione basterà anzitutto il calendario, andando semplicemente a leggere i dati di raffronto con il periodo di deflazione della primavera del 2020. La scorsa primavera, quando l’economia si è fermata improvvisamente, i prezzi di molti beni e servizi (tranne forse la carta igienica) sono diminuiti. Nei prossimi mesi, i calcoli anno su anno si baseranno su questo periodo di prezzi particolarmente deboli. Anche in assenza di ulteriori aumenti dei prezzi, nei prossimi mesi basterebbero questi dati di confronto poco ambiziosi a sollevare l’inflazione di 40 punti base (pb), portandola ad un livello vicino all’obiettivo del 2% della Federal Reserve (Fed). In estate, tuttavia, il raffronto non restituirà dati altrettanto marcati, poiché nel 2020 l’inflazione ha fatto un balzo nel periodo subito dopo il lockdown. Pertanto, in assenza di future variazioni dei prezzi, l’inflazione potrebbe riportarsi ben al di sotto dell’obiettivo della Fed entro la fine dell’anno.

Nei prossimi mesi, tuttavia, quando la riapertura dell’economia permetterà nuovamente ai consumatori di dedicarsi ad attività come i viaggi (le compagnie aeree in particolare), i prezzi prenderanno a crescere di pari passo con il riaffacciarsi della domanda e la pressione inflazionistica aumenterà. Questo secondo stimolo è coerente con l’aumento dell’inflazione verificatosi la scorsa estate all’inizio della riapertura. Tuttavia, è probabile che i consumatori destineranno parte della loro spesa ad aree diverse da quelle favorite dalle regole del distanziamento sociale, per esempio l’arredamento per la casa (in particolare i grandi elettrodomestici) la cui domanda dovrebbe allentarsi. Questo dovrebbe alimentare una certa pressione ribassista sui prezzi. Il risultato finale sarà comunque un probabile aumento dell’inflazione di breve periodo.

Componendo fra loro questi tasselli, prende forma il progressivo montare della paura dell’inflazione. Se gli aumenti dei prezzi favoriti dalle riaperture avverrannno in simultanea con il rilevamento dei dati di raffronto, l’inflazione potrebbe spingersi ben oltre l’obiettivo del 2% della Fed. La Fed, ha chiarito il suo presidente Jerome Powell, è disposta a tollerare una sovrastima contenuta che compensi i periodi passati in cui l’inflazione era inferiore al target, ma resta da capire quale sarebbe la sua risposta in caso di superamento marcato. Il fatto che Powell abbia sottolineato la minor preoccupazione che desterebbe un’inflazione transitoria è importante, perché consentirebbe alla Fed di analizzare l’aumento dei prezzi per un certo arco di tempo. Probabilmente, tuttavia, un aumento dell’inflazione arriverà a mettere alla prova la Fed e gli investitori, specie all’inizio del 2023 quando i mercati finanziari anticipano un primo aumento dei tassi.

Se i prezzi dovessero crescere, per gli investitori sarà importante cercare di riconoscerne i fattori causali. Inoltre, gli investitori dovranno saper distinguere le azioni politiche tese a ristabilire la normalità dopo le misure emergenziali/anti-crisi dalle strette politiche tese a contrastare il surriscaldamento, specialmente se assunte durante o dopo un periodo di inflazione più elevata. Entrambi i compiti saranno difficili da assolvere nei prossimi mesi. Dai dati in arrivo cercheremo di cogliere qualsiasi segnale di mutato posizionamento in tema di inflazione e intendiamo continuare ad approfondire tali questioni man mano che si evolvono.

Fonte: BONDWorld

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