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Franklin Templeton – La spinta e l’attrazione verso i mercati emergenti

Franklin Templeton – Brandywine Global esamina alcuni dei fattori che frenano i mercati emergenti, gli elementi che potrebbero favorire un loro cambiamento e le potenziali opportunità.


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A cura di Alberto J. Boquin, Senior Research Analyst di Brandywine Global, parte del gruppo Franklin Templeton


In un post precedente, la mia collega Carol Lye ha evidenziato due importanti fattori che potrebbero sostenere i mercati emergenti nel 2021: una politica accomodante della Federal Reserve (Fed) statunitense e una robusta crescita della Cina. A questi si aggiungono il rialzo dei prezzi delle materie prime, i rapidi tassi di vaccinazione nel mondo sviluppato e una ricerca quasi frenetica di rendimento a livello globale. Tutti questi fattori sono evidenti a chiunque legga le notizie finanziarie.

Eppure, nel 2021 le obbligazioni emergenti in valuta locale hanno arrancato. Da cosa sono frenate? Noi siamo dell’idea che manchino due tessere del puzzle. La prima è che i titoli di Stato investment grade dei mercati emergenti non offrono ancora un rendimento sufficiente. La seconda è che gli emittenti emergenti di grado speculativo soffrono di problemi fiscali incombenti. Vi sono indicazioni che entrambi i fattori potrebbero cambiare in meglio.

Tra gli emittenti investment grade, spiccano cile e polonia

Cominciamo dal debito emergente investment grade. Nel pieno dello shock senza precedenti causato dal COVID-19, molte banche centrali dei mercati emergenti hanno assunto in tempi rapidi un orientamento estremamente accomodante. Secondo alcuni criteri, la politica monetaria è ancora più espansiva di quanto non fosse all’indomani della crisi finanziaria globale (GFC) del 2008. La ripresa finora è stata molto più veloce e caratterizzata da minori problemi strutturali di quella successiva alla GFC. Tuttavia, i livelli dei tassi di riferimento che avevano senso nell’estate del 2020 potrebbero non essere più indicati con il progresso delle campagne vaccinali e la fine di una quarantena mondiale durata un anno. Se è vero che i mercati emergenti di qualità superiore non hanno mai offerto tassi reali particolarmente elevati agli investitori esteri, i flussi di capitali vanno in entrambe le direzioni.

Vi sono indicazioni diffuse che gli investitori locali dei mercati emergenti “dollarizzano” i propri risparmi e rimborsano anticipatamente le passività in dollari approfittando dei tassi locali ridotti. Per il momento, le banche centrali di tutto il mondo hanno confermato l’intenzione di mantenere i tassi contenuti per un periodo prolungato, ma i mercati monetari hanno iniziato a scontare una normalizzazione dei tassi in molti di questi paesi. Il miglioramento dei tassi di rendimento a livello nazionale dovrebbero incoraggiare gli investitori locali a restare investiti nella valuta del proprio paese. Pertanto, un fattore chiave quest’anno sarà la reazione delle banche centrali di fronte al cambiamento delle prospettive di crescita e inflazione. Il Cile e la Polonia sono due paesi le cui banche centrali potrebbero adottare un orientamento restrittivo nel corso di quest’anno, il che darebbe sostegno alle rispettive valute.

Titoli di grado speculativo sono destinati a sorprendere in positivo

Per le obbligazioni sovrane emergenti di grado speculativo, le apprensioni sono di natura più strutturale. Gli oneri debitori erano già elevati alla vigilia della pandemia di COVID-19. Le misure di stimolo fiscale varate per contrastare lo shock della quarantena hanno esacerbato il problema. Il consolidamento fiscale è un processo politicamente controverso nel contesto di una disoccupazione persistentemente elevata. I timori del mercato sono maggiormente evidenti negli spread dei titoli in valuta forte con rating BB inclusi nell’indice EMBI, che rimangono vicini ai massimi storici, rispecchiando un notevole pessimismo.

Il vantaggio di avere aspettative basse è che basta poco per sorprendere in positivo. Per questo esercizio, ci concentreremo sui paesi più grandi. All’interno di questo gruppo si rilevano alcune tendenze positive che potrebbero giocare a loro favore nel corso di quest’anno. Il Brasile è in recessione dal 2016, ma registrerà probabilmente una crescita del prodotto interno lordo (PIL) nel 2021. Il Sudafrica ha appena annunciato una riduzione dell’emissione di debito prevista a causa di entrate tributarie superiori alle attese provenienti dal settore minerario. La banca centrale turca, dall’orientamento tradizionalmente accomodante, ha avviato una stretta monetaria nel luglio dello scorso anno. Per i paesi con rating BB si profilano ancora una serie di difficoltà, ma il miglioramento della crescita globale e alcune decisioni politiche ben intenzionate conferiscono un potenziale di rialzo a valutazioni che riflettono ancora un notevole scetticismo.

La spinta e l’attrazione verso i mercati emergenti

Per riassumere, esistono numerosi fattori di “spinta” globali che dovrebbero indurre gli investitori ad abbandonare il dollaro USA, non da ultimo il deterioramento del saldo commerciale degli Stati Uniti e il passaggio della Fed al perseguimento di un obiettivo di inflazione medio. Riscontriamo anche segnali di un aumento dei fattori di “attrazione” globali che potrebbero richiamare gli investitori verso i mercati emergenti. A nostro parere, nel 2021 sarà essenziale individuare quel punto di svolta in cui le valutazioni scettiche incontreranno una conferma del miglioramento dei fondamentali.

Fonte: BONDWorld

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